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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 18 ottobre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  20 ottobre 2013

Esodo 17, 8-13   /   2 Timoteo 3,14 – 4,2   /   Luca 18, 1-8

  • ESODO

In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm. Mosè disse a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini e esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio”.  Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani Israele prevaleva, ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

            PAROLA DI DIO 

Israele è in cammino verso la Terra Promessa. Sul suo cammino incontra difficoltà di ogni genere; non ultima, gli assalti e le imboscate delle tribù dei beduini di cui attraversa i territori. La pagina dell’Esodo ci racconta di Amalèk. Gli Amaleciti avevano commesso un crimine imperdonabile. Gli Israeliti che erano in cammino verso la Terra Promessa dovevano attraversare il loro territorio. Stanchi per il viaggio chiedevano solo un po’ d’acqua e gli Amaleciti, invece di aiutarli, li assalirono e uccisero i più deboli della retroguardia. Nel libro del Deuteronomio è scritto: Ricordati di ciò che ti ha fatto Amalèk lungo il cammino, quando uscivate dall’Egitto: come ti assalì lungo il cammino e aggredì nella carovana tutti i più deboli della retroguardia, mentre tu eri stanco e sfinito. Non ebbe alcun timore di Dio. Quando dunque il Signore, tuo Dio, ti avrà assicurato tranquillità liberandoti da tutti i tuoi nemici all’intorno nella terra che il Signore, tuo Dio sta per darti in eredità, cancellerai la memoria di Amalèk sotto il cielo. Non dimenticare! (Deut 25,17-19).

Il brano biblico non vuole essere un invito a chiedere a Dio la forza per uccidere i nemici. I popoli dell’antichità ritenevano che gli dei combattessero a fianco del popolo che li adorava. Gesù ci ha fatto capire che questa è una concezione di Dio antica e rozza.

L’episodio è proclamato nell’assemblea liturgica per il messaggio teologico che è facile cogliere: se uno vuole raggiungere obiettivi superiori alle sue forze, deve pregare, senza stancarsi. Certi risultati non possono essere raggiunti se non mediante la preghiera. Ci sono nemici che non ci permettono di vivere: l’ambizione, l’odio, le passioni sregolate.

Se lasciamo cadere le braccia oranti – cioè se interrompiamo la preghiera – questi nemici prendono il sopravvento e noi dobbiamo rassegnarci all’amara esperienza della sconfitta.

Ecco allora il salmo responsoriale: Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

 Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra  (salmo120/121)

“L’immagine delle mani alzate di Mosè durante la battaglia con Amalèk è assai eloquente. Mentre Giosuè combatte, Mosè prega, fa anche penitenza, essendo pesante e doloroso tenere per ore le mani alzate verso Dio. Così è fatta la cristianità: gli uni combattono fuori, mentre gli altri dentro – nel monastero o nella “cameretta chiusa” – pregano per i combattenti. L’immagine porta ancora più lontano: Aronne e Cur sostengono fino a sera le braccia di Mosè che tendono a cadere, così che Israele vince la battaglia. Le mani alzate degli oranti e dei contemplativi nella Chiesa devono essere sostenute, perché senza preghiera la Chiesa non può vincere, non nelle battaglie mondane, ma in quelle spirituali che le vengono richieste. Tutti noi dobbiamo personalmente pregare ed aiutare altri nella preghiera costante, e non affidarci all’attività esterna, se la Chiesa non vuole essere battuta nelle difficili battaglie del nostro tempo “ (Balthasar).

 

  • SECONDA A TIMOTEO

Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia; queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante  la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

            PAROLA  DI  DIO 

Quanti interrogativi accompagnano la vita dell’uomo!  Per quali valori conviene affaticarsi e magari giocare la propria vita?  Dobbiamo darci da fare per sopraffare gli altri oppure aiutare i più deboli? Quale valore dare al denaro, alla famiglia, ai figli, alla salute, al successo?  Le risposte che tu cogli tra la gente, anche quelle che tu avverti dentro di te, sono molte e divergenti. Che fare?

San Paolo suggerisce a Timoteo il punto di riferimento sicuro: le sacre Scritture. Esse danno indicazioni luminose, perché  il credente possa parlare agli altri e scoprire con loro il disegno di Dio  [“Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella  giustizia”].

