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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 7 marzo 2014

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  9 marzo 2014

Genesi 2,7-9; 3,1-7 / Romani 5,12-19 / Matteo 4, 1-11

  • GENESI

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.  Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.  Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».  Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

            PAROLA DI DIO

I capitoli 2-3 della Genesi sono una grandiosa riflessione sapienziale sull’uomo di tutti i tempi e di tutte le terre, colto nelle sue relazioni fondamentali: con Dio (la fede e la teologia), con la materia (il lavoro e la scienza), con il suo simile (la società). Si tratta di due mappe antitetiche tracciate da un’antica tradizione biblica chiamata convenzionalmente dagli studiosi Jahvista e sviluppatasi agli esordi della monarchia in Israele (X sec. a.C.). Il primo quadro di questo dittico dipinge il progetto di Dio sull’umanità e sull’intera realtà, un piano tutto intessuto di armonia e di luce (Gen. 2); la seconda scena (capitolo 3) invece racchiude il progetto alternativo che l’uomo vuole realizzare prescindendo dalla proposta di Dio e i cui risultati sono tragicamente sperimentabili nella esperienza quotidiana.

Queste pagine poste all’inizio della Quaresima,segno sacramentale della nostra conversione”, sono perciò un invito ad un esame di coscienza collettivo per ritornare a collaborare al piano di Dio” (Gianfranco Ravasi, Celebrare e vivere la Parola, Vita e Pensiero 1983).

I racconti mitici, nell’antico Medio-Oriente, considerando la miserevole condizione umana, concludevano con la constatazione amara che l’uomo è destinato a morire.

Gli scrittori d’Israele arrivano ad una conclusione molto diversa. Partendo dalla consapevolezza di essere il popolo che Dio ha liberato e col quale ha fatto alleanza, esprimono la loro certezza con un racconto simbolico che è esattamente il contrario. Dio destina l’ uomo e la donna alla vita, a loro consegna il mondo, propone loro la sua amicizia. Ma Adamo ed Eva credono più al tentatore che a Dio e scelgono di riconoscere nel serpente un amico ed un alleato, il quale invece “diabolicamente” dipinge il Signore come un avversario geloso e possessivo del proprio privilegio. La loro scelta disgraziata comporta la perdita del giardino. La terra diventerà difficile e ostile, maledetta a causa della loro disobbedienza.

Dio vuole l’uomo per la vita. E’ l’uomo che, scegliendo di seguire l’antagonista di Dio, si trova dinanzi al dramma della sua nudità, cioè del suo limite. Ciò che è avvenuto all’inizio, continua nella storia dell’umanità: ad ogni istante della sua vita l’uomo si trova dinanzi al rischio di questa scelta.

  • ROMANI

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

            PAROLA DI DIO

La pagina della lettera ai Romani – di grande interesse teologico anche per quanto concerne “il peccato originale” – è incentrata sul parallelismo (che è pure una contrapposizione) tra Adamo e Cristo.

Il giudaismo tardivo aveva creduto di trovare la via della salvezza nella meticolosa obbedienza alla Legge mosaica (una legge che col passare degli anni si era molto complicata con le sue precisazioni e imposizioni): colui che osservava tutte le prescrizioni della legge si assicurava la ricompensa divina. Paolo, a partire dalla sua propria esperienza, denuncia le illusioni di questa visione che si appoggia ad una visione mercantile di Dio. Questa visione falsa il rapporto dell’uomo col suo Signore.

La vera vita, al contrario, consiste nell’accettare di entrare in uno scambio di amore gratuito.

Per illustrare il suo pensiero Paolo mostra che la legge giudaica non ci permette di comprendere il peccato nella sua verità.  Adamo, l’uomo peccatore, vuole decidere da sé quale sia il suo bene e il suo male al di fuori della definizione proposta da Dio: egli desidera costruirsi un progetto alternativo che spieghi, interpreti e pieghi la realtà idolatricamente, ponendosi così, lui stesso, come nuovo ed unico dio.

