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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 6 dicembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  8 dicembre 2013

Isaia 11, 1-10     /     Romani 15, 4-9     /     Matteo 3, 1-12

  • Isaia

In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme, i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia.

            PAROLA  DI  DIO

 

Questa pagina,  dal cosiddetto “libro dell’Emmanuele”,  corrispondente ai capitoli 7-12 del profeta Isaia, ci presenta due serie di immagini semplici, ma eloquenti, desunte dal mondo vegetale e animale.

La prima immagine: un germoglio  che spunta  dal tronco di Iesse. Il tronco di Iesse è tagliato e inaridito: i successori di David, figlio di Iesse, che si sono avvicendati sul suo trono, sono stati personaggi squallidi, che hanno moltiplicato le loro infedeltà dinanzi al Signore ed hanno commesso violenza e ingiustizia col popolo.

Il Signore suscitò contro questo popolo i suoi nemici, eccitò i suoi avversari: gli Aramei dall’Oriente, da occidente i Filistei, che divorano Israele a grandi bocconi (Is 9, 11-12). Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato e quelli che esse guidano si sono perduti. Perciò il Signore non avrà clemenza verso i suoi giovani, non avrà pietà degli orfani e delle vedove, perché tutti sono empi e perversi; ogni bocca proferisce parole stolte (Is 9, 16-17). Il Signore abbatte i rami con il terrore, le punte più alte sono troncate, le cime sono abbattute. È reciso con il ferro il folto della selva, e il Libano cade con la sua magnificenza (Is 10, 33-34).

Ma ecco un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Sul tronco  tagliato e inaridito di Iesse spunta un germoglio, un virgulto.   Le immagini dicono un inizio di vita assolutamente inatteso, che cambierà completamente la situazione. Si tratta evidentemente di un dono di Dio, perché quelle radici secche non sarebbero mai riuscite a farlo sbocciare.

L’immagine del messia come germoglio sarà cara anche ai profeti Geremia e Zaccaria. Su questo germoglio verde soffia il vento, soffia lo Spirito (in ebraico la stessa parola indica sia “il vento” sia “lo spirito”) per effondere i doni di Dio e realizzare un mondo rinnovato che sia regno di giustizia e d’imparzialità, di difesa dell’oppresso, di promozione della pace, dove  un popolo felice e santo  risponde alle esigenze vere delle singole persone e della comunità intera  realizzando concretamente la gioia di ognuno e l’armonia di tutti.

Ecco, allora, la seconda immagine che descrive l’idillio della creazione nuova, “liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rom.8, 21): le coppie antitetiche ed ostili degli animali selvaggi (il lupo, la pantera, il leoncello,  l’orsa, il leone, l’aspide), che stanno vicini e in amicizia con gli animali domestici (agnello, capretto, vitello, fanciullo, mucca, bue, lattante).   E’ la pace messianica, che “il germoglio dal tronco di Iesse” instaurerà sulla terra. Allora Gerusalemme sarà la città ideale, riempita della conoscenza del Signore, e la radice di Iesse si leverà a vessillo per  i popoli.

Gerusalemme diventerà  il sogno di tutti i popoli, la città che attrae come una calamita tutte le genti. Ecco perché  le nazioni la cercheranno con ansia e la sua dimora sarà gloriosa:  gloriosa per il vento che fa stormire la nuova fronda di Iesse,  simbolo dello Spirito che trasforma,  unifica e sublima  la realtà umana.

 

  • ROMANI

Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: “Per questo ti loderò tra le genti e canterò inni al tuo nome”.

            PAROLA  DI DIO

 

L’apostolo Paolo era a conoscenza dell’esistenza, nella comunità di Roma, di due gruppi di cristiani. Quello meno numeroso era costituito da coloro che Paolo chiama i deboli, gente legata alle tradizioni religiose degli antichi come la circoncisione e l’astinenza da cibi impuri. L’altro gruppo, detto dei forti, sosteneva che le osservanze imposte dalla Legge antica avevano perso il loro valore e bastava credere in Cristo.

I deboli giudicavano i forti considerandoli faciloni e superficiali, i forti disprezzavano i deboli trattandoli da nostalgici e retrogradi.

Paolo, che si colloca tra i forti, raccomanda a tutti la carità e il rispetto reciproco, adducendo come argomento decisivo l’esempio del Cristo: occorre “avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù”  / perciò  “accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio”.

