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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 2 novembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  3 novembre 2013

Sapienza 11, 23 – 12,2  /   Tessalonicesi 1, 11 – 2, 2  /   Luca 19, 1-10

  • SAPIENZA

Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,  come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.  Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,  aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.  Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,  Signore, amante della vita. Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.

                PAROLA DI DIO

“Nella lunga meditazione sapienziale sull’Esodo che occupa i cc. 11-19 di quel gioiello della letteratura greca giudaica d’Alessandria d’Egitto che è il libro della Sapienza, c’è uno splendido paragrafo sull’amore invincibile di Dio per le sue creature anche se peccatrici” ( G.Ravasi, Celebrare e vivere la Parola, Ancora 1993, p.736 ).

L’autore, nel primo secolo a.C., medita sulla storia del popolo eletto e vi scopre non più i segni di un Dio severo e vendicatore che condanna (come frequentemente si era pensato di  JHWH), ma i segni di un Dio paziente che educa con amore l’uomo, anche attraverso le prove. Perfino gli Egiziani, che gli Ebrei consideravano come malvagi, perché responsabili della schiavitù del popolo ebraico, un giorno saranno salvati. Il profeta Isaia diversi secoli prima aveva scritto: “In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti dicendo: “Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità” (Is 19,24-25).

Bellissimo è il racconto dei rabbini:  dopo il passaggio del Mar Rosso, gli angeli avrebbero voluto unire le loro voci a quelle degli israeliti che inneggiavano perché il Faraone e il suo esercito erano stati sommersi dalle acque. Ma il Signore intervenne e disse: “Come potete cantare mentre i miei figli stanno morendo? I flutti stanno inghiottendo le mie creature e voi volete intonare un cantico?”.

La gloria di Dio si manifesta nella sua misericordia verso tutti gli uomini: “Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento”. Per questa affermazione audace il libro della Sapienza dà una motivazione così semplice e illuminante, che non si può contraddire senza  rinnegare Dio o accusarlo di essere in contraddizione con se stesso:  “Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata”.

E allora, il peccato? “Tu risparmi tutte le cose perché sono tue “, e quando c’è il peccato che allontana da Dio (Sap 1,3) e produce la morte (Sap 2,24), allora “tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci, ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore”. Non si tratta di castighi, ma di medicine, e somministrate in piccole dosi (poco alla volta) !

Una lettura da non dimenticare, da ritagliarsi e da portare sul cuore per tirarla fuori quando le cose proprio non vanno: “Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento”.

 

  • SECONDA   TESSALONICESI

Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo. Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

                PAROLA DI DIO

La prima predicazione di Paolo aveva fatto credere ad alcuni cristiani che era imminente il ritorno glorioso del Cristo (cf 1 Tess.4,13–5,6, specialmente le parole: “Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore. non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, ad un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i  morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore”). L’apostolo, nella seconda lettera ai Tessalonicesi, reagisce  contro l’effervescenza misticheggiante, lo scompiglio, le esaltazioni, le illusioni sognanti, l’abbandono del proprio impegno. Tutto questo, infatti, mette in pericolo non solo la serenità delle coscienze, ma anche la realtà dell’impegno morale cristiano. Il tempo dell’attesa è importante in ordine alla crescita del corpo di Cristo. E Gesù   non è soltanto Colui che viene all’improvvisocome un ladro nella notte”, ma anche Colui che ci accompagna di continuo sulla strada verso il cielo e, camminando con noi, ci illumina, come ha fatto con i discepoli di Emmaus, ci toglie ogni paura riscaldandoci il cuore con la sua Parola.

Perché noi diventiamo degni della sua chiamata è necessario che Egli porti a compimento, con la sua potenza, ogni nostra volontà di bene e l’opera della nostra fede. È dunque necessario che noi Gli lasciamo la libertà di lavorare nella nostra vita. Ognuno   dica  dunque  a se stesso: Lasciati salvare, lasciati santificare!