Paolo vede questa universalità di peccato come un’ondata che tutto travolge e assorbe: “il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte e in tutti gli uomini si è propagata la morte, perché tutti hanno peccato”.

Ma anche il perdono che ci giustifica, è come un’ondata di vita che si riversa con sovrabbondanza sull’umanità intera: ad ognuno, per grazia, è donata la libertà di accettare il dono decidendosi per questa giustizia che è partecipazione alla vita stessa di Dio.

  • MATTEO

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

PAROLA DEL SIGNORE

L’apostolo evangelista Matteo rappresenta la vittoria di Cristo tentato dal diavolo perché scelga una via diversa da quella voluta dal Padre celeste. I quaranta giorni di Gesù nel deserto sottolineano l’inizio di un’avventura, quella della Nuova Alleanza – come i quaranta anni dell’ esodo e i quaranta giorni di Mosè sul Sinai hanno segnato l’inizio della storia di Dio e del suo popolo.   “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”, perché ha voluto condividere in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana (cf Ebr 4,15) ed ha voluto mostrarci in che modo le tentazioni, che necessariamente accompagnano il nostro cammino, possono diventare occasioni per esprimere la nostra fedeltà.  Una fedeltà che fa crescere nell’amore.

Come la creazione dell’uomo-Adamo implica la tentazione, che gli permette di esprimere una scelta e quindi evidenziare la sua libertà, così Gesù, con la tentazione nel deserto, è presentato nella sua realtà di “Figlio di Dio” e di vero “figlio dell’uomo”.

La decisione libera è alla radice della nostra storia: è la grandezza nostra e il nostro rischio.

Il Tentatore per eccellenza cerca di separare Gesù dal progetto del Padre, ossia dalla strada di un Messia sofferente, umiliato, rifiutato per fargli prendere un cammino di facilità, di successo e di potenza. Ed ecco le tentazioni che rappresentano, in modo schematico, i modi errati di rapportarsi con tre realtà: con le cose, con Dio, con le persone.

La prima tentazione, quella delle pietre che diventano pani, è legata alla materialità delle cose: servirsi delle cose, delle proprie capacità, della propria autorità per se stessi, per il proprio piacere o interesse.

Certamente Cristo ha compassione della folla degli affamati, ma stupisce i discepoli dicendo: “ date voi loro da mangiare” e con quel poco che generosamente è donato (appena cinque pani e due pesci) compie il miracolo strepitoso di sfamare più che cinquemila persone. E quando, dopo averli sfamati, si accorge che lo scambiano per un capo di Stato ideale, “sapendo che lo volevano fare re, si ritirò subito sulla montagna, tutto solo” (Gv.6, 15).  Inoltre, non dimenticare mai che “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”: chi mette Dio al primo posto ha la certezza dell’aiuto di Dio.

La seconda tentazione è quella taumaturgica: ”gettati giù” dal “punto più alto del tempio” e la gente ti riconoscerà come Messia, perché gli “angeli ti porteranno sulle loro mani affinché il tuo piede non inciampi in una pietra”. E’ forte la tentazione di una religione magica, pubblicitaria, con strepitosi interventi miracolistici, tali da togliere ogni dubbio.

Ma non bisogna servirsi di Dio, né pretendere segni straordinari: Gesù chiama generazione perversa e adultera quella che cerca un segno (Mt.16, 4): perciò, “non metterai alla prova il Signore tuo Dio”.

La terza tentazione è quella del messianismo politico. E’ la religione del potere e del benessere, un’idolatria implacabile che esige una dedizione assoluta, simile a quella che lega il fedele autentico al Dio vivo e vero: “Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc.16, 13). Gesù non si compromette col potere politico, perché il suo non è un progetto di dominio e di possesso, ma di amore e di donazione. Gesù, che si inginocchia davanti ai suoi discepoli e lava loro i piedi, vuole fare di noi un popolo di servi, inginocchiati gli uni dinanzi agli altri. Servi per amore: uomini e donne liberati dalla schiavitù di se stessi.

