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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 11 ottobre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  13 ottobre 2013

 Re 5, 14-17   /    2 Tim.2, 8-13    /  Luca 17, 11-19

 

  • SECONDO LIBRO DEI RE

In quei giorni Naamàn, il comandante dell’esercito del re di Aram, scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Eliseo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].  Tornò con tutto il seguito da [Eliseo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: “Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo”. Quello disse: “Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò”.  L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: “Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore”.

            PAROLA  DI  DIO

 

La tradizione giudaica custodisce il ricordo di molti miracoli di Eliseo, profeta d’Israele nel IX secolo a.C. La breve lettura dal 2° libro dei Re racconta la guarigione di Naamàn, capo di stato maggiore del re della Siria.  Per coglierne con più chiarezza il messaggio leggi nella Bibbia anche l’antefatto (2 Re 5,1-13).

Il racconto ci fa notare che l’azione di Dio splende anche presso popoli stranieri e nemici. Quando il popolo di Dio sembra sprofondare definitivamente nell’indifferenza, se non nell’abbandono della fede, è proprio uno straniero, guarito dalla lebbra dopo l’immersione  nelle acque del fiume Giordano, che viene a rendere gloria a Dio  e proclama: Ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele .

Questo personaggio,  autorevole e stimato presso il suo signore, il re di Aram,  giunge alla guarigione piena (la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto) attraverso la umiliazione e l’obbedienza.  Infatti, Naamàn alla ricerca della guarigione deve scendere dal re (v 6) al profeta (vv 8-9) e dal profeta al suo servo (v 10); deve passare dai fiumi meravigliosi di Damasco al piccolo fiume Giordano (vv.12.14) e dal desiderio di grandi rituali magici e spettacolari (v.11) al gesto semplice dell’immersione nel Giordano.

Lo straniero non solo è guarito dalla lebbra, ma diventa un convertito. ( il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore ).

Gesù citerà questa pagina biblica, dopo aver inaugurato la sua predicazione nella sinagoga di Nazareth, per  fustigare l’incredulità dei suoi compaesani (“Nessun profeta è bene accetto in patria”) e per sottolineare che è giunto il tempo in cui il Vangelo susciterà dovunque un popolo di credenti, perfino in mezzo ai pagani  (Lc. 4, 27).

Vale la pena di leggere anche il racconto che continua oltre la lettura. Nel suo cammino di fede Naamàn è solo agli inizi, si rende conto che troverà delle difficoltà. Lo inquieta un problema morale che egli  presenta al profeta Eliseo. “Il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio al altri dèi, ma solo al Signore “, ma quando il re che io ho l’incombenza di accompagnare nel  tempio di Rimmon, si appoggia al mio braccio, anch’io mi devo prostrare: “Il Signore perdoni il tuo servo per questa azione “.

Il profeta non si trincera dietro disposizioni giuridiche, non proferisce minacce contro incoerenze e compromessi. Sa di trovarsi di fronte ad un uomo in difficoltà, dal quale non si potrebbe pretendere immediatamente la perfezione. Perciò gli dice: “Va’ in pace”. Quasi raccomandandogli la fedeltà interiore, perché “l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1 Sam 16,7) ed “è dal di dentro, cioè dal cuore che escono i propositi di male “ (Mc 7,21)

 

  • SECONDA LETTERA A TIMOTEO

Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelti, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo pure lui ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

            PAROLA  DI  DIO

 

L’Apostolo Paolo, come è scritto nella seconda lettera a Timoteo,  si trova in prigione a Roma (soffro fino a portare le catene) ed è giudicato dai pagani come un malfattore, mentre i Giudei lo considerano un traditore. Ha già subito un primo processo durante il quale nessuno ha avuto il coraggio di presentarsi a testimoniare in suo favore (2 Tim 4,16). Molti amici lo hanno abbandonato o addirittura, ancora legati al legalismo e al particolarismo delle tradizioni ebraiche, si sono schierati contro di lui (2 Tim 4,9-15).  Dove trova, Paolo, la forza di testimoniare con fedeltà il Vangelo? La certezza della risurrezione del Cristo lo rende capace di affrontare qualsiasi difficoltà: “  Se moriamo con Lui, vivremo anche con Lui; se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo”.

