Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 10 gennaio 2014

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  12 gennaio 2014

Isaia 42, 1-4.6-7 / Atti 10, 34-38 / Matteo 3, 13-17

  • ISAIA

Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

            PAROLA DI DIO

 

Al tempo dell’esilio di Babilonia, vi è un momento in cui i Giudei, che hanno rischiato di sprofondare nello scoraggiamento, cominciano a intravvedere la possibilità di una liberazione, mentre un profeta (il cosiddetto Deutero-Isaia [o Secondo-isaia] dopo il profeta Isaia dei capitoli 1-39) descrive le caratteristiche del salvatore che si spera. Dopo essersi domandato se questo “servo di Dio” non fosse proprio Ciro, il conquistatore che faceva tremare Babilonia, egli scopre che il vero liberatore dell’umanità non è un guerriero che si muove con la forza delle armi , ma un testimone della giustizia divina. Si manifesterà non con la violenza, ma con la dolcezza, l’umiltà, il rispetto di tutti. Egli verrà a strappare l’umanità dai suoi mali e la farà rivivere. Dio stesso si compromette: “Io, il Signore, ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”.

Il popolo d’Israele aveva rotto l’alleanza. Questo eletto, che Dio ha preso per mano e di cui si compiace, non solo rappresenta il patto di alleanza, ma è lui stesso l’alleanza.  Ora noi contempliamo Gesù come epifania del Patto concluso in modo nuovo e definitivo: Egli è Figlio di Dio e figlio di un’ebrea, Dio e uomo insieme: un’alleanza indistruttibilmente conclusa. Proprio perché tale, Egli è ad un tempo la luce dei popoli pagani [luce delle nazioni]  e, in se stesso, la destinazione d’Israele a portare la salvezza sino ai confini della terra.

Egli compirà tutto questo senza gridare [non alzerà la voce, non farà udire in piazza la sua voce], senza ostentare la propria potenza e forza [non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta]. Nonostante tutte le resistenze e le durezze nostre, non verrà mano e non si abbatterà. Egli è la luce di salvezza che sorge sulla tragica storia di Israele, ma anche sulla tragica storia del mondo.  Infatti aprirà gli occhi ai ciechi e libererà i prigionieri dal buio del carcere.

  • ATTI

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

            PAROLA DI DIO

 

La lettura riporta una parte del discorso  tenuto da Pietro nella casa del centurione Cornelio. Nella Chiesa primitiva un problema molto dibattuto divideva la comunità: si poteva o no concedere il battesimo ai pagani senza che fossero prima circoncisi?

Un giorno Pietro, mentre  si trovava in preghiera a Giaffa, ebbe la rivelazione chiara che nessuna creatura  è impura e profana. Di fronte a Lui tutti sono ugualmente puri e privilegiati, e tutti, a qualunque popolo appartengano, sono chiamati alla salvezza: non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano (Rom 10,12).

Il rischio che correvano i primi cristiani  provenienti dall’ebraismo era quello di pensare la Chiesa sul modello del popolo d’Israele a cui appartenevano. Secondo questa prospettiva Israele doveva prima di tutto ritrovare la sua unità, quindi illuminare con la sua luce il mondo intero e così provocare il pellegrinaggio di tutte le nazioni alla città santa di Gerusalemme.

San Luca nel libro degli Atti mostra come lo Spirito Santo faccia saltare questo schema infrangendo tutte le frontiere. Pietro, rapito in estasi, vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Ma Pietro rispose: “Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro”. E la voce di nuovo a lui: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano l ”  (At 10, 10-15).

Pietro, chiamato da Cornelio, al quale un angelo aveva dato indicazioni precise (At 10 1-8), andò da Giaffa a Cesarea riconoscendo  così questa azione universale del Signore, che fa ingrandire il suo popolo. Da questo momento tutti gli uomini sono chiamati a partecipare al dinamismo gioioso della vita divina. Dice Pietro: “Sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.  E sottolinea queste sue parole affermando “Gesù Cristo è il Signore di tutti” e perciò risana “tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”.

