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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 22 novembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  24 novembre 2013 Cristo Re dell’Universo

2 Samuele 5, 1-3  / Colossesi 1, 12-20 /  Luca 23, 35-43

Questa solennità liturgica, istituita da Pio XI nel 1929, vuole chiudere l’anno liturgico con una visione di armonia e di pace. Qui non sono in gioco potenze terrene o equilibri di paura. La forza che qui agisce è solo l’amore, “l’amore sino alla fine”, nella sua toccante epifania (manifestazione) della croce e del perdono al ladrone pentito.

  • 2 SAMUELE

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: <Tu pascerai il mio popolo Israele>”. Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

PAROLA  DI  DIO

 

Il brano del 2° libro di Samuele racconta: Davide si è fatta la reputazione di guerriero invincibile (basta ricordare la sua vittoria sul gigante filisteo Golia e le imprese realizzate durante il regno di Saul).

Le tribù del Nord vogliono un capo che le protegga efficacemente e vengono a chiedere a David se vuole essere loro re. Egli accetta semplicemente perché ama le responsabilità e prevede già la vittoria militare.

Non vi è nulla di molto religioso in tutto questo, ma solo soluzioni umane a problemi umani. E’ tuttavia attraverso il gioco degli avvenimenti umani che Dio comincia a preparare la venuta del figlio di David.

Le tribù d’Israele si uniscono in un solo regno: sarà, questo, il periodo più luminoso della storia del popolo d’Israele e resterà per sempre il simbolo del trionfo atteso per Israele. Di fatto, occorrerà una lunga evoluzione,  perché, da una visione di questo trionfo ancora tutta terrestre e temporale, si passi alla visione del Regno di Dio.

Come mai questo racconto viene proclamato come prima lettura in questa festa di Cristo Re ?

La regalità di Davide non è priva di infedeltà e ambiguità. Un re puro e fedele, un pastore perfetto, sarebbe venuto dopo, con Gesù, il Messia.  Gesù è la risposta vera alle preghiere e alle attese del suo popolo.

Lui  è il Messia atteso e il Re che “ dominerà da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra “(salmo72,2).

Il Vangelo di oggi  ci farà comprendere perché gli Israeliti non lo hanno accolto e  perché gli anziani lo hanno fatto uccidere.

 

  • COLOSSESI

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui fossero create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose  sono state create per mezzo di lui. Egli è prima di tutte le cose  e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risuscitano dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

 PAROLA  DI  DIO

 

L’apostolo Paolo è in prigione (per l’annuncio del mistero di Cristo, per questo mi trovo in prigione [4,3], con Aristarco, mio compagno di carcere [4,10] e chiede: ricordatevi delle mie catene [4,18] ) e scrive ai cristiani  di Colossi, perché facciano attenzione a certa filosofia e a vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, ma inizia con un inno cristiano primitivo (istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori [3, 16]).

L’inno ha il tono del ringraziamento ( “ringraziamo con gioia il Padre”).  Il motivo del rendimento di grazie è il fatto di poter “partecipare alla sorte dei santi nella luce”: santi sono sia i cristiani chiamati fin da quaggiù a vivere nella tensione alla salvezza tutta  intera, sia gli angeli che vivono con Dio nella luce escatologica.

Per mezzo di Lui, infatti, siamo “liberati dal potere delle tenebre”, siamo “trasferiti nel regno del suo Figlio diletto”,dal momento che “per opera sua abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati ”.

La forza trionfante dell’amore divino, pienamente manifestato in Gesù, penetra fin dall’origine la creazione.

Si può pertanto dire che il Cristo, immagine storica e perfetta dell’invisibile Dio, era già presente fin dall’origine prima di manifestarsi in pienezza nella persona di Gesù.  E’ Lui che dona senso a tutto il passato sollevando  gli uomini  , e coinvolgendoli in un movimento immenso che riconduce  a Dio tutti gli esseri. E’ in lui che tutto l’universo trova pienamente la sua ragione(“piacque a Dio di far abitare in Lui ogni pienezza”).

Egli, il primogenito di tutta l’umanità (“il primogenito di coloro che risuscitano dai morti”) è il centro nodale della nostra storia, nella vicenda personale del  singolo fedele e in quella del  mondo intero,  Lui che è l’unico che ha vinto la morte,  “rappacificando, così, con il sangue della sua croce, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli”.

“Dopo la Pasqua il centro non si trova più, per il credente, nell’avvenire. Il centro della storia è già raggiunto nella vita e nell’opera di Gesù”   (Oscar Cullmann, Cristo e il tempo).

