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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 25 maggio 2013

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica 26 Maggio 2013

Proverbi 8, 22-31     /     Romani 5, 1-5     /     Giovanni 16, 12-15

 

Come dopo il tempo che converge sul Natale,  così dopo il tempo che ha al suo centro la Pasqua, inizia il cosiddetto “TEMPO ORDINARIO”, che occupa la maggior parte dell’anno liturgico. Ogni Domenica del tempo ordinario riporta nel suo insieme il mistero della redenzione, con sottolineatura dell’uno o dell’altro aspetto, ma senza che di proposito l’uno prevalga sull’altro.

Nella Domenica che segue le festa di Pentecoste si celebra la solennità della SS. Trinità, e in quella successiva la solennità del Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo. Tanto basti per dirci che il tempo “ordinario” non è affatto un tempo monotono e di basso profilo, ma un tempo inimmaginabile di grazia, che ci aiuta a riempire ogni “ordinario” della nostra  vita con lo “straordinario” della presenza e dell’amore del Signore.

 

  • Proverbi

Così parla la Sapienza di Dio:  «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;  prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io fui generata, quando ancora non aveva fatto la terra e i campi né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso, quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

            PAROLA DI DIO

La prima lettura, con la pagina del libro dei Proverbi introduce il tema della Trinità parlandoci del Padre, Creatore dell’universo.   Le suggestive immagini del testo si comprendono solo tenendo presente l’idea del mondo che avevano gli Ebrei: il mondo è costruito su tre piani:

-         la terra, dove abitano gli esseri viventi;

-         il sottosuolo, regno dei morti, dei fiumi infernali e delle acque oscure degli abissi, che alimentano le sorgenti e i fiumi e dove sono poste le enormi colonne su cui è posata la terra.

-         Il piano superiore, il cielo, è costituito da una lamina di cristallo lucente, sostenuta dai “monti eterni”, la quale trattiene le acque superiori. Da cateratte che si aprono e si chiudono, Dio fa uscire piogge, nevi e rugiade. A questo firmamento sono appesi  i pianeti,  le stelle, il sole e la luna che si muovono e percorrono il loro cammino su vie appositamente tracciate.

La lettura racconta come è nato come questo mondo affascinante e misterioso.

Prima di ogni cosa Dio fece la Sapienza [creata prima di ogni sua opera – costituita dall’eternità, fin dal principio – e la Sapienza dice:  io ero con lui come un architetto].

In questa “Sapienza” i primi cristiani non si limiteranno  a leggervi un attributo dell’unico Dio, come  è per gli Ebrei, ma vi riconosceranno piuttosto – come suggerisce  il prologo di Giovanni – il Verbo di Dio, “per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza il quale niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv.1, 2-4): un Dio che non sta sopra la storia, ma entra nella storia per rivelare il Volto segreto di Dio e far conoscere una misteriosa comunione divina che altro non aspetta se non portare a compimento il progetto iniziale (Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona [Gen 1,31]) e coinvolgere la comunità umana  (dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo).

  • ROMANI

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.   La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

PAROLA DI DIO

 

“Sbagliarsi su Dio è un dramma, è la cosa peggiore che possa capitarci, perché poi ci sbagliamo sul mondo, sulla storia, sull’uomo, su noi stessi. Sbagliamo la vita”  (P. Davide Maria Turoldo).

San Paolo considera la situazione attuale in cui si trova l’uomo: giustificati per fede, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. La pace non deve essere intesa come uno stato di tranquillità, magari un riposarsi sugli allori, che Gesù Cristo ci avrebbe meritato.  La pace è quella pienezza di bene, che alla fine è dono di Dio, verso la quale camminiamo anelanti e che, in germe e anticipazione, possiamo godere già ora in quanto giustificati. La pace pertanto non è più per l’uomo soltanto una nostalgia o un sogno proibito, ma una realtà credibile.  Anche la speranza di una pace storica non è più un utopia, ma una prospettiva reale: Egli è la nostra pace!  I cristiani devono custodirne la speranza per tutti gli uomini e con il loro impegno concreto e risoluto aiutare anche gli altri a guardare con fiducia al futuro e  fare su questa strada  tutti i passi possibili oggi.