“La fiamma d’amore, che porta Colui che porta lo Spirito, supera Israele e afferra il mondo. Nell’amore vengono condotti ad unità gli eletti ebrei e i pagani finora non eletti, ma ora ammessi” (Hans Urs von  Balthasar). Paolo esige da entrambi che “si accolgano” reciprocamente, come e perché Gesù ci ha accolti.

Il Figlio porta a compimento le promesse fatte da Dio con la Prima Alleanza (“si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio per compiere le promesse dei padri”)  e insieme garantisce la misericordia di Dio per le nazioni pagane (“come sta scritto: Per questo ti celebrerò tra le nazioni pagane, e canterò inni al tuo Nome”).

 

  • MATTEO

In quei giorni, Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura dio pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ora imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino”: la voce potente che il Vangelo di Matteo oggi ci fa ascoltare  è quella, ruvida e forte, di Giovanni il Battista, il quale presenta il volto serio delle esigenze che la fede implica. Puoi rendertene conto considerando tre cose: la figura del Battista, la realtà del deserto, le esigenze della conversione.

La figura del Battista è, insieme, un segno di continuità e di rottura.

Un segno di continuità: per il suo vestito e il suo cibo  è facilmente riconosciuto come uno degli antichi profeti; per il suo annuncio prende a prestito le parole del profeta Isaia: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! ”.

Un segno di rottura: la predicazione del Battista è nel deserto, non nella città o in mezzo alle folle; il precursore non va verso gli uomini, ma sono gli uomini che vanno verso di lui (“allora accorrevano a lui da Gerusalemme …”); l’annuncio della venuta del Messia non è proclamato a Gerusalemme, la città santa, la città del Tempio; è invece da Gerusalemme, da tutta la Giudea, e da tutta la zona lungo il Giordano, che ci si muove per ascoltare la voce del Battista.

Il deserto.  Topograficamente è il deserto di Giuda. Ma qui siamo chiamati a scoprire il deserto come il luogo dei grandi appuntamenti di Dio  e dell’intimità col Signore.

E’ nel deserto che Dio ha parlato al suo popolo, anzi lo ha “fatto” suo popolo. Nel deserto si sono celebrate le nozze fra Dio e il popolo eletto (ossia l’Alleanza). Ed è nel deserto che comincia il tempo della salvezza. Occorre  recuperare il deserto come luogo d’incontro, come spazio di un ascolto che ti cambia la vita. Bisogna ritrovare il coraggio della solitudine, del silenzio come occasione preziosa per incontrare ed ascoltare Dio. “Nel silenzio infatti – scrive don Alessandro Pronzato – le parole vengono ripulite dall’abitudine e ritrovano il loro splendore e la loro forza originaria”.

Nel deserto l’annuncio trova la strada per arrivare al cuore dell’uomo. Soprattutto se chi lo reca – come Giovanni – evita accuratamente di concentrare l’attenzione e l’ammirazione su di sé, non vuole stupire, non è preoccupato della propria grandezza, non fa questione di prestigio o interesse o successo personali, ma rimanda a un Altro”.

La conversione è stata l’oggetto costante degli appelli dei profeti. L’accento non è messo sul mutamento delle qualità o delle azioni di un uomo, ma sull’orientamento globale del suo rapporto con Dio. Ovviamente tutto questo racchiude anche l’atteggiamento interiore e la condotta esteriore dell’uomo; ma questo importa solo come espressione di quel ri-orientamento globale, non come qualcosa da attuare indipendentemente da quello. A un corridore che corra nella direzione sbagliata non giova nulla fare il massimo sforzo, fintanto che qualcuno non lo induca a fare una “conversione” per andare nella direzione opposta”  (E. Schweizer).

Il linguaggio di Giovanni diventa particolarmente duro quando colpisce farisei e sadducei, definiti senza troppi complimenti “razza di vipere”. Sono individui che si sentono forti dei loro privilegi, della sicurezza derivante dal fatto di essere discendenti di Abramo. La salvezza, per loro, è un diritto acquisito, derivante dalla razza, dal sangue. Giovanni Battista demolisce questa loro sicurezza (“Non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre! “) e li avverte che non c’è tempo da perdere (“Già la scure è posta  alla radice degli alberi”,  perciò  “ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco ).

Anche fra di noi ci possono essere quelli che si sentono a posto e si ritengono non solo giusti, ma anche superiori agli altri e non preparano la strada perché non aspettano nessuno. Chi si ritiene a posto, corre il rischio di mancare l’Incontro. Il Signore viene incontro a tutti, ma incrocia soltanto quelli che lo desiderano e lo cercano. La presunzione, l’arroganza, la supponenza si risolvono in opacità e paralisi interiore. Anche la superficialità e l’abitudine ottundono la nostra capacità di stupirsi e bloccano ogni apertura al nuovo, soprattutto  impediscono di riconoscere e accogliere Colui che fa nuove tutte le cose,  anche la nostra vita.