 

  • LUCA

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,]  il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: “Ha salvato altri ! Salvi se stesso, se è lui il Figlio di Dio, l’eletto”.  Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”. Uno del malfattori appesi alla croce lo insultava: “ Non sei tu il Cristo?Salva te stesso e noi!”.  L’altro invece lo rimproverava dicendo: “ Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi,  giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”.  E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.  Gli rispose: “In verità, io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.

PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Ci racconta l’evangelista Luca. Gesù è sulla croce: fallimento clamoroso del Messia, appena pochi giorni dopo essere  che era stato acclamato  dalla folla esultante dei discepoli,  al suo ingresso in Gerusalemme.

Estenuato dai maltrattamenti e dalla flagellazione, è agli ultimi momenti di vita. Sul Calvario, agli attacchi verbali non risponde che il silenzio del morente. I capi dei Giudei lo scherniscono con livida rabbia: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Già non ci si rivolge più a lui, considerato ormai radiato di tra i viventi,  si parla di lui come di uno che non c’è più.  Infatti: chi potrebbe riconoscere in questo crocifisso agonizzante il Messia annunziato dai profeti, il re glorioso, trionfatore, ad immagine dei conquistatori romani o dei re dell’Oriente?

Anche i soldati lo scherniscono pesantemente. E lo deride anche la scritta sopra il suo capo,  ostentando il motivo “politico” della condanna: “Questi è il re dei Giudei”.

Il popolo stava a vedere”.  La gente che aveva creduto in questo Gesù ed era stata toccata dalle sue parole di fuoco che aveva pur confusamente avvertito la forza di pace e di gioia divina che emanava dalla sua persona, davanti a quel patibolo di vergogna,  è muta e costernata.

Gesù è messo sullo stesso piano di due malfattori. Dunque,  ogni speranza  [umana] è perduta.

Uno dei ladroni lo provoca direttamente, lo insulta con rabbia: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche

noi!”.

L’altro ladrone si scopre capace di compassione (“Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena?”) e non privo di senso di giustizia, anche riguardo a se stesso (“noi  giustamente, perché riceviamo il giusto  per le nostre azioni,  egli invece non ha fatto nulla di male”).

La compassione e il senso di giustizia gli aprono il cuore e la gola al grido finale di confidenza:

Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!

E Gesù, raccogliendo le sue ultime forze, con la forza del suo amore che perdona tutto e dona tutto,

fa di quest’ultimo malvivente il primo santo della Chiesa.

 
   

Scrive Karl Rahner: “Due uomini bestemmiavano la morte perché non la comprendevano.

E chi la può comprendere? Uno guardò alla morte di Cristo: e ciò che vide bastò perché comprendesse anche la propria morte.

Infatti la si è compresa e compresa bene, se si dice al Cristo morente: Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno. E a questo morente il Figlio dell’uomo, il quale condivise il nostro destino di morte e lo redense per la vita, disse: Oggi sarai con me in paradiso. E questo lo dice anche a noi. E affinché questa notizia della beatitudine della nostra morte non ci privi  di quel santo timore,  nel quale appunto dobbiamo operare la beatitudine della nostra morte, all’altro malfattore disse … niente.   Il buio e il silenzio di morte che sovrastarono questa morte ci ricordano che la morte può essere pure l’inizio della morte eterna” (Karl Rahner, Sulla teologia della morte).

“L’intenzione di Luca è chiara, ed è un invito agli spettatori di oggi, che siamo noi, a collocarci dalla parte del Centurione, del ladrone pentito, delle folle, dei conoscenti e delle donne.  È la giusta posizione per una intelligenza profonda della regalità che emana da quel Messia crocifisso.

Regale non è pensare a salvare se stessi, ma il donare se stessi, non lo è cioè scendere dalla croce, ma il rimanere inchiodati a essa, a segno che nulla eguaglia la nobiltà dell’amore fino alla consumazione di sé.

Regale è inoltre il perdonare che ti uccide e il rendere partecipe del tuo mondo, il paradiso, chi ti muore a fianco e ti invoca. E ancora regale è il ricapitolare in sé i giusti crocifissi di ogni luogo e di ogni tempo, indicando come la loro dedizione non è stata vana, ad essi indice di risurrezione e al mondo seme di trasfigurazione (Atti 3,19-20). E lo è altresì l’immedesimarsi con i maledetti della terra, condividendone compagnia e sorte per essere ad essi la benedizione di Dio.  Regale è infine il dono dello Spirito che dischiude alla grande confessione: “Veramente quest’uomo era giusto”, in Lui abbiamo visto e vediamo la giustizia di Dio come fedeltà alla sua verità di dono di sé al mondo senza riserva alcuna, e in lui abbiamo visto e vediamo la giustizia dell’uomo  modellato su quella di Dio… Questa via, la via crucis, è la via regale del compimento di sé come dono, ed è la via regale della salvezza, via resurrectionis” (Giancarlo Bruni, Il suonatore di flauto, Servitium 2012).

