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Card. Betori: Firenze non distingue bene da male

Edizione del: 25 giugno 2013

Dure omelie quelle pronunciate nell’ultimo fine settimana a Firenze dall’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori.

Venerdì scorso il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, durante l’omelia per la Messa di inaugurazione dopo il restauro della chiesa della Casa di Accoglienza Ail di Careggi, ha detto che “alla nostra città, e in genere alla società contemporanea, manca la capacità di discernere tra ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è bello e ciò che è brutto, ciò che merita approvazione e ciò che invece va ricacciato”.

“Oggi lo sappiamo la cultura contemporanea è una cultura del desiderio e dell’istinto, ciascuno vuole affermare se stesso secondo le proprie voglie”, ha proseguito Betori.

“Una cosa che è bella non può essere allo stesso tempo brutta, o ciò che è brutto non può essere trasformato in bello solo dalla volontà di farlo apparire come tale. Abbiamo bisogno quindi di ritrovare i principi valoriali di fondo di ciò che qualifica la realtà, nella sua bellezza, nella sua bontà, nella sua giustizia: se noi riusciremo a ricostruire un patrimonio di valori all’interno di questa nostra città credo che allora ritorneremo a fare cose belle, cose buone, come hanno fatto i nostri antenati. Oggi – ha detto il Cardinale – ci vuole una maggiore attenzione etica per la nostra città per ritessere con grande forza un tessuto sociale ed etico che permetta di affrontare la crisi economica che abbiamo di fronte”.

“Dalla crisi” Firenze può uscire solo recuperando “quei riferimenti” che in passato hanno fatto la sua gloria: “la ricerca della bellezza, la ricerca della fraternità e della solidarietà verso l’altro”.

Invece ieri,  nel corso dell’omelia durante la Messa in Cattedrale per la festa di San Giovanni Battista, Patrono della città, Betori ha lanciato un pesante allarme: “a Firenze c’è un allarme per quanto riguarda la povertà, ma anche la cocaina e il gioco d’azzardo”.

“Un’improvvida voglia di trasgressione passa dalle Piazze ai luoghi della cultura, anche qui senza che si notino apprezzabili reazioni, pur con qualche lodevole eccezione”.

Così il Cardinale Giuseppe Betori: “Si aprono spazi di trasgressione, in tutte le forme possibili, che incidono sull’identità stessa della città”, che deve “salvaguardare i beni di cui è custode” continuando “a generare bellezza e cultura. Il rispetto dei nostri luoghi d’ arte ne è il presupposto, non per ridurci a un Museo”.

Parlando di “una delle carenze più evidenti del nostro tempo, cui non sfugge neanche la nostra città”, Betori ha citato “l’incapacità di discernere ciò che va approvato e ciò che va contrastato, ciò che è bene e ciò che è male e, per estensione, ciò che è giusto e ciò che è illecito, ciò che è bello e ciò che è brutto. Perché bene, giustizia e bellezza si tengono insieme, come la storia di Firenze mostra, o cadono insieme”.

Secondo il Cardinale Betori non mancano “segnali preoccupanti che ci dicono quale scivolamento del vivere civile e del comportamento personale può generarsi tra noi quando istinti e desideri prendono il sopravvento sull’oggettività del bene e del bello”.

Il rispetto dei luoghi d’arte serve “a far comprendere a tutti il senso dell’umano e del divino che li ha generati”.

Firenze “è al quarto posto in Italia per presenza di senza dimora” e in città si registra “una allarmante crescita del bisogno alimentare”.

E poi, “come non reagire alla notizia del primato di questa città nel consumo di cocaina e agli avvertimenti circa la diffusione anche tra noi della piaga del gioco d’azzardo?”.

“Un’ultima parola – ha aggiunto – devo ancora dedicarla alle nostre carceri. Anche qui c’è da chiedersi come la terra che si gloria di essere stata la culla di una delle svolte più significative del Diritto Penale, con la cancellazione per primi della pena di morte, possa tollerare che uomini e donne vivano in condizioni a dir poco disumane”.

Betori ha parlato anche della “delicatissima situazione del Maggio Musicale Fiorentino” e della necessità di “concorrere insieme” per la Fondazione Lirica, chiamando tutti a “un’azione responsabile e concorde nel ricercare le vie migliori” per darle un futuro.

“Anche io sono il Maggio”, ha concluso, avendo per risposta un lungo applauso.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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