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Card. Calcagno sui conti 2012

Edizione del: 13 aprile 2013

Nonostante i morsi della crisi finanziaria, la Santa Sede tira un sospiro di sollievo sulla chiusura dei bilanci 2012.

Il Cardinale Domenico Calcagno, Presidente dell’Apsa, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, si dice infatti soddisfatto per il consuntivo economico dell’ultimo esercizio.

“L’anno scorso abbiamo portato a casa la pelle, poteva andare molto peggio”, ha detto Calcagno a margine della conferenza stampa sui premi “Economia e società” della Fondazione Centesimus Annus-Pro Pontifice.

A dispetto delle minori entrate registrate negli ultimi mesi a causa della stretta economica globale, e anche a causa di “incidenti” come il temporaneo blocco a inizio d’anno in Vaticano dei pagamenti elettronici con bancomat e carte di credito, i conti della Santa Sede non dovrebbero conoscere un “profondo rosso”.

Il resoconto consuntivo, ha confermato Calcagno ai giornalisti, sarà pubblicato come sempre il prossimo luglio, ma già dalle parole del Capo del Dicastero che si occupa della gestione del suo patrimonio economico, e che fa anche da Banca Centrale Vaticana, traspare che è stato evitato il peggio.

Segno che anche l’assidua politica di spending review attuata da alcuni mesi, pur senza ricorrere a tagli di personale, ha dato i suoi frutti.

Al termine della conferenza stampa, rispondendo alle domande sui conti del 2012, Calcagno ha commentato: “Siamo soddisfatti e ci accontentiamo anche di risultati più modesti” anche perché, ha ricordato sorridendo, “il 27 del mese tutti si aspettano il pagamento dello stipendio”.

Calcagno interveniva alla presentazione dell’iniziativa della Fondazione Centesimus Annus, che contribuisce alle finanze Papali amministrando un piccolo patrimonio di circa cinque milioni di euro, e che ha la finalità di promuovere la conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa.

E non si è sottratto anche a domande sulle responsabilità che stanno all’origine della crisi economica generalizzata.

“La complessità del fenomeno mette in causa la responsabilità di tutti, di coloro che sono impegnati nell’ambito finanziario, nell’ambito industriale ed economico, e anche nell’ambito personale delle famiglie o dei singoli”, ha risposto Calcagno.

“Ognuno probabilmente in questi anni – ha detto il Porporato – ha portato non sempre in senso positivo la sua responsabilità nell’evoluzione delle cose: quindi il vivere sopra le possibilità, o il creare falsamente illusioni di ricchezza attraverso l’emissione di prodotti finanziari che non avevano consistenza, o la delocalizzazione del lavoro senza tener conto delle conseguenze che questo avrebbe portato, in realtà tutta questa complessità di cause ha condotto la nostra società a trovarsi oggi in questa situazione di gravissima crisi”.

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