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Card. Bagnasco: fede no ingerenza Stato

Edizione del: 8 ottobre 2013

Il tema principale sul quale i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutta Europa si stanno confrontando a Bratislava nell’ambito dell’Assemblea Plenaria del Ccee, Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee è: “Dio e lo Stato. L’Europa tra laicità e laicismo”.

Il rapporto tra Chiesa e Stato, secondo il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Cei e vice-Presidente del Ccee, si gioca “secondo 3 modalità. Innanzitutto l’annuncio gioioso del Vangelo. Annunciare Cristo al mondo significa rivelare il volto di Dio e il vero volto dell’uomo. Questa è la radice, il fondamento. Un altro modo – aggiunge – è quello di esplicitare le conseguenze antropologiche, etiche e sociali del messaggio del Vangelo proprio perché Cristo è il Dio con noi, è venuto per parlare all’uomo”.

“La fede c’entra con la vita, non è puro sentimento che non interesserebbe poi a nessuno. Questa esplicitazione a volte è sentita come problematica perché sembra un giudizio su Leggi da fare o non da fare. Ma non è affatto una forma d’ingerenza e non vuole esserlo. E’ semplicemente l’esplicitazione dell’Evangelizzazione che è compito della Chiesa, in termini di antropologia, di etica e di società. Infine – prosegue Bagnasco – sottolineo l’importanza della formazione alla Dottrina Sociale della Chiesa, perché senza una sua visione acquisita, interiorizzata e organica, non ci possono essere laici maturi in grado di portare il loro contributo dentro ai gangli della società, della politica e dell’economia”.

Quanto al dibattito sui Crocifissi nelle aule scolastiche, “il Concilio Vaticano II ha ribadito la libertà religiosa e la libertà di coscienza. Per cui ognuno ha il diritto di manifestare la propria fede, che ha una valenza privata ma anche pubblica. A questo principio – rileva il Cardinale Bagnasco – attiene l’obiezione di coscienza per cui di fronte a certe Leggi che vanno contro la propria coscienza e a certi valori fondamentali, la coscienza ha un primato e lo Stato e la società devono tenerne conto”.

“In secondo luogo – rileva – dobbiamo tenere conto in particolare in Europa delle nostre radici, che sono la nostra memoria. Essa non può essere annullata perché si annullerebbe anche la possibilità di guardare al domani. Dove andiamo, se non sappiamo da dove veniamo? I simboli religiosi sono il nostro modo specifico di pensare l’uomo. La questione, quindi, entra in un quadro più ampio che non è esclusivamente confessionale bensì culturale e sociale, perché la dimensione religiosa fa parte, è intrinseca della dimensione umana”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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