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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 28 giugno 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica  30 giugno 2013

      1 Re 19, 16.19-21     /     Gal.5, 1.13-18      /       Lc.9, 51-62

 

  • PRIMO LIBRO DEI RE

In quei giorni, il Signore disse a Elia: “Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto”.
Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi avanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre e poi ti seguirò”.    Elia disse: “ Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”.
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

            PAROLA  DI  DIO

 

Il profeta Elia, il profeta “simile al fuoco”, la cui parola “bruciava come fiaccola” (Sir 48,1), vive in tempi di grande benessere economico e di preoccupante corruzione religiosa e morale. Il re Acab si è sposato con Gezabele, una principessa straniera che ha portato in Israele il culto dei suoi dei  ed insieme un regime di violenza e persecuzione contro i suoi oppositori. Anche il profeta Elia è costretto a fuggire all’estero: eccolo,

prima, a Sarepta di Sidone e, dopo la sfida con i sacerdoti di Baal, la fuga nel deserto fino al monte Oreb [rileggere interamente il ciclo del profeta Elia nei capitoli 17, 18, 19  del 1 Re ]. Ormai vecchio e stanco, Elia ha bisogno di qualcuno che prenda il suo posto e Dio gli indica chi sarà il suo successore: “Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto “.

 Un giorno, mentre questi, Eliseo, si trovava intento nel faticoso lavoro dell’aratura, Elia, “passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello”.  Il mantello era considerato parte della persona che lo indossava. Si riteneva che in esso fossero concentrati la forza e i poteri straordinari del suo proprietario  e, nel caso, rappresentava  il carisma profetico;  gettato sulle spalle del prescelto, rappresentava una specie di investitura. Infatti, Eliseo, proprio per un prodigio operato col mantello di Elia, fu riconosciuto come suo successore  (2 Re, 2, 14-17).

Ad Eliseo, pur sottolineando la responsabilità della chiamata [“Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te” ] è lasciato un po’  di tempo per “baciare padre e madre” e celebrare un pasto di addio. Qui  Eliseo mostra chiaramente la decisione di abbandonare tutto rinunciando definitivamente alla vita di ricco agricoltore: uccide un paio di buoi, brucia gli attrezzi della sua antica professione e su questo fuoco arrostisce la carne da distribuire ai presenti come gesto di commiato. Quindi – dice il racconto – si alzò e seguì Elia entrando al suo servizio.

Per l’Antico Testamento si tratta di una rigorosa obbedienza ad una chiamata di Dio mediata dal profeta Elia, la quale diventa modello di prontezza e generosità per ogni vocazione: dalla vocazione alla vita cristiana a quella di consacrazione religiosa  o  di ministero sacerdotale.

Ogni vita, senza nessuna eccezione, cresce in positivo nella misura in cui è risposta alla chiamata di Dio.

Ti sei mai reso conto del mantello che il Signore ha gettato sulle tue spalle?

In verità, tu sei rivestito di più che di un mantello: tu, per il Battesimo, sei rivestito di Cristo.

 

  • GALATI

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siete invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non  distruggervi del tutto gli uni gli altri !
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne.  La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

            PAROLA  DI  DIO

 

I Galati hanno abbracciato con entusiasmo il Vangelo, ma, ingenui come sono, si sono poi lasciati abbindolare da alcuni fanatici venuti a predicare la necessità di osservare le pratiche esteriori imposte dall’antica Legge. “O stolti Galati – scrive Paolo – chi vi ha incantati?” (Gal 3,1).

Queste osservanze esteriori chiudono la persona in un sistema di pratiche che necessariamente generano angoscia,  ottundono la sensibilità del cuore con la materialità dell’osservanza della Legge, ti rendono prigioniero delle cose e bloccano il rapporto della persona col suo Signore e Dio: questo è l’unico rapporto che libera tutte le tue energie e ti fa crescere verso la pienezza della tua vita, a cominciare dalla gioia profonda del cuore.

Paolo scrive con forza che il cristiano è un uomo libero: non è sottoposto a nessun gioco, che non sia quello dell’amore. È questa la libertà verso la quale “Cristo ci ha liberati”.  Nota bene: “libertà verso la quale ecc.”: perché la nostra vita è un impegno e uno sforzo continuo per far crescere in noi quella libertà che è dono di  Cristo. Essere liberi non significa poter fare qualunque cosa, perché la vera libertà è la libertà dell’amore, che consiste nel servizio del prossimo (“siate a servizio gli uni degli altri”).

