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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 29 novembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  1 dicembre 2013

Isaia 2, 1-5 / Romani 13, 11-14 / Matteo 24, 37-44

L’Avvento è un periodo di quattro settimane (sei settimane nel rito ambrosiano) che apre l’anno liturgico ed ha come punto di riferimento il Natale di Gesù, celebrato come festa dal IV secolo, mentre nel secolo VI si è formato il periodo di preparazione ascetico – penitenziale, che assumerà poi un carattere liturgico. Quanto ai testi, distribuiti in un ciclo triennale (a, b, c), comincia l’“anno a”, durante il quale “il pane della Domenica” ci è fornito dall’evangelista Matteo, che la tradizione identifica con Levi, il pubblicano esattore delle tasse. La parola “avvento” significa “venuta” e richiama la venuta del Signore, quella storica nella carne e quella finale nella gloria. Così, nelle prime due Domeniche il Vangelo ci orienta alla venuta gloriosa di Cristo, mentre nelle ultime due ci concentra sulla sua nascita, l’Incarnazione del Figlio di Dio. San Bernardo parla di una terza venuta del Signore, una venuta intermedia, che unisce la prima e l’ultima ed è quella dentro di noi. La venuta nella carne, la venuta nella gloria e, tra le due, la venuta nella grazia.

  • ISAIA

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

            PAROLA DI DIO

 

Nel secolo VIII a.C. la situazione politica del regno di Giuda è fortemente critica. Il regno del Nord formato da dieci tribù e la Siria vogliono trascinare il regno del Sud, composto dalle tribù di Giuda e Beniamino, nella guerra contro l’Assiria. All’interno le fazioni politiche si dilaniano. Ma, quel che è peggio, si è generalizzata la crisi morale e religiosa (leggere tutto il capitolo 1° di Isaia).

Come si può sperare che in questo regno in decomposizione si realizzino le promesse di Dio [“Stenderò la mano su di te, purificherò nel crogiuolo le tue scorie, eliminerò da te tutto il piombo. Renderò i tuoi giudici come una volta, i tuoi consiglieri come al principio. Dopo sarai chiamata città della giustizia, città fedele” (Is.1, 25-26)]?

Il profeta Isaia denuncia con forza il male del regno, ma con uguale forza proclama la fiducia in un avvenire radioso. Gerusalemme non è più la città terrena, dove ancora possiamo recarci come pellegrini: indica piuttosto quel tempio che è Gesù stesso (“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” Gv 2,19): Lui, davvero, s’innalzerà sopra i colli, a Lui, davvero, affluiranno tutte le genti. Quando Lui sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli, l’umanità abbandonerà le armi e le convertirà in strumenti tecnici per lo sviluppo (forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra).

Questa parola di Dio annunzia e provoca un impegno di giustizia, un programma di disarmo, una pace che abbraccia tutti i popoli della terra.

La luminosa visione del profeta Isaia è chiaramente la prospettiva di Dio e indica la rotta per la navigazione dell’umanità.

La Chiesa è chiamata a credere al sogno di Dio e a camminare per prima su questa strada: Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

 

  • ROMANI

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

            PAROLA DI DIO

 

All’inizio della sua predicazione, l’apostolo Paolo sembra pensare che siano prossimi il ritorno del Cristo e l’avvento del Regno [per esempio, nella prima lettera ai Tessalonicesi: “questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti… Prima risorgeranno in morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro nelle nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre col Signore” (1 Tess 4, 15-17) ]. Qualche anno più tardi, quando scrive ai Romani, è pienamente consapevole che la fine dei tempi avverrà dopo un cammino storico molto lungo: ma siamo già nella pienezza dei tempi. Egli sottolinea allora che il progetto di Dio si realizza già nel cuore dell’uomo che scopre il giusto rapporto col Signore: “non seguire la carne”, ma “rivestirsi del Signore Gesù Cristo”. Così il mondo nuovo già comincia dentro di te: “il giorno è vicino”: “comportiamoci onestamente, come in pieno giorno”. Il cristiano è un impaziente: non vuole “dormire”, perché il sonno ci rende “assenti”, ci mette nel rischio di vivere come gli uomini “nei giorni che precedettero il diluvio: mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito … e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio”. Dunque, “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno” e quindi, come dice l’apostolo, è urgente rompere con le opere delle tenebre – menzogna, ipocrisia, vanità.

