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BO: Curia su genitori stesso sesso

Edizione del: 25 settembre 2013

L’Arcidiocesi di Bologna guidata dal Cardinale Carlo Caffarra in un editoriale su “Bologna sette”, supplemento domenicale di Avvenire, commenta la vicenda nata dalla proposta del Gruppo Sel in Comune di sostituire le diciture “padre” e “madre” nei moduli di iscrizione dei bambini agli asili e alle scuole materne con la dicitura “genitore 1” e “genitore 2”.

Basta giocare con le parole, “la banalizzazione dei termini è una patologia regressiva, e l’uso improprio dei termini crea solo un’avvilente confusione. L’inclusione non può avvenire negando le differenze. Chi non ha il papà o la mamma non è discriminato da chi lo può avere. Il rispetto dell’altro non implica il disconoscimento o la negazione di se stessi. Se no costruiamo la civiltà dell’invidia del bene altrui, che sta in equilibrio solo se siamo tutti uguali”.

Proposta parzialmente accolta: il Comune manterrà la dicitura “padre” e “madre” e le affiancherà una dicitura più generica, come “altro genitore”, per evitare discriminazioni.

“Il test bolognese – commenta l’Arcidiocesi – ha dimostrato che nella mentalità corrente sta passando indisturbata l’idea che possono esserci 2 genitori dello stesso sesso”.

“Contribuisce al risultato il martellante ritornello di alcuni slogan: le famiglie omo-genitoriali sono ancora discriminate, i diritti delle coppie dello stesso sesso devono essere riconosciuti; non fa differenza per un bambino avere genitori etero o genitori omo. E chi non si allinea finisce per essere imputato di omofobia. Solo la natura rimane testarda, e la sua rieducazione sarebbe impossibile senza l’aiuto provvidenziale della scienza e del diritto che ne compensano le lacune”.

“Il bambino in tutto questo sembra diventato un oggetto, non il protagonista principale dell’evento della sua esistenza”.


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