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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 14 giugno 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica 16 giugno 2013

  2Sam.12, 7-10.13    /     Gal.2, 16.19- 21     /     Lc.7, 36-8, 3

 

  • 2 SAMUELE

In quei giorni, Natan disse a Davide: “Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’ittita”.

Allora Davide disse a Natan: “Ho peccato contro il Signore!”. Natan rispose a Davide: “Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai”.

                PAROLA  DI  DIO
Il peccato di David, al quale si riferisce la prima lettura, è grande. Non solo ha commesso peccato di adulterio  con Betsabea, la moglie di uno dei suoi generali, ma  per coprire dinanzi al popolo la sua condotta vergognosa, ha fatto uccidere lo sposo tradito. Il profeta Natan, amico di famiglia, venuto a conoscenza del crimine commesso dal re, va a trovarlo e, fingendo di non sapere nulla dell’accaduto, gli racconta la famosa storia della pecorella piccina. David segue con molta attenzione il racconto e alla fine, sdegnato contro colui che ha rapito e ucciso la pecorella del vicino, sentenzia: “Quell’uomo merita la morte!”. Natan allora alza il dito, lo punta contro David: “Tu sei quell’uomo!”.  [conviene leggere dal 2° libro dei Re il capitolo 11 e i vv.1-7 del capitolo 12 e poi di seguito  il brano proposto dalla liturgia].

Il profeta Natan elenca i benefici che Dio gli ha concesso,  gli rinfaccia l’ingratitudine con cui ha risposto (vv 7-8) e annuncia il castigo terribile  che colpirà la sua famiglia: “la spada non si allontanerà mai dalla tua casa” (v 10). Di fatto nella famiglia di David non termineranno mai gli odi, le lotte, le violenze, il sangue: tre figli, Amnon (2 Sam 13), Assalonne (2 Sam 18),  Adonia (1 Re 2), moriranno in modo violento.

Ma su questo occorre fare attenzione.   Non è che Dio, per punire il peccato, susciti odi familiari.           È lo stesso peccato, e non Dio, che castiga l’uomo. Questa idea era già chiaramente espressa nell’Antico Testamento: “Il male si ritorce su chi lo fa” Sir 27,27; “La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono” Ger 2,19).

Ma lo scrittore sacro [e forse anche il profeta], ripensando alle sventure che hanno colpito la famiglia di David, le presenta come punizione di Dio, mentre in realtà derivano dall’orgoglio, dalla incapacità educativa, dallo spirito violento di David.

Come, per esempio, può capitare a due sposi, i quali, dopo una infedeltà coniugale, faticano a ricostruire un rapporto di fiducia reciproca e si rinfacciano continuamente l’errore commesso. Qualcuno potrebbe pensare che la situazione familiare pesante,  le depressioni, le tensioni sono un castigo di Dio, mentre in realtà sono le conseguenze del peccato.

In realtà  Dio non abbandona mai l’uomo  che chiede perdono (Ho peccato contro il Signore! dice David) e per mezzo del profeta fa giungere la parola di speranza (Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai ) e

prepara la preghiera del salmo responsoriale: “Beato l’uomo a cui è rimesso il peccato!”.

 

  • GALATI

Fratelli, sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.

In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non vivo più io, ma Cristo vive in me.

E questa vita che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano.

             PAROLA  DI  DIO

 

La lettera ai Galati   è, in miniatura, la grandiosa proposta teologica che sarà sviluppata successivamente dall’apostolo Paolo nella lettera ai Romani. Il brano di oggi mette a tema una affermazione fondamentale: “L’uomo non è giustificato dalle opere della legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo”.

Anche oggi una delle idee più radicate nella mente di molti cristiani è che in paradiso ci vanno coloro che se lo guadagnano con le buone opere. Invece, il paradiso ce lo ha guadagnato, per tutti, Gesù Cristo obbediente al Padre fino alla morte e alla morte di croce e in paradiso entrano  entrano quelli che passano attraverso quella porta che è Lui stesso. E come passi attraverso Cristo? Rispondendo all’iniziativa del suo amore col mettere in pratica le sue parole e seguendo la traccia luminosa del suo esempio.