Il brano della lettera i Romani è il passo famoso che determinò la conversione di Agostino a Milano (“gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie”). Non potrebbe essere anche per noi un richiamo forte ad una conversione di vita?  “E’ ormai tempo” di svegliarci dal sonno!

 

  • MATTEO

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

            PAROLA DEL SIGNORE

 

L’anno liturgico comincia con le parole del Vangelo di Matteo che ci parlano della fine del mondo. Nel Vangelo ogni fine è un inizio. Come la morte e la risurrezione di Gesù, che sono l’inizio di un mondo nuovo, l’alba di nuovi Natali.

Ad immagine del diluvio, “la venuta del Figlio dell’uomo” rovescerà gli ordini stabiliti. Tre esempi:

-          il ciclo della vita: “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito”;

-          il ciclo economico: “due uomini saranno nel campo”, “due donne macineranno alla mola”;

-          il ciclo del possesso: “il padrone di casa … che non si lascerebbe scassinare la casa”.

Le persone non si accorsero di niente”, perché la vita con queste cose pare funzionare bene e nessuno si accorge che quelle cose che sarebbero soltanto un mezzo sono diventate un fine. “Non si accorsero di nulla finché venne il diluvio …”.

Anche noi non ci accorgiamo di nulla sino alla venuta del Figlio dell’uomo. La sua venuta ristabilisce la verità delle cose e delle persone.

Il diluvio ha permesso una nuova alleanza fra Dio e l’uomo.

La venuta del Figlio dell’uomo realizza, senza limiti di pienezza e di durata, e in modo definitivo, l’alleanza di amore fra Dio e la sua creazione.

Ma, attenzione!  Perché “voi non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”.

La forza del ladro è proprio nell’oscurità e nella sorpresa. Se un padre di famiglia conoscesse quando viene il ladro, in quella notte rimarrebbe sveglio, e saprebbe come accogliere il rapinatore.

Gesù esorta alla vigilanza. In vista di che cosa? Di un vago pericolo? Di una tentazione? No, ma in vista della sua venuta. Ogni irruzione di Dio nella nostra storia personale e in quella universale è libera e misteriosa, non calcolabile su previsioni cronologiche o emozioni psicologiche. Per questo è necessario “vegliare”, “stare pronti, con occhi aperti per scoprirne la presenza ed orecchi attenti per udirne i passi e le parole.

Gesù dirà: “Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono” (Mt.13, 16). Ad un cristianesimo del grigiore e della sonnolenza si deve opporre una fede incandescente, una religione della speranza e dell’avvento. Infatti Egli è Colui che era, che è e che viene (Apoc.1, 4).

Tanto Egli viene che sta alla tua porta – alla porta del tuo cuore – e bussa e se tu gli apri Egli entra, cena con te e tu con lui!

Tanto Egli viene che in ogni pagina della Bibbia lo Spirito ti fa sentire la Sua parola viva, attuale, personalmente rivolta a te!

Tanto Egli viene che in ogni Eucaristia, quando mangi la sua carne e bevi il suo sangue, tu rimani in lui e Lui rimane in te!

Tanto Egli viene che in ogni fratello che incontri, soprattutto se povero e sofferente, ti aspetta, perché tu Lo aiuti, Lo conforti, gli doni tutto l’aiuto di cui sei capace!

Dice un antico poeta islamico (Rumi): “Interroga il grande fiume del tempo, ti risponderà sempre col giorno e con la notte, con l’alba e il tramonto, con la luce e con la tenebra”.

Interroga l’Altissimo Signore del mondo: anch’Egli ti risponderà sempre in modi e forme che ti ha già annunciato, ma anche in modi misteriosi e nuovi che ti chiedono di stare sempre “sveglio” e sempre “in attesa”.

Dio della speranza: è di nuovo Avvento!     / Il mondo può dunque ricominciare di nuovo,

purché ogni vita si rinnovi: / anche i desideri rinascano dalle ceneri / di tutte le illusioni;

molti cuori sono stanchi di confidare / in cose che ci muoiono tra le mani ogni giorno.

Guarda, Signore, a tutti i disperati della terra,

e vieni, continua a venire, / torna ancora, Signore.

