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BO: niente questionario Papa ai fedeli

Edizione del: 25 novembre 2013

Arriva anche sotto le Due Torri il questionario sulla famiglia voluto da Papa Francesco, tuttavia però non sarà distribuito direttamente ai fedeli, a cui è principalmente rivolto.

Infatti le risposte saranno raccolte dalla Curia di Bologna sentendo i Vicariati, l’Azione Cattolica e la Commissione diocesana per la Famiglia.

Resta comunque la libertà per i singoli parroci di sottoporre le domande ad ogni persona della propria comunità, tenendo però presente che i tempi sono piuttosto ristretti: tutto il materiale va messo insieme entro Natale.

Uno dei motivi che hanno spinto a questa decisione la diocesi sarebbe il fatto che le 38 domande del questionario non sono alla portata di tutti.

A spiegarlo è Monsignor Giovanni Silvagni, numero 2 della Chiesa bolognese: “E’ un questionario molto interessante per la panoramica che invita a fare – sostiene Silvagni – ma è ancora più interessante la finalità”, ovvero una “presa di coscienza sulla situazione in cui si trova la famiglia, per capire quale sia il modo più attuale ed efficace per annunciare il Vangelo alle persone concrete che abbiamo davanti”.

Insomma, da parte del Papa c’è la “volontà di conoscere la situazione reale” delle famiglie, “partendo dall’esperienza effettiva delle persone e da come l’insegnamento della Chiesa viene recepito, compreso o anche incompreso. Perché una cosa è diffondere un documento dottrinale – sottolinea Silvagni – altro è verificare la ricezione, comprensione e applicazione nella vita concreta delle persone”.

Va però detto che “il questionario non ha valore di sondaggio e di opinione – afferma il Vicario Generale della Curia di Bologna – non deve stabilire in maniera referendaria che cosa va detto in un senso o nell’altro. Ha piuttosto il valore di una presa di coscienza di tutto il popolo Cristiano delle sfide di oggi e anche di sensibilizzazione su questi temi”.

In altre parole, spiega Silvagni, “il Papa non si aspetta le opinioni di tutti i fedeli del mondo, gli interlocutori sono le Chiese locali, che si muovono secondo criteri di opportunità e possibilità”.

Tra l’altro, aggiunge il numero 2 della Curia bolognese, “da parroco ho l’impressione che la maggior parte di queste domande non siano praticabili dai fedeli medi. Mentre su alcune tutti possono esprimere una propria valutazione, molte domande invece hanno carattere diocesano o addirittura nazionale, perché devono fornire percentuali che non sono nella disponibilità o conoscenza dei singoli fedeli”.

Via Altabella ha avviato “una serie di consultazioni sul questionario”, spiega ancora Silvagni, che “non è direttamente indirizzato alle parrocchie”.

La Curia ha scelto di coinvolgere la Commissione diocesana della Famiglia, la Consulta delle Aggregazioni Laicali, l’Azione Cattolica e i singoli Vicariati, dove i parroci porteranno nelle Assemblee “l’eco e il sentire della propria comunità”.

Le parrocchie sono dunque “coinvolte indirettamente tramite i parroci – sottolinea il Vicario – non è possibile una consultazione diretta di tutti i singoli fedeli su tutte le domande del questionario, anche se non è esclusa questa eventualità perché le persone possono inviare direttamente le loro risposte alla Santa Sede, il questionario si trova sul sito del Vaticano, e anche i Gruppi o le Associazioni possono approfondire le domande con piena libertà”.

Il fatto è che “c’è una certa fretta nel raccogliere questi dati – afferma Silvagni – abbiamo scadenze molto strette: entro Natale tutto il materiale deve essere raccolto e per rispondere servirà una convocazione straordinaria dei parroci nei Vicariati, perché il calendario degli appuntamenti ordinari è già pieno”.

Ad ogni modo, ribadisce Silvagni, “il coinvolgimento diretto dei fedeli non è escluso, dipende un po’ dalla singola iniziativa dei parroci che possono adottare anche questo criterio. Però non se n’è fatta una questione vincolante per tutta la diocesi”.

Il questionario preparatorio per il documento del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, voluto da Papa Francesco, è balzato agli onori della cronaca perché le domande spaziano anche su temi delicati per la Chiesa, come le unioni omosessuali, i divorziati e l’uso dei contraccettivi.

Silvagni, dal canto suo, non si addentra su questo terreno minato e si limita a dire che “la questione di fondo del questionario, che è anche di non facile soluzione, è come annunciare il Vangelo nelle situazioni più disparate in cui le famiglie si trovano”.

Il numero 2 della Chiesa di Bologna ricorda che “il dovere prioritario a cui anche il Papa continuamente ci richiama è certo la dottrina e l’insegnamento Cristiano sulla famiglia, ma prima ancora è la ricerca di tutte quelle condizioni favorevoli perché Gesù entri nelle famiglie, indipendentemente dalla loro condizione di famiglie regolari o irregolari, di coppie sposate, risposate, conviventi o divorziate. Perché il nostro compito principale è questo: l’annuncio del Vangelo e l’incontro concreto di tutti con Gesù”.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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