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Card. de Aviz: quanti religiosi lasciano

Edizione del: 6 novembre 2013

Il Cardinale Joao Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, ha detto che la cultura del provvisorio rompe la fedeltà attenti perché il provvisorio è un po’ la caratteristica del nostro tempo, dove niente è definitivo e tutto è per un tempo: “Finché questo mi piace, finché questo mi dà felicità”.

Il Porporato su questo tema ha aperto nei giorni scorsi la Giornata di studio presso la Pontificia Università Antonianum a Roma dal titolo “Fedeltà e perseveranza vocazionale in una cultura del provvisorio”.

“Questo in sé – ha aggiunto il Cardinale – non è negativo: io cerco nel momento presente una realizzazione totale. Però, noi sentiamo che c’è qualcosa che si rompe in questa posizione, in quanto non si trova più questa fedeltà che è capace di dare di ritorno a una fedeltà di Dio, perché la fedeltà è soprattutto quella di Dio, dare una risposta di fedeltà anche dell’uomo”.

“Questo è qualcosa che noi dobbiamo approfondire – ha aggiunto il Cardinale Braz de Aviz – dobbiamo vedere come ritornare, stando attenti ad una fedeltà che possa continuare nel tempo in modo positivo, ma anche con la felicità del cuore. In questo senso, quindi, l’esperienza di Dio, l’esperienza di Dio amore, ma anche l’esperienza del cambiamento dei rapporti tra di noi”.

“Il nostro Dicastero ha dato 11.805 dispense: indulti per lasciare l’Istituto, decreti di dimissioni, secolarizzazioni ad experimentum e secolarizzazioni per incardinarsi in una diocesi. Si tratta di una media annuale di 2.361 dispense”.

La Congregazione per il Clero, negli stessi anni, “ha dato 1.188 dispense dagli obblighi sacerdotali e 130 dispense dagli obblighi del diaconato. Sono tutti Religiosi: ciò fa una media per anno di 367,6. Sommando questi dati con gli altri – aggiunge -, abbiamo quanto segue: hanno lasciato la vita religiosa 13.123 Religiosi o Religiose, in 5 anni, con una media annuale di 2.624,6. Ciò vuol dire 2,54 ogni 1.000 Religiosi. A questi bisogna aggiungere tutti i casi trattati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Secondo un calcolo approssimativo ma abbastanza sicuro, questo vuol dire che più di 3.000 Religiosi o Religiose hanno lasciato ogni anno la vita consacrata”.

“Nel computo, afferma l’Arcivescovo Carballo – non sono stati inseriti i membri delle società di vita apostolica che hanno abbandonato la loro consacrazione, né quelli di voti temporali. Certamente i numeri non sono tutto, ma sarebbe da ingenui non tenerne conto”.

Nelle vocazioni religiose è da attribuire al cosiddetto “tempo dello zapping”.

“Zapping, letteralmente, vuole dire: passare da un canale all’altro, servendosi del telecomando, senza fermarsi su nessuno. Simbolicamente, zapping, significa non assumere impegni a lungo termine, passare da un esperimento all’altro, senza fare nessuna esperienza che segna la vita. In un mondo dove tutto è agevolato, non c’è posto per il sacrificio, né per la rinuncia, né per altri valori simili. Invece, questi sono presenti nella scelta vocazionale che esige, pertanto, di andare controcorrente, come è la vocazione alla vita consacrata”, conclude.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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