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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 2 agosto 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  4 agosto 2013

Qoèlet  1,2; 2, 21-23   /  Colossesi 3, 1-5.9-11  /   Luca 12, 13-21

  • QOÈLET

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male. Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

            PAROLA  DI  DIO

 

Attorno al 220 a.C. viveva a Gerusalemme un uomo saggio, il cui profilo è così  descritto: “Oltre ad essere saggio, Qoèlet insegnò al popolo la scienza;  ascoltò, meditò e compose un gran numero di massime. Qoèlet cercò di trovare parole piacevoli e scrisse con onestà parole veritiere” (Qo 12, 9-10).  Per tale motivo questo uomo saggio viene chiamato “Qoèlet, cioè “colui che riunisce l’assemblea”.

Qoèlet  vive in un tempo caratterizzato dal benessere e da una notevole attività economica. Ovunque si incontrano commercianti stranieri, si comprano e si vendono schiavi, bestiame, oro, perle preziose, resine profumate dell’Oriente, incenso di  Arabia. Molti Israeliti si lasciano affascinare dalla possibilità di arricchire, si appassionano alle nuove mode, non pensano che al denaro. Arrivano sino a rinnegare la fede e dimenticare la pratica religiosa.

Quest’uomo saggio ci avverte: le cose terrene sono inconsistenti, sfumano in un attimo, è vano affidare a queste la nostra speranza. Ogni realtà è intrisa di inquietudine e di affanno. In ogni tempo e non di rado capita  di vedere questo controsenso:  i beni che uno è riuscito a mettere insieme con arte, diligenza ed anche fatica possono alla sua morte essere ereditati  e dissipati da un fannullone.

Il messaggio di questa pagina biblica è sempre attuale, perché anche oggi c’è la tentazione di affidarsi alle  creature, ed è forte il rischio di consumare tutte le proprie forze e tutto il proprio tempo per cose che in realtà sono destinate  a scomparire.  Ma questo non è forse un un correre dietro al vento  (2,11) ?

Qoèlet consiglia un sano godimento di quanto ci offre la vita, ma non risolve gli interrogativi fondamentali sul senso della nostra esistenza e lascia aperta la strada al Vangelo.  Sarà Gesù a spalancare un nuovo orizzonte, insegnando a non chiudere la vita  nei limiti angusti del tempo.

 

  • COLOSSESI

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!  Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria, Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogna gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova con una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato. Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

            PAROLA  DI  DIO

 

Cercate le cose di lassù … pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra”. È un invito a disprezzare questo mondo e disinteressarci dei problemi materiali per rivolgerci solo al cielo?

Per comprendere bene queste parole dobbiamo tener presente che l’apostolo  Paolo sta parlando ai Colossesi  [i cristiani di Colossi] del Battesimo. Mediante il Battesimo il cristiano è morto alla vita antica (voi infatti siete morti ) ed ha accolto in sé  la vita nuova, che è Cristo stesso  (Cristo, la vostra vita ): una vita che però è un mistero, essendo  nascosta con Cristo in Dio,  ed è simile a quel “tesoro nascosto nel campo “ per il quale bisogna essere pronti a vendere ”tutti gli averi “ (Mt 13,44). Il nostro tesoro vero è Cristo. Lui è la nostra vita, la verità del nostro essere, il compimento della nostra esistenza, perché tutto ciò che noi siamo in Dio e per Dio lo dobbiamo a Lui, nel quale  “tutti i tesori sono nascosti “ (Col 2,3).

“Cercare le cose di lassù”, “pensare alle cose di lassù, non a quelle della terra” non significa trascurare i propri interessi e doveri terreni (lavoro, studio, famiglia, onesto guadagno, riposo e distensione necessari per il corpo e la mente, ecc.), ma farla finita e liberarsi sempre più profondamente di quella parte di noi stessi  che appartiene alla terra, e che l’apostolo indica concretamente con le parole: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che  è idolatria.