E avvenga quanto dice il Profeta:

ognuno si faccia costruttore di pace, si edifichino solo città della pace,

e non ci siano più eserciti: capi e popoli non abbiano che pensieri di pace:

questo si avveri avanti che abbia / a precipitare la fine.

(P. David M. Turoldo)

Fai tua la preghiera della Colletta della prima Domenica di Avvento:

“O Dio nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere ilo regno dei cieli”.

La Colletta particolare dell’“anno a” così si esprime:

“O Dio, Padre misericordioso, che per riunire i popoli nel tuo regno hai inviato il tuo Figlio unigenito, maestro di verità e fonte di riconciliazione, risveglia in noi uno spirito vigilante, perché camminiamo sulle tue vie di libertà e di amore fino a contemplarti nell’eterna gloria”.

Tutte e tre le letture sono ordinate a questo venire di Dio, vogliono svegliarci dal sonno e dall’indifferenza, esortarci ad attendere il Signore cinti i fianchi e con fiaccole ardenti e con olio nelle lampade.

E’ ormai tempo” di svegliarvi dal sonno! Avverti questo richiamo come particolarmente rivolto a te?

La tua vita è sonnacchiosa? Sotto quale aspetto?

Se la Chiesa è chiamata a credere al sogno di Dio e a camminare per prima su questa strada (Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore), ognuno di noi è impegnato a muoversi con decisione sulla strada della trasformazione delle spade in vomeri e delle lance in falci, cioè passare dalla difesa dei nostri interessi e dalla considerazione degli altri come nemici a guardare gli altri come fratelli da comprendere ed aiutare diventando più creativi e generosi nella solidarietà e nella condivisione.

È, questo, un campo in cui puoi impegnarti di più?

E’ ormai tempo” di svegliarci dal sonno!

Spesso, non è che rifiutiamo quanto ci viene indicato dalla Parola, ma rimandiamo a domani e non riusciamo ad afferrare decisamente e concretamente la grazia del momento presente.

Ti sforzi di concretizzare la tua risposta alla Parola, senza rimandi e senza restare nel vago?

È necessario “vegliare”, “stare pronti, per aprire appena Lui bussa, per seguirLo appena Lui chiama: attraverso la Parola, nell’Eucaristia, in ogni incontro con gli altri, specialmente se bisognosi,

Lui è così vicino che è proprio alla porta del tuo cuore, in attesa che tu apra.

Tu, hai bisogno di aprirGli il tuo cuore? Quale impegno, prima di ogni altro, il Signore ti domanda?

Il tempo di Avvento è un tempo profondamente segnato dalla presenza di Maria di Nazareth.

Accanto a Giovanni il Battista, accanto al profeta Isaia, spicca Maria: silenziosa, raccolta, ma presentissima. In questo tempo ne parlano numerose letture bibliche (annunciazione, visita a Sant’Elisabetta, racconto di San Giuseppe) e si celebra la solennità dell’Immacolata Concezione.

Maria, dopo l’annuncio dell’angelo, ha vissuto l’avvento, lungo per lei nove mesi, in maniera unica, per noi inimmaginabile.

Non può, proprio Lei, aiutarci ad accogliere la Parola e abbandonarci alla forza soave dello Spirito, perché anche in noi Gesù prenda carne e nasca e cresca fino “all’uomo perfetto, alla misura della pienezza del Cristo” (Ef 4,13)?

Può esserti utile leggere quanto ha scritto nel libro Dietrich Bonhoeffer, pastore evangelico morto martire in un lager tedesco (La vita comune, Ed. Queriniana).

“ Stiamo in silenzio, prima dell’ascolto della Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti alla Parola, ci mettiamo in silenzio come il bambino, quando entra nella stanza del padre.

Stiamo in silenzio dopo aver ascoltato la Parola, perché la Parola ci parla ancora, vive e si sta insediando in noi.

Stiamo in silenzio di primo mattino, perché è Dio che deve avere la prima Parola.

Stiamo in silenzio prima di addormentarci. Perché anche l’ultima Parola spetta a Dio.

Stiamo in silenzio solo per amore della Parola, non dunque perché la disprezziamo, ma perché vogliamo rendere ad essa il giusto onore ed accoglierla “.

È proprio vero che molte volte è quasi un nonnulla a separarci dalla gioia. Apri il cuore alla Parola.

Ti può sembrare una cosa da nulla. Ma è come quando tu apri gli occhi alla luce: tu cominci a vedere.

        Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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