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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 15 novembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  17 novembre 2013

Malachia 3, 19-20 /  2 Tessalonicesi 3, 7-12 / Luca 21, 5-19

  • MALACHIA

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice, né germoglio. A voi che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

            PAROLA  DI  DIO

 

“Il libretto di Malachia è l’ultimo della collezione dei profeti vetero-testamentari. Di questa operetta non sappiamo nulla riguardo alle sue coordinate storiche; l’autore stesso, il cui nome significa “angelo o messaggero di Dio di JHWH”,  è forse ignoto se si interpreta il termine solo come “annunzio di JHWH” (cf 3,1). Per le allusioni ai matrimoni e alla questione razziale e universalistica il libro potrebbe essere collocato nello sfondo della riforma di Esdra e Neemia,  i grandi restauratori politici e religiosi del nuovo Israele post-esilico  (V secolo a.C.).

L’ultima sua pagina è raccolta oggi nella prima pericope ed è una sintetica descrizione del giorno del Signore, la famosa categoria profetica destinata a riassumere il giudizio che Dio dà sulla storia umana. Malachia riprende tutte le dimensioni teologiche tradizionali del concetto,  dimensioni già esplorate fin dalla prima profezia scritta (vedi Amos). Il “giorno del Signore” è l’evento decisivo e risolutivo della storia umana in cui Dio instaura il suo regno di giustizia e di pace in un mondo rinnovato. Le prospettive attuali che celebrano i ricchi, i sazi, i gaudenti, “i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia” (v.19) saranno totalmente ribaltate e la vera beatitudine sarà destinata ai “cultori del mio nome” (v.20), ai poveri , agli affamati, ai sofferenti, ai perseguitati  (cf Lc 6,20-26).

Malachia propone questo ribaltamento attraverso un simbolo classico, profetico e apocalittico, quello del fuoco di una conflagrazione finale. All’ottimismo ottuso di Israele il profeta contrappone un amalgama di terrore e di incubo: “ecco sta per venire il giorno rovente come un forno” (v.19). Egli vuole scuotere le coscienze indifferenti di coloro che sono serenamente convinti di aver a che fare col solito tradizionale “buon Dio” tollerante e distante. È questo anche lo scopo del “discorso escatologico” che leggiamo oggi in un ampio stralcio della versione lucana”  (Gianfranco Ravasi, Celebrare la Parola, commento al lezionario festivo, Editrice Àncora / Vita e Pensiero,1993).

Cosa significano queste espressioni drammatiche, che troviamo anche nel Nuovo Testamento?

Si tratta di immagini o di informazioni su ciò che accadrà alla fine del mondo? Sicuramente si tratta di immagini colorite che sarebbe ingenuo e fuorviante interpretare alla lettera.

Il fuoco è l’immagine dell’intervento divino nel mondo per porre fine ad ogni forma di male. Come nessun filo d’erba secca può sfuggire alle fiamme, così nessuna forma di male potrà sottrarsi all’intervento purificatore e salvatore di Dio.

Il messaggio è di consolazione e di speranza: il fuoco di Dio annienta, come paglia, non gli uomini, ma il male che è in ogni uomo.

Alla luce della Pasqua possiamo rileggere e comprendere questi testi. Il sole di giustizia è Gesù, il giorno rovente come un forno è quello della sua morte e risurrezione, il fuoco che distruggerà tutto il male è lo Spirito che Egli ci ha inviato, è la sua Parola, il suo Vangelo. Il mondo nuovo è il regno di Dio già presente in mezzo a noi, anche se dovremo attendere la fine di questo mondo per verificare la vittoria piena della verità e dell’amore nel cuore dell’uomo e nella storia dell’umanità.

  • TESSALONICESI SECONDA

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni tra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

            PAROLA  DI  DIO

 

Nella comunità di Tessalonica alcuni pensavano  imminente il ritorno del Signore, e questo aveva provocato in alcuni fedeli  l’abbandono dei propri impegni ed un vivere disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. Dicevano: non vale la pena di continuare a lavorare, occorre solo attendere il grande giorno nel quale noi avremo da Dio tutto quello che aspettiamo;  perdevano tempo in pettegolezzi e vivevano alle spalle degli altri, gettando nel discredito e nel ridicolo tutti i credenti.

L’apostolo Paolo fu costretto a intervenire. Ricorda loro l’esempio della sua vita: io non sono mai stato un fannullone – dice – non sono mai stato di peso a nessuno [abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi ], ho annunciato il Vangelo gratuitamente e non ho accettato elemosine,  pur avendone diritto a causa della predicazione del Vangelo.

L’indipendenza economica è un motivo di grande orgoglio per Paolo, che più volte nelle sue lettere ritorna sull’argomento (1Tess 2,9; 1 Cor 4,12; 2 Cor 11,7-10; 12, 13-18). Agli anziani di Efeso dice: “Non ho desiderato né argento né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani” (At 20,33-34). Ai Tessalonicesi ricorda il proverbio popolare “chi non vuol lavorare, neppure mangi”  e una volta ancora ordina di mangiare il proprio pane lavorando in pace.

Il “mondo nuovo”  è un dono di Dio, ma per essere costruito ha bisogno dell’impegno dell’uomo.

O Signore, mettici nel cuore il desiderio efficace di non essere di peso ad alcuno!

  • LUCA

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù Disse: “ Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Gli domandarono: “ Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?”. Rispose: “ Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e : “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono accadere queste cose, ma non è subito la fine”. Poi diceva loro: “ Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno  le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli., dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi, sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Gesù  si trovava nel tempio  e alcune persone  lo invitano ad ammirarne la bellezza (le belle pietre,  i doni votivi che lo adornavano).  I rabbini,  dinanzi alla grandezza e splendore del tempio  così caro al cuore di ogni ebreo, esclamavano: “Chi non ha visto il tempio di Gerusalemme non ha visto la più bella fra le meraviglie del mondo”.

