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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 19 luglio 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  21 luglio 2013

Genesi 18, 1-10     /     Colossesi 1, 24-28      /      Luca 10, 38-42

 

  • GENESI

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben  per questo che voi siete passati dal vostro servo”. Quelli dissero: “Fai pure come hai detto”.
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “ Presto, tre sea [misure] di fior di farina, impastala e fanne focacce”.  All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. Rispose: “ È là nella tenda”.
Riprese: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”.

            PAROLA  DI  DIO

 

L’ospitalità presso i popoli antichi  è sacra. La gratuità è la caratteristica dell’ospitalità autentica. Abramo ne è luminoso modello. Così racconta il libro della Genesi. Abramo era seduto all’ingresso della tenda e stava riposando nell’ora più calda del giorno. Appena vide che  tre uomini stavano in piedi presso di lui, scattò verso di loro, corse loro incontro, si prostrò fino a terra, pregandoli di fermarsi. Li fa accomodare sotto l’albero e fa portare dell’acqua per rinfrescarsi i piedi. Li prega di rifocillarsi prima di riprendere il cammino. Perciò chiama Sara e le ingiunge di preparare sollecitamente delle focacce. Egli stesso corre all’armento e sceglie un vitello tenero e buono e lo fa preparare dal servo. Poi lo offre agli ospiti con panna e latte fresco.

Questo particolare menù ha dato più di un grattacapo ai rabbini, perché una norma giudaica sugli alimenti proibiva di associare durante lo stesso pasto carne e latticini. Si può spiegare col fatto che questa legge è venuta molto tempo dopo Abramo? Oppure significa che la premura per gli ospiti può suggerire di andare anche oltre il precetto?

L’ospite è sacro: mentre quelli mangiano,  Abramo sta in piedi  sotto l’albero.

Le due scene – la sonnolenza dell’ora più calda del giorno e la premurosa agitazione dell’accoglienza – dipingono bene la prontezza e la generosità dell’accoglienza. La quale tanto piacque a Dio che ad Abramo concesse il favore più grande che il patriarca potesse desiderare: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora, Sara, tua moglie, avrà un figlio”.

Il cristiano ha imparato da Gesù che in ogni povero è Dio che chiede di essere accolto.  Così, a chi bussa alla nostra porta per chiedere un favore siamo chiamati a riservare attenzione, ascolto e finezza, mentre la tentazione è quella di mandarlo via subito come uno scocciatore.  Dice Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,31-46).

Nell’arte orientale (pensa alla Trinità del Rublev) questo episodio viene presentato come preannuncio della santissima Trinità (infatti il testo dice:  Il Signore  apparve ad Abramo … Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi  presso  di lui ].  S. Ambrogio e S. Agostino commentano: “Ne vide tre, ne adorò uno”.

 

  • COLOSSESI

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne,a favore del suo corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

            PAROLA  DI  DIO

 

Secondo Paolo che, anziano e prigioniero, scrive ai cristiani di Colossi, due sono le caratteristiche essenziali che identificano il discepolo: l’imitazione di Cristo  e l’annunzio del mistero che ci è stato rivelato.

La prima caratteristica è indicata dal versetto iniziale: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa”.

Prima Paolo si consumava nei viaggi, ora è costretto all’inazione:  non importa!  La fede gli fa scrivere parole audaci. Cristo ha patito come capo per tutto il corpo, e  nulla manca a questo patire, anzi è in sovrabbondanza di misericordia e di benedizione.

Ma in quanto Cristo è “capo e corpo – il Cristo totale – il corpo deve prender parte alla passione di Cristo.  Sant’Agostino aveva già applicato questa partecipazione alla sofferenza di Cristo a tutti i cristiani, che, in comunione col Signore come suo corpo, soffrono per l’intera comunità umana perché sia purificata  dal male.  Per questo Pascal scriveva: “Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo”.

Nella misura in cui l’apostolo è chiamato a realizzare la Parola (“sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua Parola: v.25), è anche destinato a compiere in sé la passione e la persecuzione che il Cristo ha dovuto attraversare. Questa passione è sempre quella del Cristo, perché il Cristo vive ora nel suo apostolo chiamato a condividerne l’esistenza.