        Quale contrasto con la situazione della comunità dei Gàlati, che si combattono e si dilaniano a vicenda!

Con loro l’apostolo Paolo è sarcastico: “se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”. Allora, come  adesso, anche nella Chiesa,  è facile trovare la contesa, il risentimento, l’aggressività, la piccineria del parlare alle spalle, il compiacimento del raccontare i difetti degli altri e la cura attenta a sottolineare i loro limiti.

Ma tutto questo nasce dalla carne, cioè dalla natura umana con le sue cattive inclinazioni, che sono evidentemente contrarie ai desideri  dello Spirito.  La libertà non ha nulla a che vedere con il rilassamento morale, che è licenza di fare quello che ci piace, cioè  “un pretesto per vivere secondo la carne”.

Per essere liberi,  dobbiamo superare la contraddizione che portiamo in noi stessi:  contraddizione così espressa da Paolo nella lettera ai Romani (7,19): “io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”.

Se vi lasciate guidare dallo Spirito”, supererete i desideri della carne, cioè non sarete più schiavi dell’impero pagano della “carne”   e vi libererete anche dalla schiavitù generata dall’impero umano della legge.

Gesù dopo l’ultima cena disse ai discepoli: “Lo Spirito prenderà del mio e ve lo annunzierà… vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto…vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv.15, 26; 16, 13-14).  Aveva già detto a quei Giudei che gli avevano creduto:Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv.8, 31-32).

La libertà di Cristo è quella di far sempre la volontà del Padre:  seguire il suo esempio  rende “veramente liberi”: liberi dentro, di fronte a tutto e di fronte a tutti.

 

  • LUCA

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Séguimi”. E costui rispose: “Signore,  permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i  morti seppelliscano i loro morti”; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”.
Un altro disse: “ Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

La sezione più originale del Vangelo di Luca,  che comprende praticamente dieci capitoli (9, 51-19, 18), ha inizio col brano evangelico odierno. Si tratta di un lungo viaggio verso Gerusalemme che non è solo  una lunga marcia geografica e spaziale, ma spirituale e teologica verso il destino ultimo del Messia.

L’inizio, che è anche il prologo di tutta la sezione, ha un’andatura solenne, a dimostrare l’importanza teologica degli avvenimenti che stanno sullo sfondo: stanno per “compiersi” i giorni in cui Gesù sarà “tolto” dal mondo, ed egli si dirige “decisamente” verso la Città Santa, mandando “messaggeri davanti a lui”.

Il richiamo a Lc.9, 31 è inevitabile: “Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, – accanto a Gesù trasfigurato sul monte – parlavano del  suo esodo  che stava per compiersi  a Gerusalemme”.

Per dire che Gesù sarà “tolto” dal mondo, Luca usa il termine “analèmpsis” [assunzione: fu assunto],  che evoca il rapimento di Elia (2 Re 2; 9-11), la sorte del “Servo di Jahvé” (Is.41, 1) e specialmente l’ascensione di Gesù al cielo (At.1, 2. 11: cfr. anche l’Apocalisse 12, 5). La vocazione di Gesù ha come sbocco definitivo non la morte, ma attraverso la morte nella Pasqua. In questa cornice si comprende anche la vocazione cristiana che è, sì, un “perdere”, ma un “perdere” per “trovare”.

La ferma decisione di Gesù nell’avviarsi per questa strada è ben espressa dal verbo greco (alla lettera: “indurò la faccia”), tradotto ora in italiano “prese la ferma decisione” di mettersi in cammino verso Gerusalemme”. E’ forte il richiamo alle parole del Servo di Dio in Isaia (50, 7): “ Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.

Gesù porta a termine la missione affidatagli dal Padre in una drammatica solitudine. E’ vero che è circondato dai Dodici e dal nutrito gruppo dei discepoli (altri settantadue, ci dice Luca 10, 1), ma tutti gli vanno dietro come frastornati dai suoi annunci di passione (primo annuncio Lc.9, 21-22; secondo annuncio Lc.9, 44-45).

