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Card. Betori su matrimoni a Firenze

Edizione del: 20 settembre 2013

L’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori, ha inviato a tutti i Presbiteri e i Diaconi della diocesi una lettera sui matrimoni, che pubblichiamo integralmente, e con la quale cancella le vecchie prescrizioni dei suoi predecessori, che prevedevano le celebrazioni del rito solo nelle parrocchie dei due sposi o in quella dove la nuova famiglia vivrà,  aprendo da oggi le celebrazioni del rito a tutte le chiese, comprese le Basiliche, fino ad oggi vietate. 

Carissimi presbiteri e diaconi,

non poche volte giungono sul mio tavolo richieste riguardanti la celebrazione di matrimoni nelle chiese dell’arcidiocesi, in considerazione soprattutto della tipologia dei luoghi sacri e della provenienza dei nubendi.

Ribadisco con convinzione da parte mia che l’atteggiamento fondamentale da assumere in queste circostanze deve essere quello dell’accoglienza. In questioni che non toccano la verità del sacramento e la disciplina definita dal codice di diritto canonico, non dobbiamo inserire atti che si caratterizzerebbero come una “dogana pastorale” (cfr. Papa Francesco, Meditazione mattutina nella Cappella della Domus Sanctae Marthae “L’accoglienza cristiana”, 25 maggio 2013).

Invito pertanto ogni parroco ad accogliere le richieste di celebrazione di matrimoni nelle chiese parrocchiali e non parrocchiali aperte al culto presenti nel territorio affidato alla sua giurisdizione, con esclusione delle cappelle e degli oratori privati. In questi ultimi possono effettuarsi celebrazioni solo per persone appartenenti alla famiglia che ne ha la proprietà.

So bene che una tale apertura indurrà molti a scegliere questa o quella chiesa per ragioni estetiche o affettive, motivazioni che poco hanno a che fare direttamente con la fede. Ma non è che questa riapparirebbe all’improvviso qualora noi costringessimo queste coppie a rinunciare alle loro aspettative. Dobbiamo piuttosto considerare le motivazioni estrinseche, in specie quelle estetiche ed affettive, come porte aperte nella vita e nella sensibilità di queste persone non per chiuderle ma per introdurre in esse quegli orizzonti di fede che premono alla Chiesa.

So bene anche che tale apertura caricherà di particolari pesi pastorali alcune delle chiese di maggiore richiamo artistico e ciò potrebbe intralciare i programmi pastorali delle comunità. Ritengo tuttavia che tale compito sia la doverosa contropartita del dono della bellezza che hanno ricevuto e chiedo che si organizzi all’interno di tali comunità una specifica pastorale verso questi matrimoni. Penso in particolare alle nostre basiliche, che della pastorale dei matrimoni dovrebbero fare un capitolo fondamentale della propria presenza a Firenze, offrendo motivi di riflessione e formazione, come pure garantendo la dignità e il rispetto delle norme liturgiche nelle celebrazioni.

È ovvio che tutto questo richiama tutti a una più accurata preparazione del sacramento, che illumini la natura del matrimonio cristiano. Si valorizzi in questo gli Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia predisposti dalla CEI . Della preparazione degli sposi si facciano carico specialmente i responsabili delle comunità parrocchiali di provenienza dei nubendi, che non dovranno ritenere che diminuisca il loro compito per la scelta di celebrare altrove il rito sacramentale, al contrario. Di norma, poi, è bene che nelle stesse comunità di provenienza i nubendi possano trovare chi assisterà al loro matrimonio, senza cioè gravare i presbiteri e i diaconi del luogo in cui avviene il rito.

Queste disposizioni si intendono valide per tutto il territorio diocesano e abrogano ogni precedente norma o disposizione contraria.

 Giuseppe Card. Betori
Arcivescovo di Firenze


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