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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 20 dicembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  22 dicembre 2013

Isaia 7, 10-14     /     Romani 1, 1-7     /     Matteo 1, 18-24

 

  • ISAIA

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”.

            PAROLA  DI  DIO

 

Nell’anno 734 a.C.  ii re di Siria (Aram) e il re d’Israele si alleano nel tentativo di liberarsi dal giogo assiro e pretendono di coinvolgere nella loro temeraria impresa anche Acaz che regna in Gerusalemme. Questi si rifiuta.  Allora i due decidono di spodestarlo e insediare sul trono un loro alleato. Il giovane Acaz, che ha appena passato i vent’anni, è sgomento e frastornato [allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento : Is 7,2].

Acaz è discendente di David, appartiene a quella famiglia alla quale il profeta Natan da parte di Dio ha assicurato: “La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre “ (2 Sam 7,14-16).

Il profeta Isaia supplica il re Acaz di confidare nel Dio dell’alleanza, il quale  è così pronto ad intervenire che attraverso il profeta gli dice: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio”.

Ma il re si rifiuta (“Non voglio tentare il Signore”)  col pretesto di un apparente rispetto religioso, che fa da paravento ad un reale vuoto di fede. Il segno religioso infatti lo vincolerebbe e il re Acaz non vuole compromettersi con Dio.

Dal secondo libro dei Re (16,2-9)  sappiamo che Acaz non ascoltò l’invito di Isaia,  anzi chiese aiuto contro i suoi vicini proprio al re di Assiria. Gli assiri, che stanno dominando la scena internazionale,  non hanno certamente  difficoltà a intervenire: il re di Aram e il re d’Israele  furono ridotti a “tizzoni fumanti”, ma il re Acaz fu umiliato, perché, ridotto a vassallo, dovette pagare forti tributi e il piccolo regno di Giuda divenne una colonia assira.

Il  re Acaz, dunque, non chiede un segno dal Signore e allora il profeta  Isaia  annuncia  (“Ascoltate casa di Davide”) che, nonostante tutto (“non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio”), Dio realizzerà il suo disegno di salvezza ed ora il profeta  stesso ne indica il “segno: un segno sconcertante, perché si tratta di un bambino, che dovrà chiamarsi Emmanuele, cioè “Dio-con-noi”.

Gli ascoltatori di Isaia naturalmente cercano di identificare questo segno nell’orizzonte della loro speranza concreta: la dinastia davidica vedrà la nascita di un nuovo re, che sarà il figlio di Acaz, il giusto e pio Ezechia. Un buon re, ma non il sovrano eccezionale che forse lo stesso Isaia aspettava.

Così in Israele si cominciò ad attendere un altro re, nel quale la profezia del profeta Isaia si adempisse pienamente.

Hans Urs von Balthasar  (Luce della Parola, PIEMME 1990) commenta: “Chi è la fanciulla o la vergine (la parola significa entrambe) e chi è il bambino che deve chiamarsi Emanuele, “Dio con noi” ? è una promessa di salvezza o di sventura?  Dio ha tempo.

Solo nella traduzione greca dell’Antico Testamento, molto prima di Cristo, si parla chiaramente della “vergine” e si aspetta  che il “Dio con noi” sarà l’atteso Messia.

E solo quando ebbe luogo l’evento poco appariscente dell’annuncio a Nazareth, il senso pieno della profezia divenne chiaro.

Più tardi  gli evangelisti Matteo e Luca per illuminazione dello Spirito trovarono il vero contesto. Anche nello svelamento delle sue parole Dio ha tempo”.

 

  • ROMANI

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituto Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome,  e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo -, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

            PAROLA  DI  DIO

 

L’apostolo Paolo inizia la lettera ai Romani, ricalcando la forma consueta delle lettere di quel tempo: indicazione del nome del mittente seguito da quello del destinatario, un saluto augurale un breve esordio.

Al nome del mittente, il suo, Paolo aggiunge le qualifiche che gli conferiscono il diritto di scrivere ad una comunità insigne come quella di Roma: servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio. Tre titoli significativi: il primo [servo di Cristo Gesù] non esprime il senso dispregiativo che tale parola esprimeva nell’ambiente ellenistico, ma richiama i grandi personaggi dell’Antico Testamento, i servi di Dio, Mosè, Giosuè, David e diventa, nel linguaggio biblico,  e diventa un titolo di gloria; il secondo [apostolo] per ricordare l’autorità che ha ricevuto direttamente da Cristo per fondare nuove chiese tra i pagani [tutte le genti ]; il terzo [scelto per annunciare il Vangelo di Dio], che è per lui motivo di vanto, perché scelto per annunciare il Cristo risorto e il suo Vangelo.

