Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 27 settembre 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  29 settembre 2013

Amos 6, 1.4-7   /  1 Timoteo 6, 11-16  /  Luca 16, 19-31

  • AMOS

Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri  sulla montagna di Samaria! Distesi su letti di avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio i testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti.

PAROLA  DI  DIO

 

Amos, il profeta contadino, “pastore e raccoglitore di sicomori”, non sopporta la vista di questi fannulloni che  banchettano, organizzano feste, poltriscono,  mentre i braccianti sfruttati faticano dall’alba al tramonto.  Il popolo d’Israele per generazioni e generazioni è vissuto sotto la tenda, come nomade; ora si trova in un periodo di floridezza e di stabilità  (noi diremmo : nella cosiddetta civiltà dei consumi). Per molti anni Dio ne ha preso le difese e l’ha aiutato, vedendolo umiliato ed errante. Ma ora l’élite si procura ricchezza e vita mondana con gozzoviglie celebrate dalle alte classi nei loro palazzi. “La vita oziosa e crapulona è dispiegamento e sperpero di ricchezze peccaminosamente ammassate e ostentazione di un lusso in nessun modo giustificabile (“ i letti d’avorio “). In modo particolare è stigmatizzato il gozzovigliare, accompagnato da scomposto schiamazzo, nel cui contesto (v.5) il riferimento a David, “l’amabile cantore d’Israele” (2 Sam.23, 1),  è carico di pesante sarcasmo” (N.Loss).

Pochi anni dopo questo grido di denuncia di Amos, nel 722 a.C., le armate assire di Sargon II  demoliranno interamente Samaria  e trascineranno i suoi abitanti nei campi di concentramento della Mesopotamia. È la terribile minaccia di Amos che conclude la breve lettura: “ Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi”.

Parole terribili contro i ricchi e i potenti! Parole mai udite prima in Israele. (cf  Fernando Armellini, Ascoltarti è una festa, Edizioni Messaggero  Padova 2009).

  • PRIMA A TIMOTEO

Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini l’ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen.

            PAROLA  DI  DIO

 

L’Apostolo Paolo traccia come una sintesi dell’intero discorso rivolto al discepolo Timoteo: “ Tu, uomo di Dio, evita queste cose “. Quali cose? Immediatamente prima aveva scritto: “l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono  procurati molti tormenti” (1Tim.6, 10).

Dunque, evita queste cose e tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna …”.

La vera giustizia consiste, secondo Paolo, nel collocare correttamente la propria vita dinanzi a Dio.

Infatti, nella misura in cui tu sei consapevole della tua debolezza e penetrato dalla certezza della misericordia divina,  puoi scoprire quale deve essere il tuo rapporto con i fratelli.

L’esortazione dell’apostolo che tralascia di parlare dei problemi della giustizia umana, può sembrare troppo esclusivamente religiosa e molto lontana dai problemi concreti del nostro mondo. In realtà,  essa  tocca il cuore del comportamento umano. La vera spiritualità è come la croce, un legno verticale ed uno orizzontale: una spiritualità volta totalmente all’uomo,  inchiodata ad una spiritualità che tende unicamente a Dio.  Nella misura in cui uno diventa consapevole della propria debolezza e profondamente penetrato dalla certezza della misericordia divina,  scopre, come credente, quale deve essere, quale deve diventare  il suo rapporto con i fratelli.  La “bella testimonianza”  di Gesù Cristo sollecita la nostra “bella professione di fede”  dinanzi a molti testimoni.

  • LUCA

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: “C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla mensa del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi tra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più. tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non popssono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo ripose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Il Vangelo di Luca sottolinea con vigore il tema della povertà e l’episodio di Lazzaro e del ricco epulone ne è un esempio luminoso.

Guardiamo il ricco. Non ha nome. Spesso questa parabola viene detta “parabola del ricco epulone” (“epulone”  vuol dire crapulone, uno che vive per banchettare). Si  parla solo della sua opulenza (“vestiva di porpora e di bisso”) e del suo comportamento (“tutti i giorni banchettava lautamente“), si parla solo di ciò che appare: egli non esiste che per quello che possiede.

Il povero, invece, ha un nome. In nessun’altra parabola Gesù assegna un nome ai personaggi. Il nome, Lazzaro, cioè Dio aiuta, dato ad uno straccione seduto per terra alla porta del palazzo di  un anonimo straricco, è una bella provocazione per la nostra fede. Lazzaro sembra morto: “giaceva alla porta”. Ma è affamato, “coperto di piaghe”, pieno di una gran voglia di vivere (“bramoso di sfamarsi”).

Spesso nella nostra società consumistica ed opulenta si fa al contrario: si dà  un nome al ricco, lasciando anonimo lo straccione. Fa sempre notizia – e ce ne accorgiamo dai giornali e dalla televisione – il potente che ha una barca di soldi, magari in una banca all’estero, mentre restano rigorosamente sconosciuti i poveri.  Ma per Dio è il povero a fare notizia (e storia), non il “Paperon de’ paperoni” che se la spassa spensieratamente.

Ma ecco la morte,  a dare verità alla vita.

Ella squarcia il velo delle apparenze e manifesta la realtà profonda.  Lazzaro è nel seno di Abramo, il ricco è sepolto nell’inferno. E’ il ribaltamento delle sorti!