 

  • LUCA

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».  Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

            PAROLA  DEL  SIGNORE

Gesù, in cammino verso Gerusalemme,  attraversa la città di Gerico. Questo passaggio gli dà l’occasione di precisare ancora una volta la sua missione: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”.

Un uomo perduto, e  a conoscenza di tutti in città, è  certamente Zaccheo. Un peccatore pubblico [un pubblicano!]. un personaggio sporco, perché gabelliere e perché al servizio degli occupanti Romani. Addirittura, il capo dei pubblicani.

Nel sistema di allora le tasse venivano appaltate. Uno appaltava la riscossione facendo un’offerta molto alta ai dominatori, e si rifaceva sui poveri per guadagnare quel che aveva speso e naturalmente molto di più. Zaccheo era strutturalmente un ricco iniquo. Su di lui non avrebbe scommesso nessun fariseo. E nessun giudeo, dal momento che,  come  esoso esattore, si era fatto ricco spillando soldi per conto dei Romani e per arricchirsi. Neppure Gesù, a prima vista, avrebbe scommesso su di lui, dal momento che poco prima aveva dichiarato: “Quanto è difficile per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio” (Lc.18. 24-25). A prima vista: infatti giustamente Gesù aveva aggiunto: “Quello che è impossibile agli uomini è possibile a Dio” (Lc.18, 27).

Arriva Gesù, la folla si accalca e, in mezzo alla gente, Zaccheo, che  “cercava di vedere quale fosse Gesù”. Ma era piccolo di statura e, per quanto si alzasse sui piedi e allungasse il collo, non gli riusciva vederLo.   Allora Zaccheo corse avanti e salì su un sicomoro. Sicuramente quelli che l’hanno visto hanno riso: l’alto funzionario, il capo dei pubblicani, che si comporta come un ragazzo! A causa di Gesù  Zaccheo ha rinunciato a tenere il suo ruolo di capo dei gabellieri. Accetta la sua vera statura. Il personaggio non si cura più di recitare la parte. Obbedisce al cuore. Se dinanzi agli altri è diventato ridicolo, agli occhi di Gesù si presenta come Lui desidera, cioè  aperto e disponibile.

Egli non vedeva Gesù. Ma Gesù ora vede lui. “Gesù alzò lo sguardo” e gli rivolse la parola che Zaccheo non avrebbe mai immaginato: “Oggi devo fermarmi a casa tua”.  Quel “oggi devo” esprime con forza la dedizione di Gesù alla sua missione e può richiamare quanto abbiamo ascoltato nella XX Domenica di quest’anno: “Sono venuto a  gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato e come sono angosciato finché non sia compiuto!” (Lc 12,49-50). Anche all’inizio della sua missione in Galilea Gesù aveva manifestato questa tensione vitale: “È necessario che io annunci la buona novella del regno di Dio anche alle altre città, per questo sono mandato” (Lc 4,43). Che schiaffo alle nostre stanchezze, ai nostri riduzionismi, alle nostre paure di essere coinvolti, alla nostra mancanza di slancio!

Zaccheo che cerca  si accorge di essere cercato. E avviene il miracolo della conversione e del perdono. Comincia per il capo dei pubblicani una nuova vita: “Io do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto”. La conversione implica una verifica concreta e sperimentale che si manifesta soprattutto nella solidarietà effettiva coi poveri e con le vittime dell’ingiustizia. A colui che  gli aveva domandato cosa fare per ottenere la vita eterna, Gesù non aveva  forse risposto: “vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli” (Lc.18,22) ?

Al fariseo che lo aveva invitato a pranzo, il Signore non aveva detto: “Date in elemosina… e tutto sarà puro per voi” (Lc.11,41) ?

A Zaccheo Gesù dice: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo”.

