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Card. Erdo: approccio pastorale

Edizione del: 6 novembre 2013

Il Relatore Generale della Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, Cardinale Peter Erdo, Arcivescovo di Budapest, ribadisce che dalla sessione del prossimo anno non si dovranno attendere cambiamenti nella Dottrina Cattolica sulla Famiglia, quanto piuttosto l’avvio di atteggiamenti pastorali diversi.

“La Dottrina del Magistero dev’essere la base del Sinodo, senza questo non si può lavorare”.

“Non abbiamo voglia di riaprire tutto il discorso sulla Dottrina Cattolica – ha detto in una conferenza stampa -, ma in base all’approccio pastorale vogliamo guardare a tutte le situazioni”.

Anche da qui nasce l’idea di inviare a tutte le Chiese locali il questionario in cui si chiedono ai fedeli opinioni anche sulle coppie di fatto, sulle unioni gay, sul comportamento da tenere verso i divorziati e risposati.

“Non è solo una questione di opinione pubblica – ha aggiunto Erdo -. Già Gesù Cristo, quando parlava del matrimonio diceva cose provocatorie, i discepoli erano sorpresi di quello che diceva il maestro, e noi siamo discepoli di Gesù”.

“La famiglia appare come una realtà che discende dalla volontà del Creatore e costituisce una realtà sociale: non è quindi una mera invenzione della società umana e tanto meno di qualche potere puramente umano; ma piuttosto una realtà naturale”.

“La Chiesa – ricorda Erdo – collega strettamente la problematica della famiglia con quella del matrimonio, che esiste secondo la legge naturale”.

Per Erdo, “nel contesto della grande sfida dell’individualismo della nostra epoca, che in molte società mette in dubbio persino la solidarietà fra le generazioni, la famiglia appare come istituzione fondamentale della società umana, che è connessa con lo stesso ordine della Creazione”.

Al riguardo, ricorda il Cardinale, “la Chiesa insegna che il matrimonio è stato dotato di sue proprie leggi da Dio e per sua natura è ordinato al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione della prole; tra i battezzati è stato elevato alla dignità di sacramento. La dignità sacramentale è propria dei matrimoni fra Cristiani e non dipende da un atto di volontà speciale delle parti contraenti. Se il matrimonio tra 2 Cristiani è valido, esso è sacramento, anche se le parti non lo sanno o non abbiano il desiderio particolare di ricevere un sacramento”.

Pertanto, ribadisce il Cardinale Erdo, “non è possibile parlare di matrimonio naturale non sacramentale tra 2 battezzati. Tutto ciò – osserva – ha una conseguenza pastorale notevole” e “non si possono rifiutare i fidanzati Cattolici che vogliano celebrare il matrimonio in Chiesa per il solo motivo della loro scarsa religiosità o per la scarsità della loro fede religiosa”.

Quanto alle unioni di fatto, “tale problema risulta statisticamente vasto e il fenomeno può richiedere una riflessione approfondita”.

Il Segretario Speciale del Sinodo sulla Famiglia, Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, ha invece voluto evidenziare come “ieri ho incontrato l’Arcivescovo Loris Capovilla, già Segretario Personale di Giovanni XXIII, che ha detto una frase molto bella: non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a capirlo meglio”.

“La pastoralità significa anche questo – ha osservato Mons. Forte -: con le situazioni che ci si presentano possiamo capire meglio il Vangelo”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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