  • MATTEO

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

            PAROLA DEL SIGNORE

 

Come gli altri evangelisti, anche Matteo racconta il battesimo di Gesù da parte di Giovanni . Gesù compare sulle rive del fiume Giordano. “Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui, Giovanni, e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (Mt 3,4). Si direbbe, Gesù non fa nulla di straordinario: egli viene come tutta la gente, accettando quel rituale di penitenza proposto da Giovanni. Egli si cala in quel modello di conversione che Giovanni proclama per tutto il popolo. È un uomo in mezzo a tutti gli altri uomini: sa prendere parte alle nostre debolezzemesso alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato (Ebr 4,15).

Escluso il peccato”. Anche Giovanni glielo riconosce: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? ”. Gesù gli risponde: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Ogni giustizia: ciò che è giusto davanti a Dio, ossia quello che l’uomo deve fare per obbedire a Dio e adempiere il suo disegno di salvezza. “Adempiere” e “giustizia” esprimono l’idea del progetto divino, a cui Gesù amorosamente e liberamente aderisce.

L’atto battesimale di Gesù è dipinto con i colori di una vocazione profetica: i cieli aperti, la visione, la discesa dello Spirito, la voce divina.

I cieli aperti.  Ricorda Ezechiele (1,1): “mentre mi trovavo tra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine”.  Ma puoi anche leggervi la risposta all’accorata invocazione degli esiliati: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi! ” (Is 63,19).

Lo Spirito di Dio come una colomba. La colomba richiama lo Spirito di Dio che aleggiava sulle acque nella creazione del mondo (Gen 1,2), quasi ad indicare la creazione di un mondo nuovo. Richiama anche la colomba che Noè fece uscire dall’arca e che sul far della sera ritornò con “una tenera foglia di ulivo nel becco” ad indicare la fine del grande castigo del diluvio (Gen 8,8-12). A più riprese la colomba è il segno della comunità dei figli d’Israele (Os 11,11; salmo 68,14) ad indicare che Egli ne è il Messia.

La voce dal cielo. Il Padre consacra ufficialmente la missione del Figlio. La voce fu senza dubbio rivolta a Gesù in forma diretta (“Tu sei il mio Figlio diletto; in te mi sono compiaciuto” Mc 1,11; Lc 3,22), ma essendo destinata ad accreditare Gesù in mezzo al popolo, era naturale interpretarla in forma indiretta (“Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”).

Il titolo di “figlio era già attribuito al popolo eletto nel suo insieme (Deut 14,1: voi siete figli per il Signore Dio vostro; Sap18,13: questo popolo è figlio di Dio); qui assume una pienezza imprevedibile di senso, non solo a causa della presenza dello Spirito , ma per la modalità in cui lo Spirito si manifesta: è Dio stesso che parla e conferisce a Gesù il titolo di “Figlio diletto, Figlio l’amato”.

Questi è il Figlio mio : richiamo al salmo 2,7.  Nella cultura semitica il termine “figlio” non indicava soltanto la generazione biologica, implicava anche l’affermazione di una somiglianza. Presentando Gesù come suo figlio, Dio garantisce di riconoscersi in lui, nelle sue parole, nelle sue opere,soprattutto nel suo gesto di amore: il dono della vita. Chi vuole conoscere il Padre non deve fare altro che contemplare questo Figlio.

L’amato, il prediletto : il riferimento è alla prova cui è stato sottoposto Abramo (Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami : Gen 22,2.12.16).  Dio, applicando a Gesù questo titolo, invita a non considerarlo un re o un profeta come gli altri; egli è, come Isacco, l’unico, l’amato, il prediletto.

Nel quale mi sono compiaciuto : Dio dichiara che è Gesù il servo di cui ha parlato il profeta (cf la prima lettura). Egli proclamerà il diritto con verità, porterà il diritto alle nazioni: per compiere la sua missione offrirà la vita.

 L’atto battesimale in sé preso e l’espressione “uscì dall’acqua “ rimandano ad un’altra componente biblica, quella dell’esodo (Is 63,11-14; salmo 114,3.5; salmo 136,11-15): l’antico e fondamentale atto salvifico viene ora portato a compimento nel Figlio “diletto” – “l’eletto” di Isaia 42,1-4 – che conduce la sua Chiesa alla liberazione completa e definitiva.