La persona di Gesù Cristo è presentata con alcune frasi che sono un capolavoro di teologia. Lo presenta in due tempi: prima, l’uomo Gesù, “nato dalla stirpe di Davide secondo la carne”;  quindi, “il Figlio suo … costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dai morti”. Le due affermazioni si accordano facilmente: come figlio di Davide, egli è il Messia di Israele; solo dopo la risurrezione, dopo la umiliazione della sua vita terrena, dopo la sua obbedienza fino alla croce, si manifesterà  “Figlio di Dio con potenza”.

L’ultimo versetto del brano (v.7) indica i destinatari: a tutti quelli che sono in Roma,amati da Dio e santi per chiamata.

Tutti noi (“amati da Dio”) e ciascuno di noi (“servo di Cristo Gesù”) rientriamo in questo progetto del Padre, progetto che si chiama Gesù Cristo (“chiamati da Gesù Cristo”) per essere santi e annunciare il vangelo di Dio al mondo intero (per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti).

 

  • MATTEO

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, poiché era un uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo;  ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele”, che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

            PAROLA  DEL  SIGNORE
 

Il Vangelo di Matteo ci racconta come Dio, nell’incarnazione del Figlio, chiama anche Giuseppe, “figlio di David”, a collaborare col compito di inserire legalmente Gesù nella famiglia di Davide, secondo la promessa del profeta Natan (“quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno .. renderò stabile il trono del suo regno per sempre” (2 Sam.7, 12-13).

Giuseppe è il protagonista della liturgia di oggi. Non dice una parola.  Ascolta il messaggio, cerca di capire, agisce in conseguenza. Ma non apre bocca. La sua annunciazione avviene, più o meno simbolicamente, in sogno (“gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: non temere di prendere con te Maria, tua sposa”).

Giuseppe era un giovane carpentiere di Nazareth, che aveva già compiuto il fidanzamento ufficiale con Maria. Dopo circa un anno, ci sarebbe stata la solenne celebrazione nuziale e Giuseppe avrebbe portato la sua sposa nella propria casa. Ma la ragazza, promessa sposa, apparteneva già al futuro marito. Fino al punto che la legislazione mosaica prevedeva la lapidazione se nel frattempo fosse rimasta incinta per opera di un altro (Deut 22,23-24). Nel giudaismo successivo ci “si  limitava” a un divorzio ufficiale con tutte le conseguenze civili e penali per la donna.

Ecco il punto. “Prima che andassero a vivere insieme”, Maria “si trovò incinta”. Un bel pasticcio: per lui che la amava, per lei che si faceva amare davvero. Giuseppe, che era “giusto”, cioè rispettoso della legge dei padri e rispettoso della sua promessa sposa, decise di “licenziarla in segreto”,  ovverosia senza denuncia legale per il ripudio. Dinanzi ad un fatto così inspiegabile e non potendo dubitare della sua promessa sposa, si ritira, lascia il campo libero all’intervento divino, attirando su di sé ogni eventuale critica e gli immancabili giudizi della gente. Prima di scegliere cosa fare, quante notti insonni Giuseppe avrà passato tra l’amarezza, lo stupore, e il dubbio! Giuseppe non viene subito illuminato. E’ profondamente inquieto; come può pensare che nella sua sposa Dio stesso è in arrivo?

Mentre stava considerando  queste cose, ecco, che gli apparve in sogno un angelo del Signore”. Anche per lui, dunque, c’è un annuncio: “  il bambino che è generato in lei viene dello Spirito Santo”, il figlio che “essa darà alla luce” “tu lo chiamerai Gesù”.  Giuseppe crede al messaggio. Gli basta. E’ felice. Tiene il segreto nel cuore e si mette al servizio del suo segreto: cioè prende con sé la sua sposa e, dinanzi alla legge, prende il bambino come suo. Il figlio di Maria entra di diritto nella famiglia di Giuseppe e diventa discendente di Davide “secondo la carne”.

La risposta di Giuseppe a Dio non è fatta di parole, il suo fiat è tutto nei fatti.

Il concepimento verginale, che è ricordato esplicitamente anche da Luca (1,26-39), non ha lo scopo di sottolineare la superiorità morale di Maria, né, ancor meno, costituisce un deprezzamento della sessualità. È introdotto per “rivelare” in modo chiarissimo una verità fondamentale per il credente: Gesù non è unicamente uomo, Egli viene dall’alto, è lo stesso Signore cha ha assunto forma umana. Per farci comprendere questa verità, affermano concordi Matteo e Luca (gli unici evangelisti che ci parlano anche dell’infanzia di Gesù), Dio è ricorso a un atto creativo.

Come la prima creazione fu storia trinitaria che coinvolse le Tre Persone divine secondo l’agire relazionalmente proprio a ciascuna, così l’annunciazione, evento trinitario del nuovo inizio del mondo, è veramente una nuova creazione.