Non altro, Cristo, ascolta dal legno,
tu, nostro unico re, il Signore,
Cristo che guardi tra grumi di sangue
Laggiù la folla che ride e che piange.
Tu in agonia da sempre e per sempre,
ora in colloquio coi due ladroni,
gente che più ci assume dal vero:
o Cristo, taci e ascolta il mio canto!
Ultimo canto di tutta una vita,canto di ladri pentiti
di poveri,di prostitute e di chiese deserte,
canto di terre perdute e deserte.
Ricorda, Cristo, la mia solitudine
E questa nostra infinita miseria:
il nulla di ogni peccato ricorda,
non ricordarti di altro, Signore.
(P. David Maria Turoldo)

Dio onnipotente ed eterno,
che ha voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo,
fa’ ch ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato,
ti lodi e ti serva senza fine.
O Dio Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre;
fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio,e come lui doniamo la nostra vita per amore dei fratelli,
certi di condividere la sua gloria in paradiso.

Gli  Israeliti del tempo di Gesù sognavano un grande regno capace di dominare il mondo intero.

Ma solo Gesù è la risposta vera alle preghiere e alle attese del suo popolo.

Perché non l’hanno accolto?  Perché Gesù ha per trono la croce.

Non corriamo anche noi il rischio di fraintendere la vittoria, la regalità, il trionfo?

Dalla prigione l’apostolo Paolo , scrivendo ai cristiani di Colossi, contempla la gloria di Gesù, il quale  è prima di tutte le cose  ed  è il capo del corpo che è la Chiesa,  ha in sé ogni pienezza e  riconcilia a sé tutte le cose.

Perché non illuminare con questa luce ogni tua prigione?

Da che parte ti collochi per contemplare Gesù sulla croce ?

Dalla parte del centurione?  Del ladrone pentito? Delle folle? Dei conoscenti? Delle donne?

Il  Vangelo di oggi ti propone la parte più difficile e più sicura: quella di riconoscere che tu hai bisogno che Lui, Gesù, ti ricordi nella sua misericordia.

Vivi nella presunzione di  essere  a  posto  in tutto e con tutti ?  oppure  riconosci di aver bisogno del perdono del Signore?

Hai qualche volta la tentazione di scendere dalla croce, invece che rimanere inchiodato ad essa, facendo della tua vita un dono generoso agli altri ?

Ti è mai capitato di trovarti nell’occasione di  dare il tuo perdono a chi ti ha fatto del male?

Nell’occasione hai pensato alla preghiera che tu ripeti “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori ?

Hai saputo riconoscere persone giuste che la cattiveria umana ha abbandonato o anche crocifisso?

Sei rimasto indifferente ?  sei passato oltre facendo finta di non vedere ?  oppure hai cercato di soccorrere la loro sofferenza e la loro solitudine?

Pensa ai tanti crocifissi della storia, di ogni luogo e di ogni tempo,  particolarmente a quelli che tu hai  incontrato e conosciuto e ripeti a te stesso che la loro sofferenza  e la loro dedizione non è stata vana  e che rimangono nella tua vita come una luce di speranza.

Puoi esprimere la tua riconoscenza almeno con la preghiera ?

La regalità di Cristo è la dedizione all’altro fino alla perdita di se stesso.

Gesù, sacerdote, re e profeta, ci assimila a sé non solo come profeti [cioè come testimoni  convinti della Parola], non solo come sacerdoti [cioè come persone che uniscono al sacrificio del Cristo il dono della propria vita], ma anche come partecipi della regalità del Cristo, cioè della vita vissuta col grembiule, cioè del servizio fino a lavare i piedi  degli altri.

Che effetto ti fa questa chiamata/dono che il Signore Gesù fa alla tua vita proprio l’ultima Domenica dell’anno liturgico?  Ti fa paura? La senti come offerta di amore?  Te la senti di non lasciarla cadere nel vuoto, ma prenderla come occasione preziosa per realizzare realmente la tua vita?

        Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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