“In questa scena si esprime la fede cristologica più matura della comunità che riconosce in Gesù, solidale con un’umanità di peccatori, il Figlio unico di Dio, il Servo fedele abilitato dalla pienezza dello Spirito di Dio ad insegnare ed agire con umiltà e forza per attuare il piano salvifico. In base al comando del Cristo risorto, rivestito dei pieni poteri messianici, i discepoli, provenienti da tutti i popoli, mediante il battesimo “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” entrano a far parte della comunità messianica. Perciò nell’attuale scenografia , che accompagna il battesimo di Gesù, si proietta la luce che deriva dall’esperienza ecclesiale”.  È per questo che la liturgia odierna accanto al battesimo di Gesù, sorgente e radice di ogni battesimo, associa nella seconda lettura l’evocazione implicita di uno dei primi Battesimi cristiani, quello del centurione Cornelio (At 10,44-48). La Parola del Cristo è ora trasmessa attraverso la parola di Pietro e della Chiesa, la salvezza e la liberazione passano ora attraverso il sacramento ecclesiale del battesimo cristiano (cf Gianfranco Ravasi, Celebrare e vivere la Parola, Vita e Pensiero 1987).

Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano

proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,

concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore.

Padre d’immensa gloria, tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo il tuo Verbo fatto uomo,

e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli;

concedi a noi che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano,

di vivere come veri imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace.

Nei momenti in cui tu rischi di sprofondare nello scoraggiamento, rafforzi la tua fede in Colui che può liberarti da ogni male? Quante volte ripetiamo: “O Dio, vieni a salvarmi! Signore, vieni presto in mio aiuto!”.

Non dimenticare mai che Egli non viene con la forza e la violenza e non ti abbaglia con la sua luce. La dolcezza, l’umiltà, il rispetto di tutti sono i suoi tratti caratteristici, che dobbiamo saper riconoscere e che dobbiamo sforzarci di imitare, perché Egli ci prenda per mano e ci porti in braccio.

Le caratteristiche del Servo che è Cristo (non griderà, non alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta) sono le caratteristiche del tuo rapporto con gli altri, nella vita comunitaria o anche nell’incontro di una sola volta?  Non potrebbe dipendere proprio da questo impegno che si aprano gli occhi dei ciechi e i prigionieri siano liberati dal loro carcere?

È nel tuo convincimento profondo e si rispecchia nel tuo atteggiamento il fatto che Dio non fa preferenza di persone, e che tutti gli uomini sono chiamati a partecipare al dono gioioso della vita divina?

Se tu ci credi davvero, non devi escludere nessuno – assolutamente nessuno! – dall’abbraccio della tua preghiera e dalla tenerezza del tuo amore concreto.

Purtroppo, il “far preferenze” rientra in un difetto spesso volte presente all’interno delle comunità e nel rapporto con le altre persone. È così anche la tua esperienza?

Mediante il battesimo “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” sei entrato a far parte della comunità messianica che è la Chiesa.

La voce del Padre vuole risuonare dentro di te, nel cielo profondo del tuo cuore, per dirti: “Tu sei il mio figlio prediletto; in te mi sono compiaciuto”.

Il Padre vuol riconoscere in te il suo Figlio diletto. Imita dunque il Figlio unigenito, perché il Padre ti riconosca come figlio e ti chiami “figlio mio”.

Gesù è la regola della tua vita. I tuoi pensieri si conformino ai Suoi pensieri. Le tue parole non contrastino con le Sue parole. Le tue azioni si modellino su quello che Gesù ha fatto. Le tue scelte siano come le scelte di Gesù (Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta).

Attraverso il battesimo sei unito a Cristo, che in te realizza la sua morte e la sua risurrezione.

La morte? “Rinnega te stesso, prendi ogni giorno la tua croce e seguimi”.

La risurrezione? “Io sono la tua via, la tua verità, la tua vita”. “Sarà in te la mia gioia e la tua gioia sarà piena!”.

Anche tu per il Battesimo sei uscito dall’acqua (l’esodo!) e, come gli antichi Ebrei usciti dalle acque del Mar Rosso, sei nel deserto, in cammino verso la Terra Promessa. Lui, Gesù, è la colonna di fuoco, la nube luminosa, il vero Mosè della tua vita e della vita della comunità. Canta e cammina! Canta la tua fede e ogni giorno avanza sulle orme di Colui che ti ama e ti protegge e ti guida.

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

You must be logged in to post a comment Login