Gesù, come vero uomo, nella tentazione conosce il potere del male altrettanto bene del potere del bene, e in vera umana libertà si decide per il bene: tre citazioni della Parola di Dio nella Scrittura bastano per svigorire le bugiarde citazioni scritturistiche del diavolo. L’obbedienza a Dio elèva la libertà di scelta  a libertà perfetta.

Per Sant’Ambrogio, le tre tentazioni affrontate vittoriosamente da Cristo sono “i tre principali dardi” che il demonio scaglia contro i cristiani: “la golosità, la vanità, l’ambizione”. Alla radice, c’è comunque la stessa tentazione mortale di Adamo: rigettare la propria condizione di creatura, cedendo all’illusione di poter realizzare la propria vita non accettando con amore il piano di Dio, e cercando con tutte le forze di realizzare i nostri umani progetti. Gesù, fedele sino in fondo alla Parola di Dio, apre un cammino di fedeltà, possibile anche per noi dietro di Lui.  Egli aspetta che ognuno di noi segua le sue orme.

O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.

 O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito.

Ti rendi conto che ad ogni istante della vita ti trovi dinanzi ad una scelta: quello che Dio ti dice oppure quello che ti suggerisce il tentatore e la tua esperienza di peccato?

Quante conseguenze negative provengono dal nostro scegliere secondo criteri umani: indipendenza, vanità, sete di piacere, voglia di dominio sugli altri, sforzo di evitare fatica e sacrifici, ecc.!

La Quaresima, “segno sacramentale della nostra conversione”, è un tempo prezioso per un esame serio della nostra coscienza, che ci permetta di verificare qual è l’indirizzo del nostro cammino e, in conseguenza, dare alla vita l’indirizzo giusto e per questo proporsi un impegno concreto.

Impégnati a definire concretamente gli aspetti della tua vita contraddittori rispetto alla Fede e, magari con l’aiuto del tuo accompagnatore spirituale, fatti un piccolo programma che ti prepari alla Pasqua.

L’apostolo Paolo, ha motivo di rimproverare anche te per la visione mercantile del tuo rapporto con Dio? Tu agisci in un certo modo, perché hai paura delle conseguenze che ci possono essere per la tua vita?

Tu preghi e ti impegni soprattutto per ottenere risultati positivi, guadagni anche materiali, approvazione o stima, magari la tranquillità della tua coscienza?

Non ti pare, invece, che il Signore domandi, semplicemente, che tu risponda all‘amore col quale Lui sempre ti precede e col quale continuamente bussa alla porta del tuo cuore?

Le tentazioni di Gesù ti insegnano a non meravigliarti delle tentazioni? Esse necessariamente accompagnano il nostro cammino e diventano occasioni preziose per esprimere la nostra fedeltà.  Una fedeltà che fa crescere nell’amore.

Anche per te, la prima tentazione non è forse quella servirti delle cose, delle tue capacità, della tua autorità per te stesso, per il tuo piacere o il tuo interesse?

Le parole di Gesù “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” non domandano forse a tutta la Chiesa e, nella Chiesa, ad ogni cristiano di mettere sul serio Dio al primo posto?  E non mettere Dio al primo posto solo a parole, ma vivendo di ogni sua Parola, nutrendoti cioè di quanto Egli dice?

Cedi anche tu alla tentazione di una religione magica, pubblicitaria, con strepitosi interventi miracolistici, eccetera?  Sei in cerca dello straordinario oppure il tuo impegno è vivere con cuore straordinario l’ordinario della tua vita?

Ci sono occasioni in cui bisogna davvero scegliere tra Dio e la ricchezza, Dio e il guadagno, il tornaconto economico, qualche poltrona o qualche tavolo d’ufficio o qualche posto d’onore e di responsabilità, ecc.

Sei deciso, chiaro, pronto per scegliere solo come deve scegliere un cristiano?

Oppure vivi nel compromesso?

      Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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