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Biblioteca Apostolica, i diplomatici della cultura

Edizione del: 21 giugno 2015

CodiceE’ in via di preparazione una mostra in Cina della Biblioteca Apostolica Vaticana, ma intensi sono i rapporti anche con Giappone, Cuba e altri Paesi latinoamericani, come spiega Mons. Jean-Louis Bruguès, Bibliotecario della Biblioteca Apostolica Vaticana e Archivista dell’Archivio Segreto Vaticano: “sono potuto andare a Pechino, e per me era la prima volta, invitato da una delle Università più importanti del Paese. Stiamo preparando una mostra originale, che si terrà nel 2017, forse nell’estate, per presentare al pubblico cinese i manoscritti cinesi che ora si trovano nella Biblioteca Vaticana. Loro hanno chiesto la possibilità di digitalizzarli. Io ho messo, però, una condizione, quella di organizzare una mostra comune tra Santa Sede e Cina Comunista, quando ‘ancora’ non ci sono relazioni diplomatiche. Abbiamo previsto una mostra itinerante tra Pechino, Shanghai e una terza città”.

Dove non arriva la Diplomazia quindi supplice la cultura, come evidenzia Mons. Bruguès: “La funzione principale, secondo me, della cultura è stabilire ponti tra le civilizzazioni. E, dunque, quando non ci sono ancora relazioni diplomatiche, possiamo creare relazioni, rapporti tramite la cultura. La cultura è, diciamo, lo sforzo per l’uomo di capire, di avvicinarsi alla verità, al bello, al bene. E, dunque, possiamo vedere uno sforzo comune tra le civilizzazioni e questo sforzo è un ponte, secondo me, molto importante. La Biblioteca Vaticana, dunque, è uno strumento della cultura del Cattolicesimo attraverso il mondo, per avvicinare i popoli”.

“Abbiamo creato e sviluppato una politica di apertura verso biblioteche nazionali che non hanno la possibilità, i mezzi sufficienti, innanzitutto nel campo della formazione del personale: non hanno la possibilità di rispondere alle necessità dei loro Paesi. Sono stato invitato in Bulgaria, a Sofia, a Belgrado, a Bucarest. Adesso aspettiamo un invito dalla Macedonia. Queste biblioteche nazionali hanno chiesto alla Biblioteca Vaticana di giocare un ruolo ‘materno’: di diventare la loro biblioteca di riferimento. Naturalmente, quando ho spiegato questa situazione al Papa, lui si è mostrato molto interessato e ha permesso alla Biblioteca di ammettere due persone in più, solo per ricevere questo personale e contribuire alla sua formazione nel campo della catalogazione e restauro. Questi Paesi sono Ortodossi e, dunque, c’è una dimensione non solo tecnica, non solo culturale, ma anche religiosa, ecumenica. Stiamo adesso lavorando allo stesso modo per creare relazioni con biblioteche latinoamericane. Innanzitutto Cuba, ancora un Paese Comunista, il Cile – abbiamo ricevuto il Rettore dell’Università di Santiago 2 mesi fa – e forse la Costa Rica”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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