Una Chiesa, una comunità, una persona che si fa piccola, che non annuncia se stessa, che si tira in disparte per far passare un Altro, diventa credibile e suscita interesse.

“O Dio grande e misericordioso,
fa’ che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio,
ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con il Cristo nostro Salvatore”.
“Dio dei viventi, suscita in noi il desiderio di una vera conversione,
perché rinnovati dal tuo Santo Spirito sappiamo attuare in ogni rapporto umano
la giustizia, la mitezza e la pace,
che l’incarnazione del tuo Verbo ha fatto germogliare sulla terra”.

 

Conosci anche tu dei tronchi tagliati e inariditi come il tronco di Iesse? Nella tua comunità, nella Chiesa, nella tua vita ?  Lo Spirito del Signore può farvi spuntare un germoglio, un virgulto, un nuovo inizio di vita…

Custodisci nel tuo cuore questa speranza?

Trovi nella tua esperienza qualcosa di simile: una luce imprevista, un germoglio inaspettato, un’improvvisa spera di sole?

Ti è capitato di vedere con i tuoi occhi realtà morte o moribonde che insperatamente hanno ripreso vigore?

Il sogno della pace messianica, plasticamente espresso dall’immagine del “lupo che dimorerà con l’agnello, eccetera”,   stimola il tuo desiderio, la tua speranza e la tua preghiera  per l’umanità intera?

Rileggi con attenzione le parole dell’apostolo Paolo: “tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza”.

Ma tu,  agganci la tua speranza alla Parola di Dio?

Ci dice l’apostolo Paolo: occorre avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti sull’esempio di Gesù Cristo; bisogna accogliersi gli uni gli altri come anche Cristo accolse noi.

Cerchi di prendere Gesù Cristo come modello e misura del tuo amore per gli altri, siano essi circoncisi (cioè appartenenti alla tua fede, alla tua tradizione, alla tua cultura ecc.) o appartenenti alle genti  (cioè pagani, stranieri, immigrati, di altre tradizioni e altre fedi)?

Il grido del Battista [“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino “]  lo senti come rivolto anche a te?

La parola del profeta Isaia, che ha il suo compimento sulle labbra del Battista [“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri “] diventa stimolante per ogni giorno della tua vita?

L’Apocalisse (4,8) ci presenta una visione profetica in cui  “i quattro esseri viventi “, che presiedono al governo del mondo e sono interpreti ed esecutori del disegno di Dio,  non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente,  Colui che era, che è e che viene”.

Nel  Vangelo Gesù è colui che è venuto (Mt 11.19)  e  che verrà (Mt 16,27). L’Apocalisse non dice: “che verrà”, ma “che viene”, “che sta alla porta e bussa” (Ap 3, 20).

Come puoi, allora, spalancarGli la porta?

Il tempo liturgico dell’Avvento sottolinea questa meravigliosa opportunità di farLo entrare nella tua vita, nella tua fatica, nel tuo lavoro, nel tuo cuore.  Concretamente: come puoi prepararGli la strada?

Hai bisogno anche tu di andare nel deserto, cioè di trovare il coraggio di un po’ di  solitudine, che ti permetta di ascoltare quello che oggi, e proprio a te, dice il Signore?

Capita a molti, a troppi, di ascoltare tante voci, moltiplicate e amplificate  dai mezzi della comunicazione sociale, e di non sentire più la voce, che risuona nel silenzio ed è quella che risponde agli interrogativi più profondi e ti fa scoprire i bisogni veri della tua vita.

Corri anche tu il rischio di entrare a far parte di coloro che  si sentono a posto e si ritengono non solo giusti, ma anche superiori agli altri e che non preparano nessuna strada  perché non aspettano nessuno?

Domanda la grazia dello stupore. Lo stupore di accorgerti che Gesù Cristo non si è ancora stancato di cercarti: che continua a lanciarti segnali, perché ti accorga che Lui ti cerca: che è ancora alla porta della tua vita e ancora sta bussando,  con la speranza che tu Gli apra.

La superficialità e l’abitudine impediscono di accorgerci di questa pienezza dei tempi e della opportunità unica che di nuovo ci viene offerta.

        Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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