“L’azione dello Spirito Santo in Maria è un atto creatore e non un atto coniugale, procreatore! Ora, se è un atto creatore, significa una ripresa dell’inizio primordiale di tutta la storia umana. è un ricominciamento della creazione, un ritorno al tempo anteriore alla caduta del peccato” (Ignace de la Potterie sj).

Da Maria il Signore ha fatto un capolavoro. Un artista come lui sa fare solo capolavori, indipendente mente dalla pochezza e dalla povertà che Egli ha a disposizione. Ogni uomo è destinato a diventare un suo capolavoro.

Signore, solo tu conosci i drammi dell’uomo giusto,

le sue notti inenarrabili,

le domande annegate in mari di silenzio:

e tu sempre in ritardo sulle nostre soluzioni,

sempre a rovesciare i progetti decisi

dopo angosce senza fine:

è così: prima bisogna esaurire gli spazi della ragione

                 e poi credere, Signore! “   (David M.Turoldo)

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione.

 O Dio, Padre buono, tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore scegliendo il grembo purissimo della vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita: concedi anche a noi di

accoglierlo e generarlo nello spirito con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede.

Il clima natalizio è già presente nelle vie della città, nei negozi, nei regali pronti per il dono, nei presepi allestiti nelle case e nelle chiese.

Ma il tuo cuore è pronto?   Il tuo spirito, al di là dei segni natalizi, attende la venuta del Signore?

Vivi  di anno in anno i misteri della salvezza?  Sei più aperto  al messaggio, al dono, all’impegno?

La novità interiore è cresciuta? Rimani indifferente? L’abitudine ha velato la ricchezza delle celebrazioni?

Il re Acaz non vuole cooperare (“non chiederò un segno”).  E tu, hai paura a fidarti completamente di Dio?

Ci sono scelte, preoccupazioni, iniziative, che nascondono un reale vuoto di fede, per cui, mentre tu dici di volerti fidare di Dio, in concreto tu cerchi appoggi umani, gratificazioni, vie di uscita, che prescindono dalla fede?

La grazia e la pace sono augurate a tutti quelli che sono in Roma,amati da Dio e santi per chiamata.

Ti tocca il cuore sentirti dire che “TU SEI AMATO DA DIO” ?

Che cosa suscita dentro di te l’affermazione sicura, teologicamente fondata, che tu hai la vocazione alla santità ?

Giuseppe non dice una parola, ma cerca di capire, ascolta il messaggio, agisce in conseguenza.

Non può darsi che il Signore domandi anche a noi, suoi discepoli, una coerenza di vita, non ostentata a parole, ma luminosa di semplicità e concretezza?

Dunque, un  “fiat”  non di parole, ma di vita, per cui semplicemente tu ti abbandoni alle mani di Dio e vai sino in fondo nella tua obbedienza all’Amore?

Ma hai notato come Giuseppe cerchi nella sua coscienza una soluzione al problema imposto dalle condizioni di Maria, scegliendo strade che coinvolgano seriamente lui, ma non Maria?

Hai la preoccupazione nelle tue scelte di non gravare sugli altri, addossandone  sugli altri le conseguenze?

Prima di scegliere cosa fare, quante notti insonni Giuseppe avrà passato tra l’amarezza, lo stupore, e il dubbio! Giuseppe non viene subito illuminato. Così avviene spesso anche per noi. Il Signore arriva sempre, ma molte volte ci fa attendere a lungo. Già, Dio non ha fretta!

Nella tempesta che sorprese gli apostoli costretti da Gesù a salire sulla barca e precederlo sull’altra riva, dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù venne in loro soccorso, ma l’evangelista Marco  nota: “sul finire della notte egli andò verso di loro” (Mc 6,48).

Il Signore non ci abbandona, ma, spesso, tarda ad intervenire. Occorre avere la costanza della speranza (Gc 5,7-10).

Perché non pregare come il padre del ragazzo epilettico: “Credo; aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24) ?

Mentre stava considerando  queste cose, ecco, che gli apparve in sogno un angelo del Signore. Giuseppe non ti insegna che,  esaminando   la tua coscienza, raccogliendoti seriamente a riflettere sulla tua vita, riesci a comprendere con chiarezza quello che il Signore vuole dirti, quello che Dio ti domanda di fare?

Lo sforzo da fare è stare attenti a Colui che parla, metterci seriamente in ascolto del Signore. Nel silenzio della tua camera, nel raccoglimento dell’adorazione, nella meditazione della Parola, nella contemplazione della natura. Da solo col Solo.  Allora la Voce risuona, personalmente a te diretta.

Hai fatto questa esperienza?  Ricorda il giovinetto Samuele : “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,10).

         Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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