Oggi”: è ripetuto due volte (vv. 5.9) e sottolinea l’importanza del “momento presente” (“Ascoltate oggi la sua voce, non indurite il cuore “ Salmo 95,8). Importanza richiamata dall’annuncio del Natale (Lc.2, 11) e dalla parola di Gesù al ladrone pentito (Lc.23, 43).

Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”.  Queste ultime parole di Gesù sono il suo programma, che muove tutta l’ azione finora fatta e motiva la passione che sta per iniziare. La sua missione è donare salvezza a tutti, a cominciare dagli ultimi ! a cominciare da me! Infatti “Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io”, dirà Paolo (1 Tim.1, 1)

  “ Sali sull’albero, piccolo uomo,     /     tenta, Zaccheo, di vederlo passare;

più lo desideri, più tu lo cerchi,     /     più viene incontro e si lascia trovare

E chiunque tu sia, tu sempre confida:     /     anche se ricco, ti chiama e ti ama.

Sulla tua strada Egli passa, ma temi    /     perché potrebbe non più ripassare.

Solo che dove lui entra non può     /     nessuno rimanere com’era,

                          né la ricchezza restare di casa,     /     e tutto viene diviso coi poveri.     ( P. David M. Turoldo )

Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli  il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa’ che camminiamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto,
rendici degni della tua chiamata: porta a compimento  ogni nostra volontà di bene,
perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa
per condividere i beni della terra e del cielo.

Viene proclamato nella liturgia odierna: “ Tu, Signore, hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,  aspettando il loro pentimento”.

Il libro della Sapienza legge bene il cuore di Dio.

Tu credi alla bontà infinita di Dio, il quale ha compassione di tutti ?

Questa  compassione di tutti  non contrasta con i giudizi  e le condanne che noi esprimiamo sugli altri?

Il fatto che Dio chiuda gli occhi sui peccati degli uomini e aspetti il loro pentimento,  apre i tuoi occhi a riconoscere le braccia spalancate  per il perdono ?  e ti dà il coraggio di rispondere  positivamente a Colui che sta aspettando il tuo pentimento?

Rileggi lentamente  i  tre versetti di Luca: 15,7; 15,10; 23,39-43.

Nessuno può immaginare il disegno stupendo che Dio ha sulla nostra vita (farci diventare “figli nel Figlio”): ringrazia per questa sua chiamata  e prega e impégnati, perché Egli la porti a compimento.

C’è anche in te il desiderio profondo, anche ansioso, di  vedere quale fosse Gesù ?

Oppure Gesù è una cosa scontata, che tu non neghi, ma che non incontri ed è senza influenze sulla tua vita?

Il Vangelo non dice che Zaccheo, arrampicato sul sicomòro,riuscì a vedere Gesù. Racconta,  invece, che Gesù prese l’iniziativa, alzò lo sguardo e gli disse: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. Se da parte tua c’è l’impegno serio di incontrare Gesù, Gesù, che è sempre imprevedibile,  va anche oltre il tuo desiderio,  è Lui che ti viene incontro e rende la tua vita  significativa e stupenda.

Zaccheo capisce che cosa deve cambiare nella sua vita e non esita un istante, compie i passi concreti della sequela; e la salvezza entra in quel cuore e in quella casa. Ecco quello che spesse volte manca nella nostra vita: la risposta concreta e coraggiosa a quello che Dio ora domanda.

L’ “oggi” ripetuto due volte nel brano evangelico (Oggi devo fermarmi a casa tua”, “Oggi per questa casa è venuta la salvezza”) sottolinea l’importanza del “presente”, del “momento che stai vivendo”. A noi, spesso tentati dalla nostalgia o dal compiacimento del passato, e/o  protesi a sognare un futuro diverso,   viene sottolineata la responsabilità del momento presente, quello che stai vivendo. Come nell’Apocalisse il Signore dichiara di essere  “Colui che era, che è e che viene”  (Apoc 4,8).

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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