Per riguardo alle tribolazioni che si debbono sopportare, il cristiano non se la passa meglio del non-cristiano: Dio fa sorgere i sole sui giusti e sugli ingiusti e la pioggia cade sui peccatori e sui santi (cf       ).

Ma per il cristiano la situazione presente è illuminato dal passato (eravamo peccatori  e Dio ci amato) e dal futuro (siamo saldi nella speranza della gloria di Dio ). Anzi, il presente è talmente  illuminato dalla fede che non soltanto ci vantiamo [siamo convinti e gioiosi] nella speranza della gloria di Dio,  ma ci vantiamo  [siamo convinti e gioiosi] anche nelle tribolazioni. Infatti le tribolazioni sopportate fanno crescere e rendono più solida e concreta la speranza [la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza].

Questa speranza, che abbraccia il nostro presente e addirittura diventa più forte e profonda nelle prove che accompagnano il nostro cammino, non ci inganna [la speranza non delude].

 Il testo della lettera dell’apostolo Paolo ai Romani esprime l’idea essenziale sul nostro rapporto con Dio.

Giustificati per fede, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.

 L’opera della salvezza è trinitaria. Vanto dell’uomo non sono le sue opere buone, ma qualcosa di finitamente più solido e sicuro: l’amore incondizionato di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”  (Gv 3,16).

E’ per mezzo di Gesù Cristo che noi siamo in pace con Dio, nella certezza che persino le tribolazioni contribuiscono alla speranza che non delude, perché attraverso Gesù noi scopriamo Dio come un  Padre che ci ama gratuitamente  e ci spinge a rispondere  con la fede e con l’amore. Di questo amore lo Spirito Santo, che ci è stato dato, è un pegno e, con la sua presenza attiva in noi, un testimone.

 

  • GIOVANNIIn quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
    Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
    Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

    PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di Giovanni ci presenta Gesù come il Rivelatore, il quale si premura  di sottolineare che la rivelazione è progressiva: “Molte cose ho ancora da dirvi; ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Qual è l’argomento troppo pesante per le loro deboli forze? È il peso della croce. Attraverso spiegazioni  e ragionamenti umani è impossibile capire che il progetto di salvezza di Dio passa attraverso il fallimento, la sconfitta, la morte di suo Figlio per mano di empi, impossibile capire che la vita si raggiunge solo passando attraverso la morte, attraverso l’amore come dono gratuito di se stessi.

Non è che lo Spirito abbia da aggiungere qualcosa a quello che Gesù ha detto, perché lo Spirito della verità non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito.

     Dio non è il freddo Dio dei filosofi (causa prima, motore immobile, ecc.). Neppure l’evanescente Essere Supremo della rivoluzione francese. Neppure, semplicemente, l’Architetto dell’universo.

Certamente Egli è l’Eterno, l’Immenso, l’Infinito, l’Invisibile, l’Indicibile, l’Inafferrabile, l’Inesprimibile, eccetera.  Egli è il Dio dei viventi, non dei morti. E’ un Dio che ha rapporto con Israele: Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Eppure non è ancora tutto.

La scoperta che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo non è il risultato di umane ricerche o il frutto di ragionamenti profondi.  E’ piuttosto un’esperienza storica e progressiva che hanno fatto gli Apostoli e i primi cristiani: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che  lo ha rivelato” (Gv.1, 18). Il Figlio unigenito ci ha introdotti nella casa di Dio, ci ha fatto vedere Dio dal di dentro. Questa scoperta è la più grande scoperta di tutti i tempi.

