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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 3 gennaio 2014

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  5 gennaio 2014

Siracide 24, 1-4.8-12   /   Efesini 1, 3-6.15-18  /  Giovanni 1, 1-5.9-14

  • SIRACIDE

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto,  in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: “Allora il Creatore dell’universo mi diede un ordine, colui ce mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata, per tutta l’eternità non verrò mano. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora”.

            PAROLA  DI  DIO

 

La pagina del Siracide  (un’opera sapienziale giudaica del 180 a.C., arrivata a noi in un versione greca, ma attestata anche da frammenti dell’originale ebraico)  è come un inno solenne all’incarnazione della Sapienza divina.

La Sapienza è innanzitutto una qualità divina, è il progetto che Dio ha concepito nella sua mente infinita, progetto di creazione e di salvezza [Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata, per tutta l’eternità non verrò mano ].

La Sapienza ha sempre sott’occhio la totalità del mondo e della sua storia [in mezzo al suo popolo viene  esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta ],  ma realizza questo  universale sempre da un particolare [ Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele ]. Anzitutto a partire da Israele la Sapienza divenne la definita autorivelazione di Dio, la quale indicherà la sapienza incarnata nella Torah, nella Legge biblica, e troverà il suo compimento in Cristo e nella sua Chiesa.

Nessun’altra religione al di fuori di quella biblica conosce un’incarnazione di Dio, la quale porta alla luce irrepetibilmente la realtà più profonda e più nascosta della sapienza di Dio. Le incarnazioni ripetute nelle religioni pagane (greche, indiane) sono sempre solo relative, ognuna illumina l’essenza dell’Assoluto sempre da lontano”  (Hans Urs von Balthasar, Luce della Parola, PIEMME 1990).

  • EFESINI

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha  scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel suo Figlio amato. Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di grazia racchiude la sua eredità fra i santi.

            PAROLA  DI  DIO

 

La pagina della lettera agli Efesini  illumina il Natale anche come nostro natale di figli di Dio.

La creazione nel Verbo di Dio era dall’eternità il piano di salvezza per mettere in rapporto con il Padre noi uomini e con noi tutto il mondo nella figliolanza dell’eterno Figlio: il Padre ci ha benedetti  con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità predestinandoci ad essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo. La scelta è fatta da Dio prima della creazione del mondo, anche se tutto  avrà il suo compimento  mediante l’incarnazione e la croce [In Lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia:  Ef 1,7].

Ciò è qualcosa di così inconcepibile che l’apostolo supplica per noi lo Spirito Santo, affinché noi possiamo comprendere a quale speranza ci ha chiamati mediante il Figlio, giacché nessun uomo potrebbe supporre per sé una destinazione così immensa.

Solo lo Spirito di Dio, posto nel nostro cuore, ci rende capaci di tale ardimento, di considerarci  cioè come eredi  di un vero tesoro di gloria.

Qui ogni pensiero deve diventare un  inno di ringraziamento.

Il dono più prezioso è già stato fatto. Noi ora dobbiamo comprendere sempre più la bellezza del dono e attenderne con gioia il misterioso e stupendo fiorire nella gloria della Pasqua.

  • GIOVANNI

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio,  presso Dio; tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la lujce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il  mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che  credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Don Alessandro Pronzato  (Pane per la Domenica, Gribaudi 1983) ha titolato la riflessione sulla pagina odierna di Giovanni  “La storia del  mondo in diciotto righe”.

Infatti  Giovanni ha realizzato una sintesi prodigiosa, che non è stata mai fatta, e neppure tentata, da nessun altro. Ha messo insieme, in poche righe, la storia del mondo. Il riassunto più breve, ma anche il più profondo e preciso che ci sia in circolazione. “Ogni parola riassume centinaia di pagine dell’Antico Testamento e decine del Nuovo” (C. Charlier).

Nel racconto di Giovanni, il Personaggio principale non arriva dopo una serie di personaggi minori.

Il Protagonista arriva subito, all’inizio. Precede addirittura il Precursore, cioè colui che è incaricato di preparargli la strada.