Solo attraverso questa via di fede può venire la nostra liberazione (Rom.3, 20). E’ solo con questo abbandono di amore, e non vantando opere e meriti, che irrompe in noi la forza trasformante dell’amore divino.

Ecco allora nascere la nuova vita il cui soggetto non è l’ “io” vecchio e peccatore, ma il Cristo stesso. Liberato da ogni forma di egoismo e di autogiustificazione, il credente si abbandona all’amore di Cristo che lo recupera a Sé. Al peccato subentra il perdono, al delitto  subentra la grazia, alle opere che non salvano subentra la fede che giustifica. È Dio stesso che prende l’iniziativa,  è Lui che per primo ti viene incontro.

Tu sei salvo se accetti di essere salvato dall’amore.  Tu accetti di essere salvato dall’amore, se tu rispondi e t’impegni a rispondere con l’amore. Gesù, rispondendo ai farisei che gli avevano chiesto “qual è il grande comandamento?”, ha esclamato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello [è come quello]: Amerai  il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti “ (Mt 22,34-40).

La finale – “se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano” (v.21) – è basata su un dilemma radicale sul quale ogni uomo gioca il suo destino: seguire il Fariseo della Legge o la peccatrice che bacia i piedi di Gesù; scegliere la Legge o scegliere Cristo.

Dinanzi a me ora non sta più la Legge che devo osservare, ma il Cristo che devo amare.

La efficacia di questa grazia può essere verificata  osservando quello che è avvenuto in Paolo. Quando poneva la sua fiducia nella Legge continuava ad essere peccatore. La legge non lo salvava, era un giudice severo che denunciava le sue inadempienze. Poi ha incontrato Cristo e la sua grazia. il suo Spirito lo ha progressivamente trasformato. Ora può affermare di non essere più lui che vive, ma Cristo che vive in lui.

 

  • LUCA

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi dio lui, piangendo,  cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.

Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è,  e di quale genere è la donna che lo tocca. È una peccatrice!”.

Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”.

“Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta.

Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”.  Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”.

E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “ Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua  e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto di olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”.

Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

[ In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. ]

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Luca, cantore della misericordia di Dio per peccatori ed emarginati, ci offre nel brano evangelico una luminosa celebrazione del perdono offerto da Cristo a chi sa “amare” nonostante la sua miseria interiore.

La cornice di questa catechesi sul perdono è significativa. Gesù,  che si è seduto a mensa con pubblicani e peccatori, trovando apertura d’animo e desiderio di conversione (Lc, .15, 1-2),   non disdegna di sedersi a mensa  e quindi  stabilire un dialogo  con un fariseo, senza prevenzioni od esitazioni.

Ma il risultato è ben diverso: ed è glacialmente sintetizzato nell’autosufficienza scandalizzata del fariseo che non dice nulla, ma pensa: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”, “ una donna, una peccatrice di quella città con un vasetto di olio profumato”.

        Simone il fariseo non capisce l’atteggiamento di Gesù. Gesù, per farlo uscire dall’ignoranza, invece di correggere in modo diretto il suo ospite, adopera il metodo dei saggi per aiutarlo a riconoscere che il vero peccatore è proprio lui, il fariseo che si gloria della propria purezza.

Questa donna – anonima, non necessariamente da identificare con Maria di Magdala o con Maria di Betania – non ha barato: ha fatto i gesti del suo mestiere. Questo atteggiamento sensuale, ella l’ha avuto con tutti i suoi amanti.

Ma questo volta i gesti non hanno più lo stesso senso: essi esprimono il pentimento, il cambiamento del cuore. Questo profumo, la donna l’ha comprato con i suoi soldi –  i soldi che nelle sue mani erano il prezzo del “peccato” –  ed ora questo profumo esprime la conversione profonda di una vita e la risposta commossa all’amore che Gesù ha per i peccatori e gli emarginati.