Gesù è venuto a dirci che Dio è Padre. Il Padre che ha affidato al Figlio il suo disegno di salvezza per tutta l’umanità. Ed è ancora il Padre che dona all’umanità lo Spirito Santo, che svolge la sua opera di illuminazione e di risanamento in tutta l’umanità, muovendosi liberamente e misteriosamente come il vento, che “non sai  di dove viene e dove va” (Gv.3, 8). Lo Spirito manifesta la sua opera, secondo la parola del Maestro, in modo particolare nella Chiesa  conducendola verso la pienezza della verità.

Si vede bene: la Rivelazione è unica e progressiva: ha l’origine nel Padre, ha la realizzazione nel Figlio, ha il compimento nello Spirito.

     Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. E’ il mistero di Dio in se stesso. E’ quindi la sorgente di tutti gli altri misteri  della fede, la luce che li illumina tutta la verità, l’insegnamento più fondamentale ed essenziale nella “gerarchia delle verità di fede” (Catechismo Chiesa Cattolica, nn.232-234).

     Molti cristiani, nonostante  la loro esatta professione della Trinità – sempre si segnano nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! – sono solo quasi dei “monoteisti” nella pratica della loro vita religiosa.

Riportare al centro della teologia e della vita della Chiesa il mistero fontale della Santissima Trinità è, a detta di molti, il bisogno più urgente della fede cristiana, perché tutto sta o cade con esso mistero e in primo luogo la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio.

La Trinità santissima non è un rompicapo, un’astrazione filosofica, una roba da teologi. La Trinità è la gioia della nostra vita!

Non è esagerato affermare che siamo ancora dinanzi ad un esilio della Trinità dalla teoria e dalla prassi dei cristiani. Il ritorno alla “patria trinitaria” passa attraverso il ritorno alla storia della rivelazione.

Spirito Santo, cuore che pulsi nel cuore del mondo, Spirito che scateni i venti

e agiti permanentemente i mari, svelati ora dove spiri e cosa incendi,

dove e  cosa distruggi e ricrei. Amen.   (P. David Maria Turoldo)

  “ O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente per stabilirmi in te, immobile e tranquilla, come se già la mia anima fosse nell’eternità. Che nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da te, ma che ogni minuto mi porti sempre più nel profondo del tuo mistero !

Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua amata dimora e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai, ma sia sempre totalmente presente, ben desta nella fede, immersa nell’adorazione, interamente abbandonata alla tua azione creatrice. O mio Cristo amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo cuore; vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti … fino a morirne !

Ma sento la mia impotenza e ti prego di rivestirmi di te stesso, di identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, perché la mia vita non sia più che un’irradiazione della tua vita. Vieni in me come adoratore, come riparatore e come salvatore.

O Verbo eterno, parola del mio Dio, voglio passare la vita ad ascoltarti, voglio farmi totalmente disponibile per imparare tutto da te. E attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio continuare a fissarti, rimanendo sotto la tua grande luce. O mio astro amato, affascinami perché io non possa più sottrarmi al tuo splendore.

O fuoco divorante, Spirito d’amore, vieni in me perché avvenga nella mia anima come un’incarnazione del Verbo; che io sia per Lui una nuova umanità in cui rinnovare tutto il suo mistero.

E tu, Padre, chinati sulla tua piccola creatura; coprila con la tua ombra, non vedere in essa che il Figlio amato in cui hai riposto tutto il tuo amore.

O miei “ Tre “, mio tutto, mia beatitudine, solitudine infinita, immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda, seppellitevi in me perché io mi seppellisca in voi, nell’attesa di contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze “.

(Suor Elisabetta della Trinità, Elevazione alla santissima Trinità, 21 novembre 1904)

O Dio Padre, che hai mandato nel mondo
il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore
per rivelare agli uomini il mistero della tua vita,
fa’ che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità
e adoriamo l’unico Dio in tre persone.
Ti glorifichi, o Dio, la tua Chiesa,
contemplando il mistero della tua sapienza con la quale hai creato e ordinato il mondo;
tu che nel Figlio ci hai riconciliati e nello Spirito ci hai santificati,
fa’ che, nella pazienza e nella speranza,
possiamo giungere alla piena conoscenza di te che sei amore, verità e vita.

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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