La seconda caratteristica  è l’impegno missionario e pastorale. Il contenuto è unico: “il mistero”, il progetto salvifico universale che Cristo ci ha rivelato. Anche lo scopo della predicazione è unico: condurre tutta l’umanità ed ogni singolo uomo alla perfezione davanti a Dio: “rendere ciascuno perfetto in Cristo” (v.28).

Per questo il cristiano sempre e interamente offre tutto quello che ha e tutto quello che è.

  “Cristo, Mistero di Dio,   /   Cristo, il più umile figlio dell’ uomo

dell’unico uomo perfetto /  tu che solo sai cosa è dentro l’uomo

e dai un senso ad ogni storia,   /   donaci la fede di Paolo

                 per annunciarti come lui ti annunciava,    /    e il Padre che tu riveli sia creduto

        come l’Iddio di tutte le genti.  Amen. (P.David M.Turoldo)

 

  • LUCA

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villeggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella  mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Luca ci presenta Marta come la padrona di casa. colei che accoglie  Gesù “nella sua casa”.

L’evangelista la presenta tutta presa dalla preoccupazione di accogliere e di accogliere bene: sembra che ne vada di mezzo il suo prestigio, non vuol fare una brutta figura!

Maria, invece, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.

L’interpretazione tradizionale ha ridotto queste due figure femminili a simbolo del lavoro (Marta) e della contemplazione (Maria). Già Origene diceva: “Marta simboleggia l’azione; Maria la contemplazione”,  anche se si affrettava ad aggiungere che  “l’azione e la contemplazione non esistono l’una senza l’altra”.

Occorre tener presente che questa distinzione fra azione e contemplazione a proposito di Marta e Maria non è una giusta interpretazione del brano evangelico. Potremmo anche dire: le due sorelle non hanno che una unica preoccupazione comune: ricevere bene i loro ospiti e dividersi i compiti in funzione di tale servizio: Marta pertanto si occupa della cucina, mentre Maria si mette in ascolto del Maestro. Doveri complementari di una medesima carità e di una comune ospitalità.

Ma l’insegnamento non è tanto contenuto nella diversa “professione” o nel settore differente d’impegno delle due donne, quanto piuttosto nel loro atteggiamento di fondo.

A Marta viene rimproverato di essere “affannata ed agitata”; Maria viene lodata perché ha messo al primo posto l’ascolto della Parola. Marta, sovraccarica , chiede aiuto alla sorella: in questo momento l’ospitalità perde il suo equilibrio, e Gesù glielo ricorda, mostrando come le cure materiali stiano prendendo il sopravvento. “Gesù – ci dice Santa Teresa di Gesù Bambino in un suo Manoscritto autobiografico – non disapprova  i lavori di Marta, che anche la sua divina madre ha compiuto umilmente per tutta la vita,  perché doveva preparare da mangiare per la sacra famiglia. Ciò che vuol correggere è soltanto l’inquietudine della sua ardente ospite”. L’episodio, quindi, non è la celebrazione della superiorità della contemplazione sull’azione, ma è il richiamo esigente all’ascolto della parola, che deve precedere, alimentare e sostenere ogni scelta religiosa ed umana.

Del resto, l’espressione “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”  ha anche un valore tecnico ben preciso. In quel tempo indicava che uno faceva parte dei discepoli di un rabbino; era applicata a chi partecipava ufficialmente e regolarmente alle sue lezioni. Paolo, per esempio, ricorda con orgoglio: “Io sono stato seduto ai piedi di Gamaliele” (At22,3), cioè, “sono stato discepolo del più famoso maestro del mio tempo”.  Dunque, la donna non è riconosciuta semplicemente per il servizio nella casa, ma anche come “discepola” del Maestro Gesù. L’espressione per noi, oggi, non appare per niente strana.

Ma, a quel tempo, nessuno avrebbe mai accettato una donna fra i suoi discepoli. Dicevano i rabbini: “È meglio bruciare la Bibbia che metterla in mano ad una donna”. Essendo questa la mentalità del tempo, è facile capire quanto sia stata rivoluzionaria la scelta di Gesù di accogliere fra i suoi discepoli anche le donne (Lc 8,1-3). È l’inizio del mondo nuovo, quello secondo Dio: Gesù denuncia e supera tutti i pregiudizi e le discriminazioni di sesso e di razza.

