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Card. Betori ai Cappellani Militari

Edizione del: 29 giugno 2013

L’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori, ai Cappellani Militari riuniti ad Assisi per il Seminario sulla Fede, ha detto: “La priorità delle Chiese in Italia non è darsi piani Pastorali da mettere in atto o dotarsi di strumenti risolutivi per fronteggiare i bisogni della società di oggi, ma costruire orizzonti e prospettive spirituali condivise e vissute nella pluralità dei carismi e delle sensibilità”.

L’intervento su “Silenzio e Parola” ha sottolineato la priorità della dimensione spirituale su quella Pastorale, senza che quest’ultima “venga annullata”.

Il Cardinale ha ricordato come “la creatività e il rispetto dei carismi non può essere rinchiusa in schemi ristretti. Ciascuno deve poter procedere secondo i propri passi”.

“E’ necessario uscire dalla confusione per riappropriarsi del mistero della Verità. Il Vangelo non può essere confuso con una opinione diffusa che per quanto suggestiva, è però priva di fondamento di verità”.

“Nel mondo di oggi non c’è Parola ma solo opinioni. Viviamo in una sorta di talk show perpetuo che non dice nulla, in cui nulla viene ascoltato, ma che allevia la solitudine. Il nostro problema è uscire dal chiasso per riappropriarci della Parola. È nel silenzio – ha concluso – che accade la Parola e la Parola ha bisogno del silenzio per poter essere accolta”.

Da parte sua l’Ordinario Militare, Arcivescovo Mons. Vincenzo Pelvi, ai suoi  oltre 150 Cappellani Militari ha detto: “Verifichiamo la nostra personale regola di vita per vedere quanto sia coerente con ciò che crediamo e con la missione che ci è stata affidata”.

Nella relazione, durante la quale ha ripercorso il cammino Pastorale degli ultimi 7 anni da Ordinario Militare, Mons. Pelvi ha affermato che “ciò che rende a volte pesante il ministero sacerdotale non è la gravità dei sacrifici o delle rinunce che dobbiamo assumere, bensì una percezione annebbiata del valore della causa a cui siamo consacrati. Se avessimo una percezione chiara del valore unico e definitivo di Cristo, della bellezza della comunità Cristiana, della forza del Vangelo che annunciamo, i sacrifici sarebbero sopportabili e saremmo contenti di doverli fare”.

Purtroppo, ha spiegato il Presule, “si è appannata la grandezza della causa del Vangelo che i preti servono, perché il contesto in cui viviamo ha mutato lo statuto e il riconoscimento sociale del nostro ministero”.

“Vi sono infiltrazioni mondane nel ministero quali la fatica di capire e di giustificare il celibato, la ricerca di comodità, i rapporti gratificanti, il look di moda, lo stile di vita borghese”, ha notato Mons. Pelvi parlando chiaramente di “stili non apostolici che nascono non da cattiva volontà o da vizio, ma da un’esistenza che è troppo a contatto con gli stili di vita contemporanei”.

“Il Signore – ha ribadito l’Arcivescovo – ci invita a cogliere l’essenziale; Cristo non è una delle tante belle realizzazioni di umanità ma è colui nel quale il disegno di Dio si è compiuto in modo definitivo e perfetto. Dobbiamo ritrovare dentro l’annuncio del Vangelo la robustezza della fede in Gesù”.

Da qui la necessità di una “coerenza personale”.

“Se il Vangelo non cambia la nostra vita – è stata la conclusione – avremo la tentazione di dedicarci a qualche servizio sociale: offrire alle famiglie un periodo di vacanza a poco prezzo, organizzare feste, insegnare sport, musica e danza e così via. Verifichiamo, quindi, la nostra personale regola di vita per vedere quanto sia coerente con ciò che crediamo e con la missione che ci è stata affidata”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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