Il ricco, che non aveva dato a Lazzaro neppure quello che cadeva dalla sua mensa, vorrebbe che Lazzaro ora gli portasse il refrigerio di poche gocce d’acqua.  Ma ciò è impossibile, non solo perché uno è nella consolazione e l’altro nel tormenti, ma anche perché c’è tra di loro “un grande abisso”.  Un grande abisso che è la separazione profonda tra “colui che era”, perché aspettava e aspirava a vivere, e “colui che non era”, perché riduceva se stesso a quello che possedeva: l’abisso tra l’esistente e il non esistente.  È scritto: “Ti si crede vivo e invece sei morto”  (Ap 3,1) .

Così la parabola non vuole tanto descrivere la condizione futura, quanto piuttosto denunciare la “non esistenza” attuale, il “non vivere da uomo” dell’uomo ricco. La sola presenza del povero avrebbe potuto spezzare il guscio della ricchezza che imprigionava il ricco, e provocare una comunicazione, ma questo non è avvenuto e così per il ricco epulone è finita.

La parola di Dio – Mosè e i Profeti – avevano ben indicato il luogo dove è in gioco il significato della vita: l’altro, il fratello, il povero. E’ lì che dobbiamo scegliere e impegnarci, e non illuderci contando su una “troppo tardiva ricerca del tempo perduto”.

Se non ascoltano Mosè e i Profeti”: senza ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio, neppure un prodigio come la risurrezione di un morto, può illuminare e indirizzare la vita in modo che non sia buttata via. Noi, come “i cinque fratelli” del ricco epulone, siamo nella situazione di poter fare ora una scelta di conversione.

 

“Tu sei il Povero, colui a cui manca ogni cosa,      sei la pietra senza riposo, il lebbroso scacciato

che si aggira al suono dei suoi campanelli    nei dintorni della città.

Poiché non hai nulla, come il vento,     la gloria riveste appena la tua nudità;

il povero vestito che l’orfano indossa tutti i giorni      è molto più bello – ed è suo …

E tutti gli infelici degli ospizi che cosa     sono in  confronto a te e alla tua angoscia?

Piccole macine soltanto, e non mulini –     che tuttavia macinano un po’ di pane.

Ma tu sei nella miseria più estrema,     sei il mendicante dal volto nascosto;

grande rosone della povertà,     eterna metamorfosi

dell’oro in luce solare.    Tu sei lo straniero furtivo

che non ha ritrovato il suo posto nel mondo,     troppo grande, troppo pesante,

ribelle ad ogni strumentalizzazione.     Tu gridi nella tempesta. Sei come un’arpa

che stronca chiunque la vuol suonare“.  ( R,-M. Rilke)

 

O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono,

continua a effondere su di noi la tua grazia,

perché, camminando verso i beni da te promessi,

diventiamo partecipi della felicità eterna.

O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone;

stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi,

poni fine all’orgia degli spensierati,

e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola,

per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno.

In che misura la nostra “società dei consumi”  influenza la nostra vita ?  La preoccupazione dei beni materiali condiziona la mia vita ?

La “bella testimonianza”  dell’amore che Gesù ci ha dato [amore fino alla morte e alla morte di croce] non dovrebbe stimolare di più una “bella professione di fede” da parte tua? Ma tu, consideri la tua vita come risposta a Colui che è morto per te sulla croce ?  Se ti impegnassi su questa linea rivestiresti di bellezza ogni momento della tua vita.

Anche nella nostra società  succede che si dia un nome e si abbia riguardo per le persone ricche, influenti, istruite e si lasci nell’anonimato  i poveri, le persone che non hanno  fama, autorità, influsso sociale.

Capita così anche a te?  Può un cristiano non considerare “persona”  anche uno straccione  o un povero ignorante?

Il povero Lazzaro fu portato in paradiso. Il ricco epulone fu sepolto nell’inferno. L’esito diverso della loro vita  dipende dagli atteggiamenti e dai comportamenti da loro scelti mentre vivevano nel tempo. Il destino dell’uomo si gioca tutto in questa unica irripetibile vita. Dopo,  ogni passaggio è impossibile.

Teniamo sempre presente questa responsabilità personale che riguarda il nostro domani?

La parabola , più che descriverci la nostra situazione futura, vuole denunciare la “non esistenza”  attuale del  ricco. È Il povero che,  con la sua stessa presenza, opera questa denuncia. Il povero potrebbe  aprire il guscio del ricco e provocare la comunicazione. Se questo non viene accolto, tutto è perduto.

“Le nostre orecchie non amano ascoltare certi messaggi  [come quello del ribaltamento definitivo delle sorti: Lc 16,26): non si tratta ovviamente di giudicare del destino di nessuno, che è opera esclusiva di un Dio che in Cristo è salvezza per tutti, quanto di non omettere di chiedersi in che misura ricchezza economica, bella vita, culturale e religiosa, non finisca per imprigionare in se stessi e in ciò che piace, al punto da rendere ciechi verso l’indigente e verso la Parola  al punto da non potere e da non volere essere risvegliati neppure da un Risorto dai morti (Lc 15,21). Luca non minaccia, ma avverte il rischio di abortire la vita”. (Giancarlo Bruni, Il suonatore di flauto, Servitium Editrice 2012)

La risposta di Abramo sulla fiducia nella capacità persuasiva dei miracoli è ferma e chiara: l’unica forza capace di staccare il cuore del ricco dai suoi beni e aprire gli occhi sul povero che gli è vicino, è la Parola di Dio. “Mosè e i Profeti”  era la formula con cui al tempo di Gesù, si indicava tutta la Sacra Scrittura. Solo questa Parola  può fare sì che il cammello passi per la cruna di un ago (Lc 18,25).

Qual è il posto che la Parola ha nella tua vita?

      Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

You must be logged in to post a comment Login