I messaggeri che lui ha mandato avanti in un villaggio di samaritani a predisporre vitto e alloggio per tutti, registrano con amarezza un netto rifiuto. Era chiaro che la comitiva si dirigeva verso Gerusalemme per la celebrazione pasquale: in questa occasione si acuiva la secolare inimicizia tra ebrei e samaritani a riguardo del  “luogo dove bisogna adorare”,  come appare anche nell’episodio della donna samaritana (Gv.4, 9.30).

Ma al di là dell’astioso malgarbo dei samaritani, affiora il tema lucano di Gesù che alla nascita non trova posto (Lc.2, 7) ed è rigettato anche a Nazareth dai suoi compaesani (Lc.4, 14-30). Lo dirà anche il Vangelo di Giovanni: “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’ hanno accolto” (Gv.1, 11).

Segue il racconto di tre incontri: tre uomini  gli si offrono dicendo di  volerlo seguire.

Al primo (“ti seguirò dovunque tu vada”)  dichiara la necessità di una scelta radicale e totale e gli richiama il proprio esempio:  egli non ha più una casa propria.  Neppure la casa dove è cresciuto , la casa di sua madre. Vive nell’assoluta insicurezza, non possiede nient’altro che la sua missione.

Il secondo uomo è Lui a chiamarlo, ma ecco la richiesta di seppellire, prima, suo padre. La risposta iperbolica di Gesù è affermazione forte che la sequela del Maestro richiede  di mettere la parola del Signore, la sequela e l’adempimento della missione al di sopra di ogni interesse ed esigenza personale anche legittima.

Nel terzo incontro: colui che è disposto a seguire Gesù, desidera, prima, congedarsi dai suoi. Richiesta legittima e senza danno per la vocazione. Ma Gesù va oltre il caso specifico per proclamare una massima proverbiale:  la necessità di essere continuamente, con cuore indiviso, nel lavoro incessante di lavorare il campo che è il mondo. Non c’è nessun compromesso tra famiglia e decisione per il regno. La decisione richiesta è indivisa e immediata. Il rapporto verso la famiglia e gli altri non viene negato, ma regolato in base alle esigenze della chiamata. Gesù è, con i suoi discepoli,  più esigente del profeta Elia con Eliseo!

Questo insegnamento riguarda tutti, non soltanto chi ha il dono di una particolare vocazione. Per tutti il Vangelo comporta rischi, rinunzie e fedeltà a tutta prova. Ma anche, stupenda, la gioia di Gesù.

O Dio, che ci hai resi figli della luce con il tuo Spirito di adozione,

fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,

ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.

O Dio, che ci chiami a celebrare i tuoi santi misteri,

sostieni la nostra libertà con la forza e la dolcezza del tuo amore,

perché non venga meno la nostra fedeltà a Cristo nel generoso servizio dei fratelli.

 

Se il profeta Elia ha rivestito Eliseo del suo mantello facendolo erede del suo carisma profetico,  Gesù ti ha rivestito di se stesso: sei rivestito di Cristo. Ma questa  verità, realtà oggettiva della tua vita, come muove le tue scelte? come orienta il tuo cammino? cosa domanda alla tua vita?

Se è vero, come è vero, che Cristo ci ha liberati,  puoi dire di avere quella libertà che è la sola vera totale libertà che è la libertà dell’amore, per cui la ragione del tuo impegno e  la misura del tuo dono sono determinati dalla convinzione di essere chiamato a rispondere ad un Amore che sempre ti precede e infinitamente  ti supera. Ripensaci bene: non è bellissimo?

Gesù, rigettato a Nazareth dai suoi compaesani, respinto dal villaggio dei Samaritani, ancor più le parole del Vangelo di Giovanni“venne fra la sua gente, ma i suoi non l’ hanno accolto”: non costituiscono un ammonimento serio per ognuno di noi, che corriamo il medesimo rischio?

Gesù che  “indurò la faccia” verso Gerusalemme è un esempio luminoso e stimolante per noi, allorché dobbiamo prendere  la ferma decisione  di metterci in cammino verso qualcosa che ci costa e magari ci fa un po’ di paura.  Ti è mai capitata una cosa di questo genere?  Puoi prevedere una cosa simile?

        Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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