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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 25 settembre 2015

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica 27 settembre 2015

Numeri 11, 25-29     /     Giacomo 5, 1-6     /     Marco 9, 38-43.47-48

  • NUMERI

 In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad.  E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento. Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: “Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento. Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: “Mosè, mio signore, impediscili!”. Ma Mosè gli disse: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”.

            PAROLA  DI  DIO

Nel  cammino verso la Terra Promessa  gli Ebrei, usciti dall’Egitto come una massa di schiavi, si sono organizzati: Mosè ha condiviso la sua responsabilità di capo nominando settanta anziani come suoi collaboratori nella guida del popolo. Dio gli ha promesso di effondere su loro il suo spirito: “Toglierò dello spirito che è su di te e lo porrò su di loro, e porteranno insieme a te il carico del popolo e tu non lo porterai più da solo” (Num 11,17). Mosè “riferì al popolo le parole del Signore e radunò settanta uomini tra gli anziani del popolo e li fece stare intorno alla tenda” (Num 11, 24).

Ma lo spirito, inspiegabilmente e contro tutte le regole umane, si posò anche su due uomini che erano rimasti nell’accampamento ed erano mancati colpevolmente all’appello nella tenda  (erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda). Lo spirito si posò su di loro e si misero a profetizzare nell’accampamento.

C’è subito chi corre a denunciare lo scandalo: “Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento”.

Allora Giosuè, fin dall’adolescenza al servizio di Mosè, disse: “Mosè, mio signore, impediscili! “. Molti di quelli che sono stati scelti non capiscono che Dio può liberamente uscire dal quadro del piccolo gruppo.

La risposta di Mosè centra subito la “gelosia”  di Giosuè (sei tu geloso per me?) e l’arroccamento egoistico proprio di tutte le sette e i movimenti integralisti e, spezzando le barriere, esalta gli orizzonti infiniti dello spirito di Dio: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore  e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito! ”.

Dio è sovranamente libero. “Il vento soffia dove vuole – dirà Gesù a Nicodemo – ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3, 8). “Per lo Spirito non esistono barriere che gli si vorrebbe imporre da fuori. Il suo ordine non concorda sempre con l’ordine ecclesiale, anche se egli stesso prescrive l’ordine ecclesiale, e la Chiesa deve attenersi ad esso e la Chiesa non può neppure dalle libertà dello Spirito farsi una regola per le sue licenze e tolleranze” (Balthasar). “La profezia, cioè l’annuncio dell’autentico regno di Dio, può esplodere fuori dalle planimetrie sorvegliate dalle autorità ecclesiastiche. Ovunque è l’uomo, ivi è lo Spirito di Dio” (P. Ernesto Balducci, Il mandorlo e il fuoco, Borla 1981).

Il vescovo Sant’Agostino ci avverte: “Il Signore conosce i suoi”. In questa ineffabile prescienza di Dio, molti di coloro che sembrano fuori sono dentro e molti di coloro che sembrano dentro sono fuori” (Sul Battesimo).

  • GIACOMO APOSTOLO

Ora, a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalla tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

            PAROLA  DI  DIO

Oggi si conclude la lettura della lettera dell’apostolo Giacomo con una pagina divenuta celebre per la sua veemenza e il suo coraggio in una durissima invettiva contro i ricchi.

Giacomo  smaschera ciò che cristianamente è intollerabile: la ricchezza che si accresce con il salario defraudato ai lavoratori – qui si tratta dei lavoratori che hanno mietuto le terre, i quali rappresentano tutti  i lavoratori  le cui proteste sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente  –  e diventa ostentazione nella nostra civiltà, che rispetto ai cosiddetti “popoli della fame”, assomiglia tanto a quell’uomo ricco, che indossava vestiti di porpora  e di lino finissimo e ogni giorno si dava a lauti banchetti, mentre un povero di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco, ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe  (Lc 16,19-31).

L’apostolo Giacomo non se la prende con la ricchezza in sé, che di suo è un bene e non va distrutta, ma, come i profeti e come Gesù, ne denuncia il cattivo uso e il pericolo che rappresenta quando è adorata come un idolo, o comunque, quando condiziona la tua risposta all’amore di Dio.

La severità della denuncia è giustificata dal fatto che l’accumulo della ricchezza è incompatibile con la scelta evangelica. I beni di questo mondo sono destinati a tutti e vanno condivisi con chi è nel bisogno.

Benedetto XVI, nella sua terza enciclica Caritas in veritate, rilegge per il nostro tempo  l’enciclica Populorum progressio di Paolo VI,  a oltre quarant’anni dalla sua pubblicazione.  “Ciò che conta per noi  è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità tutta intera”  e lo sviluppo dei popoli, per essere autentico,  “deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”.

Di fronte alla inarrestabile crescita dell’interdipendenza mondiale è fortemente sentita l’urgenza di trovare forme innovative per attuare il principio di responsabilità di proteggere e per attribuire anche alle Nazioni più povere una voce efficace nelle decisioni comuni: per il governo dell’economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell’ambiente e per regolare i flussi migratori.

Ma soltanto se pensiamo di essere chiamati in quanto singoli e in quanto comunità a far parte della famiglia di Dio, saremo anche capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie a servizio di un umanesimo integrale. Tu, perciò,  non aspettare che partano gli altri. Fai tu il passo che ti è consentito, per vivere da “figlio di Dio” e da “fratello degli altri uomini”. Anche ricordando il proverbio africano che dice: quando uno stormo di uccelli si leva in volo, c’è sempre uno che ha battuto le ali per primo.

  • MARCO

In quel tempo Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva. Ma Gesù disse: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala. È meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

            PAROLA  DEL SIGNORE

Nel suo itinerario verso Gerusalemme, Gesù sviluppa una catechesi articolata e la dedica ai discepoli, simbolo di noi credenti che stiamo scoprendo il senso pieno della nostra fede ancora imperfetta.