Le Scritture  sono L’unico cibo nutriente e solido per la vita secondo lo Spirito. Le parole che l’apostolo qui scrive [Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia] costuiscono quel celebre passo paolino che viene usato nell’ambito della teologia dogmatica per affermare la divina ispirazione della Sacra Scrittura.

Dal momento che scrive a Timoteo, Paolo si riferisce direttamente all’Antico Testamento (conosci le Sacre Scritture fin dall’infanzia), ma è evidente che l’Apostolo celebra l’ispirazione divina della Parola. Ecco perché afferma che essa deve penetrare e unificare l’impegno di chi è dedito al ministero:  “Rimani saldo in quello che hai imparato”  dalle “Sacre Scritture”. Ogni pastore, ogni catechista, ogni animatore di comunità metta tutto il suo impegno per approfittare di ogni occasione al fine di annunziare il Vangelo: annunzia la Parola, insisti in ogni occasione opportuna o non opportuna.

È facile leggervi l’invito, per tutte le comunità, a non ridurre la vita cristiana a devozioni, alla ripetizione di riti e cerimonie religiose, ma a dare importanza allo studio e alla meditazione delle Sacre Scritture.

 

  • LUCA

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: “In una città viveva un giudice, che non temeva Dio  né aveva riguardo per alcuno: In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva : “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio  e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.   E Dio non farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

                PAROLA  DEL  SIGNORE

La pagina del Vangelo di Luca ci presenta un tema che è caratteristico della sua teologia: la preghiera. L’evangelista che sempre ha cura di sottolineare che tutta l’esistenza del Cristo è illuminata dalla preghiera, soprattutto nei momenti più decisivi della sua missione, pone ora l’accento sull’atteggiamento del discepolo nella preghiera e insiste sulla perseveranza: “Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”.

Se un giudice corrotto e duro di cuore (“non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno”), di fronte alle insistenze di una vedova indifesa, per liberarsi dalle sue continue insistenze, è pronto a cedere sino a farle giustizia contro il suo avversario, quanto più lo farà il giudice giusto e perfetto che è Dio! Con questa parabola provocatoria Gesù ottiene lo scopo di farci riflettere “sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”.

Nella parabola il “giudice” nella “città” degli uomini rappresenta l’ordine umano. Egli è disturbato dalla vedova e alla fine cede alle sue giuste richieste, non perché riconosce il suo diritto, ma per difendere, lui, la sua pace, per ritrovare la sua tranquillità: quella tranquillità che permette ai potenti di mettersi al di sopra degli altri e fare, alle spalle degli altri, i propri interessi. Il Vangelo direbbe: fare giustizia senza giustizia.

E’ così che funziona l’umanità. L’appello alla giustizia risuona da tutte le parti. Quando il rapporto di forza nella società gioca in favore di quelli che sono oppressi, si rende loro (provvisoriamente) giustizia: una giustizia senza giustizia, perché la relazione fra le persone e i gruppi resta fondamentalmente falsata.

Si risponde ai bisogni immediati per non rispondere al bisogno profondo.

La faccia è salva, ma ciascuno continua a prendere in giro gli uomini suoi fratelli ( e, quindi, anche Dio).

Dio “farà giustizia ai suoi eletti”. Cioè verrà a “renderci giusti”, a ristabilire la verità dei rapporti e rispondere al bisogno fondamentale, quello che si nasconde dietro i bisogni materiali.

Quando riteniamo che Dio non ci ascolti, siamo noi a pensare che egli si disinteressi di noi, come quel giudice che non aveva tempo da perdere con una vedova (l’esempio della categoria più indifesa). Il messaggio dell’imbarazzante parabola è luminoso: pregare senza stancarsi  vuol dire lottare, vigilare, tenere sveglia la fede in un Dio che c’è, che ci ama, che non sta ai nostri comodi ed ha, sicuramente,   una “logica” che non è la nostra, ma che è più grande del nostro stesso cuore (cf 1Gv 3,20).

E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? li farà aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente “.

Ma come si prega Dio?  Come se fosse un giudice che noi vogliamo costringere a darci quello che ci è dovuto? Oppure come Colui che può ristabilirci nella verità dell’amore? Ti metti dinanzi a Dio come uno che reclama o come uno che supplica?  Consideri Dio come Uno al tuo servizio o consideri te stesso al servizio di Dio?