                “In principio era il Verbo …”

Uno potrebbe anche pensare che Giovanni abbia voluto correggere addirittura la Genesi  (“In principio Dio creò il cielo e la terra” ) precisando quale è stato il vero principio. Il Verbo viene prima dell’opera creatrice, anzi questa è stata possibile grazie al Verbo:  “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”.

Il Verbo traduce il termine Logos, noto ai filosofi greci. Ma non ha niente a che fare con quella astrazione,  (la parola greca vuol dire “discorso, ragione”, sia come attività propria dell’uomo sia come principio metafisico, costituente l’ordine razionale del mondo). Il Verbo di Giovanni è Persona divina  e assumerà i lineamenti di una persona storica, vivente e concreta, di cui sempre Giovanni dice: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con  i  nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita… quello che noi abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi “ (1 Gv 1,1-3).

                “E il Verbo era Dio   .

Giovanni non esita a formulare, fin dall’inizio, l’espressione più esplicita della fede cristiana. E tutto il Vangelo di Giovanni sottolineerà la piena dipendenza di Gesù dal Padre [ Io non posso fare nulla da me stesso … non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato : Gv 5,30 ] ed insieme la sua unità fondamentale col Padre [ Io e il Padre siamo una cosa sola : Gv 10,30 ].

Il Prologo mette in rapporto molto stretto il Verbo con la vita: in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.  Accogliere Gesù significa accogliere la vita nella sua fonte e nella sua pienezza.

Il Verbo rappresenta la risposta alla esigenza più profonda   e … impossibile   che è nel cuore dell’uomo: vincere la morte, vivere per sempre.

                “… E la vita era la luce degli uomini “.

La vita è la luce. Cioè: non esiste per l’uomo una luce che non sia lo splendore della vita stessa.  La rivelazione che Gesù è venuto a portare è quella della vita. Il Vangelo di Giovanni intende mostrare la luce, vale a dire l’esperienza di vita, sua e della sua comunità.

Il detto di Giovanni  “la vita era la luce degli uomini ” inverte la concezione rabbinica che avrebbe ordinato la frase al rovescio: la luce (= la Legge) è la vita dell’uomo. Per prima cosa bisogna conoscere la Legge come luce e guida, è la sua pratica che conduce alla verità.

Giovanni propone esattamente il contrario: ciò che si conosce è la vita stessa (Io sono la vita) e proprio questo rapporto con Gesù-vita  è la luce dell’uomo, guida e sostiene i suoi passi e diventa norma di condotta e fonte di gioia.

                 E il Verbo si fece carne “.

Siamo nel cuore del Prologo e nel cuore della storia.  “Carne” indica l’uomo nella sua totalità, tangibile, visibile,  come essere-in-relazione,. L’opposto di un fantasma.

Ma “carne” significa anche l’uomo nella sua fragilità e debolezza. Il Natale ci fa toccare con mano questa realtà di un Dio-bambino  povero, indifeso, perseguitato,  bisognoso di essere nutrito e di essere portato.

In tutto simile ad un bambino figlio degli uomini.

“La Parola scritta (la Legge) lascia il posto alla Parola vivente fatta di carne” (P.Bockel).

E  non ti sfugga  il dramma che prospettano le parole: Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto.

                 “ E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Noi:  Giovanni, gli altri apostoli, i fedeli che si raccolgono intorno a loro.

Ma anche noi cristiani del ventunesimo secolo,  purché  decidiamo di aprire gli occhi e contemplare, riconoscere, accogliere.

Pieno di grazia e di verità”  possiamo anche tradurlo “pieno di tenerezza e di fedeltà”.

Dio non si stanca. Neppure dinanzi alla nostra superficialità e al nostro rifiuto.

L’amore spera sempre e sa aspettare.

Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti, riempi della tua gloria il mondo intero,

e rivelati a tutti i popoli nello splendore della tua verità.