Il primo messaggio:  anche Gesù davanti alla visione della salvezza come privilegio, come dominio e come gelosa prerogativa  (volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva, “non era dei nostri” ),   replica a Giovanni celebrando lo splendore della libertà e della generosità di Dio (non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me ).

Tutti coloro che non scelgono il male, ma si consacrano al bene e alla promozione umana e spirituale dell’uomo (abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome ), qualunque sia la loro sigla o la loro bandiera, sono già al fianco di Cristo (chi non è contro di noi, è per noi ).

L’autentico apostolo è pieno di gioia per il bene che è seminato in ogni uomo, in ogni cultura e razza, è rispettoso per l’anima di verità dispersa in ogni ideologia, è convinto del valore del pluralismo e del dialogo.

La tentazione settaria che vuole monopolizzare Dio in un gruppo è anche una degenerazione della fede, anche se si illude di conservarne la purezza.  Dio è potente abbastanza per far sì che si verifichi un’intenzione cristiana – un bicchiere d’acqua che si offre – anche al di fuori della Chiesa e per premiare per questo il benefattore.

Rivedendo o completando l’antico adagio “fuori della Chiesa non c’è salvezza”, il Concilio Vaticano II  afferma: “Lo Spirito Santo in un modo noto solo a Dio, offre a ogni uomo la possibilità di venire in contatto con il mistero pasquale di Cristo e quindi di essere salvato” (GS,22). Si tratta di quelli che Karl Rahner definiva  i “cristiani anonimi”.

Il secondo messaggio è costruito su una parola che riecheggia come un ritornello: “scandalizzare”.

In greco il termine skandalon indica una pietra che fa inciampare i passi di un viandante. Vittime di questo attentato alla sicurezza e alla serenità sono i “piccoli”, che, nel linguaggio neotestamentario non sono  semplicemente i bambini, ma anche, e ancor più, i credenti dalla fede fragile e ancora insicura. Gesù lancia un appello nei confronti di questi “piccoli”: essi hanno bisogno di una mano che li sostenga, di un occhio che li illumini, di un piede che sorregga i loro passi esitanti.

Se la mia mano diventa, invece, causa di errore, se il mio occhio guida l’altro verso il baratro, se il mio piede devia  facendo cadere il fratello più debole, io sono uno “scandalo”, un inciampo o, come satana, un tentatore.

Gesù riserva una maledizione (andare nella Geènna, cioè nell’ inferno) per chi non si preoccupa della fragilità dei fratelli e li abbandona a se stessi. C’è una forza esplosiva nelle nostre mani e nelle nostre parole: spesso, anziché usarla per costruire e confortare, la usiamo per distruggere e spaventare. Il rispetto e la premura per gli altri, soprattutto per i “piccoli”, devono essere al centro dell’impegno della comunità cristiana.  (cf  Gianfranco Ravasi, Breviario familiare,Famiglia cristiana 1990).

Dio, tu sei un Padre che opera sempre,  /  e il tuo Cristo è sparpagliato  /  per tutta la terra,  /  un Dio vestito di umanità;
e il tuo Spirito è come il vento,  /  nessuno che sappia dove ora spira;  /  e il tuo regno viene inavvertitamente …
Signore, fa’ che la nostra fede  /  sia davvero sostanza di cose sperate. Amen. (P.David Maria Turoldo)

O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua ad effondere su di noi la tua grazia,
perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna.
O Dio, tu non privasti mai il tuo popolo delle voci dei profeti,
effondi il tuo Spirito sul nuovo Israele, perché ogni uomo sia ricco del tuo dono,
e a tutti i popoli della terra siano annunziate le meraviglie del tuo amore.

La parola che Mosè dice al giovane Giosuè [ “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!” ] è particolarmente importante anche per i nostri tempi, nei quali è scomparso o fortemente diminuito il “campanilismo” come appartenenza orgogliosa  ad una parrocchia e come rivalità per primeggiare nel confronto con le altre parrocchie, ma è più presente e pericoloso l’orgoglio di gruppo:  ecco  l’appartenenza fanatica alla mia struttura religiosa,  la presunzione di essere migliore degli altri, la incapacità di riconoscere il bene fuori di casa nostra.

Ci dice l’apostolo Giacomo  che il povero non ha molte possibilità di opporre resistenza a chi lo sfrutta o calpesta i suoi diritti, perché il ricco ha dalla sua parte anche la legge, la forza, l’appoggio di chi detiene il potere.

Cambiano le forme, ma pur in una situazione sociale enormemente cambiata in meglio questa ingiustizia in qualche modo continua nella storia.

Ne sei consapevole?  Ne sei toccato anche tu, come oppresso o come oppressore o come spettatore?

L’autentico apostolo è pieno di gioia per il bene che è seminato in ogni uomo, in ogni cultura e razza, è rispettoso per l’anima di verità dispersa in ogni ideologia, è convinto del valore del pluralismo e del dialogo.    Ti è facile riconoscere il bene che è negli altri, che magari non appartengono alla tua comunità o al tuo gruppo,  che magari sono di un’altra cultura, di un’altra razza, di un’altra religione? Hai paura del pluralismo?

Ti disturba il dialogo?

Nella  nostra mente  e nelle nostre parole c’è una forza esplosiva, da indirizzare: spesso non viene adoperata  per costruire e confortare,  ma  per distruggere e spaventare. Tu,  hai rispetto e  premura per gli altri, soprattutto per i “piccoli”, che sono  “i bambini”, ma anche le persone deboli,  i credenti dalla fede fragile e insicura, chi muove i primi passi negli impegni della vita e della fede ?

      Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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