Questa fede illumina di speranza il cammino della Chiesa, perché  la parola di Dio non è incatenata !

Per questo  al discepolo fedele Timoteo, “figlio carissimo”, che “notte e giorno ricorda nelle preghiere” (2Tim 1,2-3), l’apostolo Paolo dice quello che continuamente ripete a se stesso: Ricordati che Gesù Cristo è risuscitato dai morti!  E Lui, che è morto e risorto per noi, nonostante le nostre stanchezze e paure e la nostra mancanza di fede, Lui “rimane fedele”!

 

  • LUCA

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villeggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero ?”. E gli disse “Àlzati e va’ ; la tua fede ti ha salvato!”.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Nel racconto evangelico di Luca tutto sembra andare nel verso della normalità. I lebbrosi, infatti, erano costretti a vivere fuori della città. I villaggi e i luoghi dove abitavano erano considerati impuri, come i cimiteri. Tutte le malattie erano ritenute un castigo per i peccati, ma la lebbra era il simbolo stesso del peccato.  “Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento” (Lev 13,45-46).

Per questo i lebbrosi si sentivano rifiutati da tutti: dagli uomini e da Dio.

Ecco allora che i lebbrosi si fermano alla distanza prescritta dalla legge: “fermatisi a distanza, alzarono la voce dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Non gli chiedono la guarigione, ma solo che abbia compassione, che si intenerisca di fronte alla loro condizione disperata. Forse si aspettano soltanto un’elemosina.

Gesù rispettando la prescrizione levitica (Lev.14) ordina ai lebbrosi di presentarsi ai sacerdoti. La legge infatti stabiliva che chi si riteneva guarito da questa malattia si dovesse presentare a un sacerdote, il quale, dopo le opportune verifiche, decideva se riammetterlo o no nella comunità. I dieci lebbrosi dunque se ne vanno e, lungo la strada, si accorgono di essere guariti.

La guarigione non avviene immediatamente: i lebbrosi obbediscono al comando di Gesù e guariscono. Come Naamàn che obbedisce ad Eliseo e guarisce. Non è una preziosa indicazione anche per noi? Vuoi guarire? Obbedisci alla Parola del Signore. La guarigione dalle lebbre che ci tengono lontani da Dio non avviene di colpo: lo sappiamo e lo verifichiamo ogni giorno. La guarigione  è progressiva e richiede una vita intera.

Solo un lebbroso si libera dalle strettoie della legge: un Samaritano.  Forse non ha ben compreso l’ordine di Gesù oppure, proprio perché non giudeo, non ha  dato peso all’obbligatorietà della legge. “Vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo”.

Gli altri sono rimasti legati alla legge e non sono entrati nel mondo della gratuità e del rendimento di grazie.

I dieci lebbrosi gridano: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”.

Un samaritano, lodando Dio a gran voce, ringrazia ai piedi di Gesù.

La nostra vita è tra questi due gridi: l’invocazione di aiuto, il rendimento di grazie.

Il Samaritano “vedendosi guarito” loda Dio e “ai piedi di Gesù” ringrazia e “rende gloria a Dio”.

È proprio questo che fa la differenza. Dei dieci lebbrosi si dice: “mentre essi andavano, furono sanati”. Ma solo al lebbroso samaritano Gesù dichiara: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato”. Tutti sono guariti, ma uno solo, il samaritano riconoscente, è salvato.

Non sono stati guariti tutti e dieci ? E gli altri nove dove sono? ”. La domanda di Gesù all’unico lebbroso ritornato sui suoi passi per rendere grazie, apre una delle pause più lunghe del vangelo. Gesù aspetta i nove assenti e ripete anche a noi il lamento e l’aspettativa.

Anche nella liturgia sempre risuonano due gridi: “Signore, pietà” e “Rendiamo grazie al Signore nostro Dio”. Un lebbroso su dieci li esprime tutti e due. Uno su dieci va a Messa la Domenica: ogni Chiesa locale e, nella Chiesa locale, ogni uomo e ogni donna, è questo straniero, che ringrazia e, in qualche modo, rappresenta anche gli altri.