Questo  sottolinea  tutto l’impegno nostro perché il lievito di risurrezione, che col Battesimo è immesso nella massa della nostra vita,  progressivamente la pervada tutta, affinché anche noi possiamo essere manifestati con Lui nella gloria.

Lo stesso pensiero è illuminato dall’immagine del vestito: spogliàti dell’uomo vecchio, avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, a immagine del suo Creatore.  Che strana espressione:  l’uomo nuovo che si rinnova!  Ma l’espressione dice con chiarezza impegnativa che la novità ci pervade progressivamente, liberandoci via via da incrostazioni egoistiche, vecchie  abitudini negative, ombre e vuoti della vita quotidiana, in modo che Cristo sia tutto in tutti –  al di là delle razze (greco o giudeo), delle tradizioni  (circoncisione o incirconcisione ), delle culture  (barbaro o Scita ),  e delle condizioni sociali  (schiavo o libero ).

Infatti, Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo Amore, svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione (Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 22).

 

  • LUCA

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituto giudice o mediatore sopra di voi ? ”.
E disse loro: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché , anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”.
Poi disse loro una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così –disse- : demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”.
Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà ? ”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Malgrado qualche bisticcio, tra fratelli, in genere, ci si vuole bene. Fino a quando? Fino al giorno in cui siamo chiamati a dividere l’eredità. Di fronte al denaro e ai beni, anche gli uomini migliori, anche i cristiani, finiscono spesso per perdere la testa e diventare ciechi e sordi: non vedono che il proprio interesse e sono  pronti a calpestare  i sentimenti più sacri.  A volte, con l’aiuto di qualche amico riescono a mettersi d’accordo, ma altre volte,  invece, l’odio si protrae per anni e i fratelli arrivano a non parlare più tra loro.

L’evangelista Luca ci racconta  che un giorno  Gesù  venne scelto come mediatore per una questione di eredità.  Uno della folla disse a Gesù: “ Maestro, di’  a mio fratello che divida con me l’eredità”. E Gesù:

O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi? “.

Ma  perché il Maestro si è tirato indietro?   Avrebbe potuto appellarsi alle norme vigenti che, al tempo di Gesù, erano quelle stabilite dal Deuteronomio (21,15-17) o dal libro dei Numeri (27,1-11). Bastava  applicarle al caso concreto, magari filtrandole attraverso un minimo di buon senso. Perché non è voluto intervenire?

Gesù non ha voluto aiutare il singolo caso concreto per andare alla radice del problema: “Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni”.

Ecco chiaramente indicata la causa di tutti mali: la bramosia del denaro, la volontà di arraffare le cose.  I dissensi – tra persone, tra familiari, tra popolo e popolo – sorgono quando ci si dimentica di una verità elementare: i beni di questo mondo non appartengono all’uomo, ma a Dio che li ha destinati a tutti. Tu possiedi, non per difenderti dagli altri, ma per condividere con gli altri. Infatti   “le troppe disuguaglianze economiche e sociali, tra membri e tra popoli dell’unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono contrarie alla giustizia sociale, all’equità, alla dignità della persona umana, nonché alla pace sociale e internazionale” (GS, 29).

Qui appare chiaramente non il disprezzo di Gesù per i beni materiali, ma la sua libertà dinanzi ad ogni bene terreno  e il suo amore per tutti gli uomini.

Per chiarire meglio il suo pensiero racconta una parabola, la piccola storia di un uomo ricco a cui la campagna aveva dato un buon raccolto. La parte centrale del racconto è costituita dal lungo ragionamento che il ricco agricoltore fa con se stesso.

Bisogna riconoscere che è un uomo previdente, ottiene ottimi risultati ; è anche fortunato e benedetto da Dio. Non si è arricchito commettendo ingiustizie. Raggiunto il benessere, decide di ritirarsi per un meritato riposo. Non progetta bagordi o dissolutezze, desidera solo una vita tranquilla, comoda e beata.

Come mai Dio gli dice: “Stolto” ?