La risposta di Gesù è sorprendente, ed anche scandalosa per i Giudei:  “Di tutto quello che ammirate, non rimarrà  pietra su pietra che non venga distrutta”. Quando Luca scrive il suo Vangelo la parola del Maestro a riguardo del tempio si era già avverata alla lettera: i Romani avevano conquistato Gerusalemme ed avevano distrutto il tempio, pietra su pietra.

Quante volte cataclismi e sanguinosi eventi della storia fanno pensare alla fine del mondo e ne sembrano la chiara premessa ! Basta pensare all’11 settembre 2001 con la distruzione delle torri gemelle a New York. Come fu, per Agostino e molti suoi contemporanei, il sacco di Roma da parte di Alarico nel 410. Questi avvenimenti ci terrorizzano e dovrebbero spingerci a riflettere sulle vere sicurezze della vita e sul senso della storia.

Gesù adopera il linguaggio apocalittico di “guerre e rivoluzioni”, di “terremoti, carestie, e pestilenze”, “anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo”, “non per lanciare previsioni o segnalazioni sulla fine del mondo, ma per stimolare col linguaggio del tempo la conversione e l’attenzione ai desideri che Dio ha nei confronti delle scelte da compiere nella storia” (Gianfranco Ravasi).

La reazione degli ascoltatori dinanzi alle parole di Gesù è “infantile e distratta. Essi sono preoccupati del “quando” e del “come”: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”. Ecco perché Gesù dice ai suoi discepoli e a noi, per i quali queste parole oggi sono di nuovo proclamate: “Guardate di non lasciarvi ingannare”. Anche di fronte a guerre, a tragedie nazionali, a tsunami devastanti, a terremoti distruttori, a sanguinosi crimini, a stragi paurose, il cristiano non deve pensare di essere alla fine del mondo, ma continuare a sperare e ad impegnarsi perché il mondo  raggiunga il fine che è nel disegno amoroso del Padre.

Per il cristiano impegnarsi vuol dire:

* rimanere attaccati a Cristo e alla sua Parola per evitare di seguire falsi profeti e ascoltare consiglieri interessati;

* custodire nel cuore la certezza che “nemmeno un capello del nostro capo perirà, perché siamo nelle mani del Signore e nessuno può rapirci dalla sua mano (cfr.Gv.10, 28) e  “nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv.16, 23); se saremo afflitti, “la vostra tristezza si cambierà in gioia” (Gv.16, 20), perché il Cristo è ormai  trionfatore sul peccato e sulla morte e ci ripete che – come “era necessario che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria” (Lc.24, 26) – così è solo “attraverso molte tribolazioni che si entra nel regno di Dio” (At.14, 22).

* Non temere, anzi rallegrarsi – come è grande e umanamente inconcepibile il mondo della fede! – “quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”, dice Gesù (Mt.5, 10-11).

Infatti – ci dice il grande teologo Balthasar – “la persecuzione non sarà un episodio occasionale, ma un “episodio esistenziale” per la Chiesa di Cristo e per i singoli cristiani. Gesù è formale sull’argomento: “metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza”. Il cristiano potrà trovare ostacoli e persecuzioni perfino in famiglia e nella propria casa: “sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici”. Ma voi “con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” e “completerete nella vostra carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col.1,24).

Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio,

perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,

possiamo avere felicità piena e duratura.

O Dio, principio e fine di tutte le cose,

che raduni tutta l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio,

fa’ che attraverso le vicende liete e tristi di questo mondo

teniamo fissa la speranza del tuo regno, certi che nella nostra pazienza possederemo la vita.

Il fatto della resurrezione di Gesù Cristo dai morti e la sua glorificazione da parte del Padre rivoluziona la storia dell’umanità e la storia personale di ciascuno di noi: la morte è vinta, il male è condannato per sempre, ad ognuno è data la possibilità di realizzare pienamente la propria vita.

Perché non chiedere un aumento della fede per  accogliere questo  fuoco dello Spirito, capace di bruciare ogni male e farmi entrare in un mondo nuovo che è la certezza dell’amore di Dio che salva la mia vita  e dà significato alla storia dell’umanità?

L’esempio dell’apostolo Paolo,  che scrive ai cristiani di Tessalonica di aver lavorato  con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno , interroga la tua vita, perché tu veda se sei di peso a qualcuno  (la tua famiglia, la tua comunità, qualche persona particolare) ?  il suo esempio luminoso   fa nascere nel tuo cuore il desiderio efficace di non essere di peso ad alcuno?

Per evitare il rischio di prestar fede assoluta  a visioni, illuminazioni, messaggi, locuzioni, ti impegni a rimanere sempre più attaccato a Gesù Cristo ascoltandone con fiducia piena la Parola e confrontandoti  col tuo direttore spirituale o qualche saggio sacerdote di tua fiducia ?

Il  Signore Gesù vuole che noi abbiamo in Lui una fiducia assoluta :  “nemmeno un capello del vostro capoperirà” ,nessuno può rapirvi dalla sua mano”,  “la vostra tristezza si cambierà in gioia”.

In che misura queste parole  rassicurano il tuo cuore ?

Non ti sembra troppo  che Gesù ti dica di rallegrarti ed esultare dinanzi all’insulto, alla persecuzione, al dire contro di te ogni sorta di male per causa sua?

Rileggi l’ultima delle beatitudini in Mt 5,11-12 e domanda sinceramente a te stesso se te la senti di accettare quelle parole.

Invoca lo Spirito Santo perché diventi  la luce che ti fa vedere, la forza che ti fa accettare, la consolazione che ti fa esultare.

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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