Inoltre, accogli l’avvertimento: se il tanto lavoro febbrile, che spesso ci caratterizza, viene disgiunto dalla Parola, la nostra vita diventa  affanno, confusione, nervosismo, come quello di Marta. Quindi, anche l’impegno apostolico, le scelte  comunitarie, i progetti pastorali, se non sono guidati dalla Parola rischiano di essere rumore vano, scomposto agitarsi, correre di qua e di là, ma  non servire il Vangelo e la causa dell’uomo.

Maria viene elogiata, non perché non lavora e non aiuta la sorella, ma perché ha messo al primo posto l’ascolto del Maestro. Il tema è caro all’evangelista Luca, che individua in un’altra Maria, la Madre di Gesù, il modello perfetto dell’ascolto: udire e conservare nel cuore,  meditare attendendo ulteriori illuminazioni (Lc 2,19), magnificare (Lc 1, 46s) e mettere in pratica (Lc 1, 38).

Le due Marie diventano così chiave di lettura  del mistero e del dover essere della Chiesa: casa dove la Parola è ascoltata, accolta, cantata e vissuta.

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua grazia,

perché, ardenti di fede, speranza e carità, restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.

Padre sapiente e misericordioso, donaci un cuore umile e mite,

per ascoltare la parola del tuo Figlio che ancora risuona nella Chiesa, radunata nel tuo nome,

e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli.

 I nostri vecchi raccontano che nel paese le porte delle case restavano aperte, oppure la chiave era lasciata infilata nella porta: segno di fiducia e di prontezza nell’accoglienza. Oggi, le condizioni socio-culturali sono diverse, ma bisogna chiedersi se la chiusura riguarda solo le porte oppure anche il cuore.

Poiché noi siamo stati accolti dal Signore, anche noi dobbiamo accogliere con generosità, ascolto, finezza chiunque bussi alla nostra vita o semplicemente incontriamo bisognoso di aiuto, secondo l’insegnamento della parabola del buon samaritano. Perché non ci accada che un giorno il Signore ci dica: “Ho bussato, ma tu non mi hai aperto”, “Avevo bisogno, ma tu non mi hai aiutato” (cf Mt 25, 31-46).

Ascolta l’apostolo Paolo: “Accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio” (Rom 15,7).

Prova a rileggere lentamente le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Colossi: sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi. Parole audaci e palpitanti di amore.

Ti è mai capitato di farne esperienza nella tua  vita?  Soffrire, ma convinto e lieto  di essere in comunione più profonda col Cristo. Te la senti di chiedere questa grazia per la tua vita?

Marta riceve un amorevole rimprovero da Gesù, non perché si è data da fare per accoglierlo in casa, ma perché si è fatta prendere dall’agitazione [ti affanni e ti agiti per molte cose].

Capita anche a te di essere agitato nei tuoi impegni?

Maria, con la scelta di mettere al primo posto l’ascolto della Parola e quindi la preghiera e la contemplazione, insegna a non farci prendere dagli impegni di lavoro sino al punto di trascurare il rapporto col Signore, che invece riveste importanza primaria per la mia vita e il mio lavoro.

C’è anche per me il rischio di quella che una volta veniva chiamata l’eresia dell’azione.

Marta è “distolta”  dall’ascoltare il Maestro, “affannata” nel compiere il suo servizio, anche “risentita” con la sorella che l’ha lasciata sola a servire.

Queste parole indicano qualcosa che c’è anche nella tua vita?

Il brano termina con le parole di Gesù a Marta. Non può darsi che il dialogo sia continuato? Ma Luca non lo riferisce, quasi a sottolineare il silenzio di Maria.  Lungo tutto il racconto Maria non dice una parola, nemmeno per difendersi, chiarire la sua posizione, spiegare la propria scelta.

Spesso il silenzio è la parola più forte, la migliore risposta, la difesa più efficace della verità.  E  la custodia più sicura  della pace.

C’è, nella tua vita, questa capacità di silenzio?

Data la mentalità del tempo, è facile capire quanto sia stata rivoluzionaria la scelta di Gesù di accogliere tra i discepoli anche le donne. Luca lo sottolinea (Lc 8,1-3). È l’inizio del mondo nuovo: tutti i pregiudizi, le discriminazioni fra uomo e donna – retaggio del peccato ed eredità di una cultura pagana – vengono denunciati e superati da Gesù.

Nella Chiesa e nel mondo, ci sono ancora passi da fare, conversioni da compiere? Secondo te, quali?

          Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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