Se è legittimo un dubbio, non è tanto da ricercare sul versante “Dio” quanto sul versante  nostro. E’ il senso dell’inquietante interrogativo finale: Gesù, vedendo la storia delle indifferenze umane, delle nostre freddezze e dell’incubo delle cose materiali, lancia questo sconsolato interrogativo: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? “.

“Sono parole che lasciano il futuro del mondo in uno stato di sospensione che ci divezza dagli atteggiamenti trionfalistici secondo i quali nel futuro il bene trionferà, la fede nella parola di Dio si dilaterà in tutto il mondo fino a che si faccia un solo ovile sotto un sole pastore! E’ un ottimismo di prospettiva che toglie alle nostre decisioni morali e alle nostre azioni quel senso acuto di responsabilità che invece devono avere … L’interrogativo di Gesù è in fondo un modo di riconsegnare agli uomini la loro responsabilità …  La giustizia di Dio non è una giustizia che strapiombi all’improvviso dall’alto, anche perché Dio passa attraverso la nostra libertà” (P.Ernesto Balducci).

Dio onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fedele,

perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito.

O Dio, che per le mai alzate del tuo servo Mosè hai dato la vittoria al tuo popolo,

guarda la tua Chiesa raccolta in preghiera;

fa’ che il nuovo Israele cresca nel servizio del bene e vinca il male che minaccia il mondo,

nell’attesa dell’ora in cui farai giustizia ai tuoi eletti, che gridano giorno e notte verso di te.

Le braccia alzate di Mosè non sono forse un segno eloquente  ed un impegno esigente per il vescovo e la sua Chiesa, per il sacerdote e la sua comunità, per gli sposi e la loro casa, per i genitori e i loro figli, per l’insegnante e i suoi alunni,  per  ogni credente e le persone del suo gruppo, del suo lavoro, della sua amicizia, del suo divertimento?

Se  nella fanciullezza e nella gioventù  hai ricevuto il dono di una buona educazione umana e cristiana, hai custodito e sviluppato in te il tesoro che ti è stato consegnato?

Dal momento che  tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare, affinché  ognuno di noi sia completo  e ben preparato per ogni opera buona,  non dovrei mettere più impegno per conoscere, approfondire, prendere come indicazione di vita la Parola di Dio? Essa sarebbe per  me  un “navigatore” sicuro per il quotidiano delle mie giornate e per le scelte importanti della mia vita.

Corri il rischio –  per la tua vita, per la tua famiglia, per la tua comunità – di  mettere al primo posto, non le sacre Scritture, ma le devozioni, i racconti miracolistici, le apparizioni,  le rivelazioni, le cerimonie religiose, eccetera?

Il  rivolgersi a Dio degli eletti  che gridano giorno e notte verso di lui, esemplificato nella parabola della vedova, lo ritrovi anche nei salmi [per es. “Pietà di me, Signore, sono sfinito. Guariscimi, Signore: tremano le mie ossa. Trema tutta l’anima mia. Ma tu, Signore, fino a quando?” Salmo 6,3-4;  “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?… Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me”  Salmo 22,1-2; “Svégliati! Perché dormi, Signore? Déstati, non respingerci per sempre “ Salmo 44,24-25] ed anche nei profeti  [ per es. “Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza!”  e non salvi? “  Abacuc 1,2; “ L’angelo del Signore disse: “Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di avere pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant’anni!”  Zaccaria 1,12 ).

Questo grido ininterrotto è gradito al Signore e fa dire al Risorto: se persino un giudice iniquo si decide a fare giustizia ad una povera vedova che lo ha importunato fino a rompergli l’anima, immaginatevi che cosa non fa per gli eletti il loro Signore!  li rassicurerà  dicendo:“sì, vengo presto”  (Apoc 22,20) a porgervi “gratuitamente l’acqua della vita” (Apoc 22,17) e, come afferma nel Vangelo,  farà loro giustizia prontamente.

Sapremo riconoscere il venire del Signore nel nascondimento dei segni e nella pazienza  dell’attesa?

Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? “. La domanda riguarda ciascuno personalmente e ciascuna Chiesa. La provocazione va accettata,  sapendo che il presente e il futuro della fede dipendono da noi.

Le parole sono uscite dal cuore innamorato di Cristo. Continuano ad uscire da quel cuore squarciato per amore sulla croce.  Quelle parole sollecitano una risposta di fede e di amore che sia desiderio ed attesa. Ed insieme, prontezza d’accoglienza con la gioia di essere arrivati, finalmente.

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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