Padre di eterna gloria, che nel tuo unico Figlio ci hai scelti ed amati prima della creazione del mondo

e in Lui, sapienza incarnata, sei venuto a piantare in mezzo a noi la tua tenda,

illuminaci col tuo Spirito, perché accogliendo il mistero del tuo amore,

pregustiamo la gioia che ci attende, come figli ed eredi del regno.

La Sapienza amorosa di Dio realizza il suo universale progetto di salvezza sempre partendo da un particolare [ Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele ]. Pensa alla tua responsabilità di cristiano e ascoltatore della Parola: per la tua famiglia, per la tua comunità, per la Chiesa, per l’umanità intera il Signore comincia da te. Non intralciare il disegno di Dio!

Prova a ripeterti lentamente  le parole della lettera agli Efesini:  In Lui mi ha scelto prima della creazione del mondo per essere santo e immacolato di fronte a lui nella carità predestinandomi  ad essere per lui figlio adottivo  mediante Gesù Cristo.

Non  ti  fa venire le vertigini pensare seriamente   a quale speranza  Dio ci ha chiamati mediante il Figlio?

È troppo grande, davvero  inimmaginabile, il piano di Dio che personalmente ci riguarda. Preghiamo  dunque  gli uni per gli altri, perché non rimaniamo ciechi dinanzi ad un disegno così grande da superare ogni audacia di fantasia. Tu, preghi per gli altri, specialmente per i tuoi cari, affinché non restino ciechi?

Nella liturgia di San Pio V  alla fine della Messa veniva sempre letto il Prologo di san Giovanni. In un romanzo recente (Graham Greene, Monsignor Chisciotte, Mondadori 1983) un fantasioso monsignore, al termine della Messa, ha  “l’abitudine di pronunciare silenziosamente le parole del Vangelo  di Giovanni eliminate dalla liturgia”.

Perché non imparare a memoria e ripetere frequentemente dentro di noi qualcuna delle parole  della pagina di Giovanni, che fa risplendere come una gemma la preziosità della nostra vita?

Quello che nella liturgia ci viene proclamato  è una specie di favola?  è  l’immaginazione di una fantasia senza controllo?   È un sogno che ci porta lontano dalla realtà?

Oppure è la realtà più vera, la certezza più sicura, la storia più concreta e vicina?

Ascolta l’apostolo Giovanni:  quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con  i  nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita… quello che noi abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi “.

Perché non ascoltare la Parola? Perché non toccare il Sacramento?  Perché non guardare la comunità, la Chiesa, il tuo prossimo, i poveri?

Il mondo è stato fatto per mezzo di Lui; eppure il mondo non Lo ha riconosciuto … Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto.

Il cristiano non ha l’impegno inderogabile di mostrare con la propria vita Colui che gli altri non sanno riconoscere? Dinanzi a coloro che sono nel buio, non sono forse responsabile se la mia vita non riflette la luce che mi è stata donata?  Gli altri sono al buio, non perché non c’è la luce, ma perché io non la rifletto.

I pagani, i non credenti, guardando i cristiani non hanno tante volte ragione di dire: perché dobbiamo credere alle loro parole, se sono proprio loro i primi a non crederci? Quello che fanno smentisce quello che dicono!

Per l’ANNO NUOVO 2014

cammina ogni giorno secondo queste parole di un vecchio pellegrino:

 Nella bisaccia della tua vita

metti il pane della Parola , metti il pane dell’Eucaristia.

 Prendi il bastone, simbolo dell’appoggio dei fratelli,

non camminare da solo, vivi la comunità.

 Cammina, sei nato per il cammino.

Cammina,

sei nato per percorrere la via, quella del pellegrino  …

Un Altro cammina verso di te

e ti cerca perché tu possa trovarLo.

 Prendi la bisaccia col pane della Parola e il pane dell’Eucaristia.

Impugna il bastone della comunità

e  va’ dove ti porta il cuore …

Va’ dove c’è bisogno di amare, servire,

farti prossimo, condividere.

 Va’,  Dio già cammina con te !

 Auguri e  preghiera

perché il nuovo anno sia

cammino col Signore e verso il Signore !

      Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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