                 Qui sono messe in luce due dimensioni della salvezza: la libertà con cui si esprime l’ amore e la liberazione  che l’amore realizza.

L’amore si esprime con libertà. La peccatrice entra in silenzio nella casa e, senza badare al senso di disprezzo e alle occhiate di fuoco dei presenti, scivola fino ai piedi di Gesù. Si inginocchia, versa olio profumato sui piedi del Maestro, poi, vinta dall’emozione, dà in un piatto dirotto. Le lacrime scorrono sui piedi di Gesù e la donna, sorpresa dalla violenza dei suoi sentimenti, scioglie i suoi capelli – un gesto che, secondo il costume, la disonorava agli occhi degli uomini – per tergere le sue lacrime, poi bacia e profuma i piedi del Cristo. Capelli, baci, lacrime, profumo: strumenti muliebri di seduzione, diventano offerta umile e tenera di devozione e sincero dolore.

La liberazione realizzata dall’amore. Nell’antichità la prostituta era come una schiava: socialmente non esisteva. Gesù le dice: “i tuoi peccati ti sono perdonati”, “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace”. La libera dai legami del peccato e la rimanda in mezzo alla gente con tutta la dignità della sua persona.

“ Gesù è l’Unico Uomo che l’ha guardata con un occhio che la liberava; non con l’occhio dei giusti che sono pericolosi perché crocifiggono il peccatore al suo peccato e non con gli occhi dei libertini che utilizzano la peccatrice e poi la disprezzano, ma con l’occhio diverso che invita al regno della libertà. L’impeto di questa donna era l’impeto di tutti gli oppressi nella coscienza. Il profumo di quella stanza ha riempito il mondo” (P.Ernesto Balducci).

     Gesù capisce il disagio di Simone. Lo prende per mano e lo conduce – attraverso il racconto di una parabola – a capire che il pentimento è più importante del peccato, e la misericordia e il perdono sono più importanti  dell’osservanza delle tradizioni. O, come ha detto Papa Francesco, la cosa più importante non è non cadere, ma rialzarsi dopo essere caduti.

Avendo il creditore rimesso a tutti e due i debitori la somma da restituire, “chi   di loro lo amerà di più?”: il debitore che gli doveva cinquecento denari o quello che gli doveva soltanto cinquanta denari?

La risposta, che il fariseo Simone dà quasi con riluttanza, è ovvia: “Suppongo quello cui ha condonato di più”.   A questo punto il discorso si innalza di tono e diventa polemico: iI comportamento del fariseo e quello della donna peccatrice sono messi a confronto. Simone non ha compiuto i segni abituali di rispetto per gli ospiti graditi, mentre la donna gli ha reso omaggio umilissimo, ma significativo, con l’eccezionalità dei gesti compiuti.

Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato”. Non – dice Balthasar – come se l’amore della peccatrice avesse mosso la misericordia di Dio a perdonarla, così che poi ella ha potuto dimostrare al Signore un amore grande e puro. Ma il gioco d’insieme tra la grazia che sempre precede e l’avvio verso un autentico amore nella donna è un tutto, che non dobbiamo cercare di risolvere. Con il poco amore di colui che si crede giusto l’amore perdonante di Dio può agganciarsi solo con difficoltà e in modo insufficiente.

L’ultima parte del brano ricorda che il gruppo dei discepoli di Gesù non era composto solo da uomini. Al suo seguito c’erano anche molte donne. Alcune di queste, ben conosciute nella Chiesa primitiva, vengono ricordate per nome. Luca aveva presente la situazione delle sue comunità, come appare anche dal libro degli Atti degli Apostoli e come si legge nelle lettere di san Paolo. E come accade anche oggi, nelle nostre comunità.

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni,

e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,

soccorrici con la tua grazia, perché, fedeli ai tuoi comandamenti,

possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.

O Dio, che non ti stanchi mai di usarci misericordia,

donaci un cuore penitente e fedele che sappia corrispondere al tuo amore di Padre,

perché diffondiamo lungo le strade del mondo il messaggio evangelico di riconciliazione e di pace.

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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