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BO: Mons. Silvagni su Referendum

Edizione del: 30 maggio 2013

Monsignor Giovanni Silvagni, Vicario Generale dell’ Arcidiocesi di Bologna accoglie l’esito del Referendum consultivo Comunale sui fondi alle scuole dell’infanzia paritarie che ha visto prevalere, pur con un’affluenza al 28%, la scelta per l’abolizione “con dispiacere”.

Da un lato Silvagni ha notato un’ “impressionate scarsità di votanti, che è un dato che andrà interpretato. Il voto andrà commisurato alle percentuali che esprime”.

Dall’altro dice di provare “dispiacere per tutte quelle persone che si spendono in prima persona” per le scuole paritarie e che “possono sentirsi ancora più affaticate” dal risultato.

“Ho presente – ha detto – una scuola materna di cui tempo fa ero nel cda, ho in mente la grande qualità della proposta educativa, a fronte di una scarsità di risorse, l’impegno che ci mette il Personale con stipendi più bassi della scuola pubblica, il grande coinvolgimento dei genitori. A pensare a questo mi si stringe il cuore. Se l’esito sarà che si chiuderanno tre scuole paritarie per aprirne una pubblica, non so quale vittoria potrà essere cantata”.

Silvagni ha rivolto anche un pensiero anche al Comune: “dispiace che un’Amministrazione che fa tanto per le scuole materne possa essere tacciata come un’Amministrazione che non fa abbastanza e che dovrebbe fare di più”.

“Un risultato controverso” secondo la Radio Vaticana.

L’emittente Pontificia  rileva che la “consultazione è costata oltre mezzo milione di euro” e che “sia il fronte promotore dell’opzione A che chiede di eliminare questi fondi che il fronte dell’opzione B che difende il finanziamento si dicono in qualche modo soddisfatti: il 59% dei votanti ha scelto A il 41% B”.

La Radio Vaticana  ha intervistato Rossano Rossi, Presidente della Fism, la Federazione Italiana Scuole Materne, in prima fila nella difesa del sistema pubblico integrato.

“Il primo dato – ha commentato Rossi – è l’affluenza: hanno votato meno di 3 cittadini su 10. L’affluenza si è attestata sul 28%, la più bassa in assoluto registrata da questo tipo di referendum consultivo nel nostro Comune: il 72% dei cittadini non è andato a votare”.

“All’interno di quel 28% l’affermazione della A è stata netta: 59% contro 41% che ha votato B. Qui parliamo, però, di 50 mila cittadini, che sul complessivo mi dà meno del 16 per cento”.

“Questo per dire cosa? Che il referendum era consultivo e probabilmente non ha appassionato in gran parte la città di Bologna, vuoi anche perché il referendum tendendo a radicalizzare le posizioni e quindi a semplificarle in maniera anche un pò ideologica, ha lasciato a casa parecchie persone”.

“Noi personalmente – ha proseguito il Presidente della Fism – siamo dispiaciuti di questa scarsa partecipazione, soprattutto per la nostra opzione: abbiamo raccolto 35 mila cittadini che hanno detto che questo sistema va bene. Noi abbiamo lavorato, ci siamo impegnati, abbiamo messo in campo diverse personalità della città di Bologna proprio per fare in modo che fossero più cittadini a difendere e a promuovere questo sistema. Questo non è avvenuto: ne prendiamo atto”.

“A questo punto sarà l’Amministrazione Comunale che dovrà decidere se questo consiglio, che viene dato da 50 mila cittadini bolognesi, ha un peso tale da mettere in discussione tutto il sistema”.

“Quello che è chiaro, per noi, è che comunque non si può prescindere dal sistema pubblico integrato: non stiamo parlando di scuole private, stiamo parlando di scuole paritarie, che hanno una Legge alle spalle che le riconosce come servizio pubblico ed è da questo sistema integrato – composto da Stato, Comune e privato sociale – che occorre ripartire, anche alla luce di questo risultato referendario”.

“Non si può dare scuola dell’infanzia a Bologna, come in Emilia Romagna, come in Italia, senza questa virtuosa collaborazione e integrazione tra pubblico e privato sociale”.

Rossi infine ha argomentato che un sistema pubblico secco, assoluto, costerebbe di più ai cittadini rispetto al sistema integrato: “perché oggi il Comune con quel milione sostiene 27 scuole che accolgono 1.700 bambini, dando sostanzialmente 600 euro a bambino. Questo è il dato attuale. Se dovesse farsene carico – di questi 1.700 bambini – il Comune o lo Stato, per ognuno di questi, dovrebbe spendere almeno seimila euro. Quindi dieci volte tanto! E’ evidente che questa cosa non starebbe in piedi, nessuno la potrebbe fare, né il Comune né lo Stato, e quindi si avrebbe un impoverimento del sistema delle scuole bolognesi”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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