Nel suo euforico soliloquio quell’uomo ricco parla di cifre, piani economici, investimenti, che occupano tutto il suo “oggi”. Usa cinquantanove parole; di esse ben quattordici sono riferite a  “io”  e “mio”. Tutto è suo. Esistono solo lui e i suoi beni. Nella sua mente non c’è posto per altri, tanto meno per Dio. I beni  sono un idolo, il quale ha creato il vuoto intorno a lui. E soprattutto dentro di lui.

Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?”.  Queste parole, pesanti come pietre, ci fanno capire che è stolto chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio.

L’accecamento dei beni produce questi due guai.

Il primo è accumulare beni per sé senza pensare agli altri. Incompatibili con il Vangelo sono la cupidigia, la bramosia folle del possesso, il ripetere ossessivamente quel maledetto aggettivo “mio”  che esclude gli altri.

Il secondo guaio è escludere dalla propria vita Dio, sostituendolo con  il “dio quattrino”.

 Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,

e assisti il tuo popolo che ti riconosce suo pastore e guida;

rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato.

O Dio, principio e fine di tutte le cose,

che in Cristo tuo Figlio che hai chiamato a possedere il regno,

fa’ che operando con le nostre forze a sottomettere la terra

non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo,

ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te.

Corri anche tu il rischio di consumare tutto il tuo tempo e le tue forze per cose che sono destinate  a scomparire?  Non  corri anche tu  dietro al vento  (2,11) ?

Dio Padre ci ripropone continuamente nel Cristo la nostra altissima vocazione (GS, 22) al di là di ogni differenza di razza, tradizione, cultura  e condizione sociale.

Proprio per questo dobbiamo crescere continuamente verso di Lui, il FIGLIO, per diventare anche noi figli, i quali s’impegnano ogni giorno e ogni momento per assomigliare sempre di più a Lui che è il Primogenito del Padre.

Gesù  è  sempre  la calamita che attrae la tua vita ?

Conosci anche tu famiglie che si sono sgretolate per via dei soldi?  Contese ereditarie che hanno diviso drammaticamente persone legate da vincoli di sangue strettissimi?

Sembra impossibile, eppure anche uomini buoni, anche cristiani, per via del denaro, diventano ciechi e sordi, sino al punto che il proprio interesse – si direbbe “interessaccio” – arriva ad annullare persino i legami di amicizia, parentela, stima, ecc.

Non dimenticare mai che nessuno è di suo vaccinato contro questa terribile “influenza”.

Fai attenzione: perché la parabola ci riguardi non è necessario possedere campi  o avere un conto in banca. Gesù non mette in  guardia  semplicemente chi ha molti beni, ma chiunque accumula per sé. Si possono avere pochi soldi ed avere il cuore dell’ uomo ricco della parabola ed essere così tra coloro che il Vangelo giudica stolti.

Ti pare di essere libero da questa “stoltezza” ?

L’uomo ricco della parabola è uno che s’impegna, che ottiene ottimi risultati, che è benedetto da un raccolto abbondante, che è previdente, che non programma bagordi o dissolutezze, ma semplicemente una vita tranquilla, comoda, senza preoccupazioni.

Perché il Signore lo chiama “stolto” ?  dov’è che ha sbagliato ?

Purtroppo, quest’uomo ha sbagliato perché non pensa che a sé e ai suoi beni.  Nella sua mente non c’è posto per altri, tanto meno per Dio.  Chi sceglie di servire  il “dio quattrino” si condanna alla solitudine più triste: rimane solo col peso dei suoi soldi.

Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).  Dio è il tuo tesoro?  Dio vuole diventarlo !

Se lo vuoi anche tu,  allora devi essere come attratto e rapito dalla chiarezza che risplende in Gesù (non ha egli detto: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” ?  Gv 14,9): “ l’infinita ricchezza di Dio consiste nella sua dedizione e autoalienazione, dunque il contrario di ogni voler avere “  (Hans Urs von Balthasar).

          Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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