Ma, per comprendere, bisognava proprio essere stranieri rispetto al popolo della promessa? Paradossalmente l’appartenenza a questo popolo è stata per alcuni come una benda che ha dato una falsa sicurezza?  E se anche a noi capitasse di considerare un diritto quello che è soltanto un dono, addormentando in noi la capacità di stupirci e di ringraziare?

Fa’, o Signore, che la comunità cristiana non emargini i lebbrosi, ma li tocchi e li risani.

E  fa’ che ognuno di noi, stupito del dono che è Dio, continuamente ritorni a ringraziare.

Non siamo destinati a diventare quello che celebriamo, cioè “Eucaristia”,  ovverosia  “ringraziamento” ?

              Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore,

perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,

non ci stanchiamo mai di operare il bene.

O Dio, fonte della vita temporale ed eterna,

fa’ che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo,

ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede,

e la Chiesa intera sia testimone della salvezza

che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio.

 

È attraverso la umiliazione e l’obbedienza che il lebbroso Naamàn giunge a guarire dalla sua terribile malattia.  Tale cammino di Naamàn  non vale forse come indicazione preziosa anche per me?

Il profeta Eliseo  non giudica incoerente  e debole nella fede Naamàn, il quale prevede le difficoltà del suo servizio al re;  non lo accusa di incoerenza e di compromesso, ma gli augura un buon  cammino.  Questo Eliseo non può suggerire a tutti noi un atteggiamento di non giudizio delle persone, di pazienza nell’accompagnamento, di comprensione delle difficoltà, di speranza nonostante tutto?

Per il Vangelo l’apostolo Paolo soffre fino a portare le catene come un malfattore  ed afferma di sopportare ogni cosa per quelli che Dio ha scelti. 

C’è anche nella mia vita qualche sofferenza per il Vangelo?  Paolo parla della prigione;  scrivendo ai cristiani di Corinto  (2 Cor 11,22 – 12,13) enumera  con fierezza le persecuzioni che lo hanno colpito;  in seguito verserà il suo sangue in testimonianza.  Cosa posso portare io, dinanzi a Colui che per me è stato crocifisso ?

Per quelli che Dio ha scelti,  e che io ho incontrato e magari ho aiutato a scoprire la volontà di Dio a loro riguardo, sto sopportando qualche sofferenza, qualche fatica, qualche sacrificio?

La guarigione dei lebbrosi  non avviene immediatamente. Solo perché obbediscono alla parola di Gesù che ordina di mostrarsi ai sacerdoti  e  proprio mentre obbediscono, sono guariti.

Non ti pare un avvertimento anche per noi?  per guarire bisogna obbedire alla Parola, occorre muoversi secondo quello che Lui dice.

Non cediamo anche noi  alla tentazione del “subito”, del “tutto immediatamente” ?

La guarigione, come la crescita,  è progressiva. Occorre non dare scadenze  e  predeterminare i tempi.

Occorre solo non abbandonare la speranza e continuare a camminare con fiducia.

Lui ti aspetta, dietro la svolta.

Un lebbroso samaritano, accortosi della guarigione, torna indietro a ringraziare. Tu, ti rendi conto dei doni con cui il Signore accompagna la tua vita? Non è forse vero che siamo più attenti a quello che ci manca che a quello che abbiamo?

Solo mettendo nella nostra vita  la dimensione della gratitudine diventiamo consapevoli dei doni di Dio e ringraziando cresciamo nella capacità di goderne.

E tu sei, qualche volta, tra  i nove guariti che non tornano a ringraziare?

Se è così, ripeti al tuo cuore: il Signore aspetta il tuo grazie!

Gesù rimane sorpreso che la gente del suo popolo, pur abituata a leggere le Scritture ed educata dai Profeti, sia stata  preceduta da un samaritano nel riconoscimento del Messia di Dio. I pagani, gli eretici,  i peccatori,  nel riconoscimento dell’amore di Dio, qualche volta precedono noi che siamo più vicini, che leggiamo la Bibbia e frequentiamo la chiesa. Gesù lo sottolinea per dirti che proprio ti aspetta!

         Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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