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Betori si lamenta dal Papa

Edizione del: 7 giugno 2012

Secondo il settimanale Panorama, da oggi in edicola, il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, si sarebbe lamentato con Benedetto XVI di essere, dopo l’agguato del 4 novembre, sotto il continuo controllo della Procura fiorentina, che lo riterrebbe “reticente”. Pubblichiamo di seguito l’articolo che il nostro direttore ha scritto per il quotidiano on line www.stamptoscana.it quale loro vaticanista.

I rapporti tra la Curia fiorentina e la Procura della Repubblica da diversi anni ormai non sono dei migliori. Questo è un dato di fatto per alcune indagini della Procura che hanno interessato alcuni settori della Chiesa fiorentina. Di certo non miglioreranno dopo quanto domani mattina il settimanale Panorama pubblicherà in merito alle indagini relative all’attentato subito dal Cardinale Giuseppe Betori e il suo segretario, don Paolo Brogi, lo scorso 4 novembre.

Secondo il settimanale l’Arcivescovo di Firenze  “si sarebbe lamentato con il Papa per alcune caratteristiche delle indagini, e Benedetto XVI – che lo ricevette in udienza privata assieme a don Paolo il successivo 2 dicembre – lo avrebbe rassicurato”.

“Per un mese e mezzo – si legge nell’anticipazione – gli investigatori hanno ascoltato le conversazioni dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, e dei suoi più stretti collaboratori in curia, per la quale è finito in carcere il pregiudicato Elio Baschini. Ora i brogliacci di queste conversazioni intercettate sono stati depositati in tribunale insieme con l’avviso di chiusura delle indagini”.

Secondo sempre Panorama “il cardinale Betori, in udienza dal Papa, si è lamentato di essere finito sotto la lente degli inquirenti e Benedetto XVI, secondo quanto ha riferito lo stesso Betori a un amico, gli avrebbe dato ‘rassicurazioni’ e avrebbe promesso di ‘sistemare la cosa’ ”.

Sempre per il settimanale, ”il cardinale Betori si sarebbe lamentato anche del fatto che gli inquirenti non demordono dall’idea di una sua reticenza riguardo alla rappresentazione dei fatti”.

E’ possibile questa ricostruzione?

In realtà qualcosa di vero ci potrebbe essere.

Di certo è che a nessuno, tanto meno ad un Arcivescovo, fa piacere avere, per un episodio, pur tragico, ma non dipeso da lui, quindi non per aver commesso un reato, i suoi telefoni privati, d’ufficio, e quelli dei suoi collaboratori, sotto controllo per settimane e settimane.

Di sicuro Betori, se non si si sarà “lamentato” direttamente con il Papa, certamente  e qualche commento privato sulla questione gli sarà scappato, soprattutto sulla sua presunta “reticenza”, anche se Betori, come il suo segretario, si sono sempre dichiarati disponibili a collaborare con gli investigatori.

Certo è che, quello che domani pubblicherà Panorama, avvalora quanto più volte ho scritto nei miei articoli – Betori cardinale – a differenza di quei colleghi che scrivevano che Betori non sarebbe stato creato cardinale da Benedetto XVI  per non derogare  alla regola che l’aveva escluso, assieme ad altri Arcivescovi, un anno prima.

Betori è stato fatto Cardinale quasi a sorpresa anche per toglierlo dall’impaccio scaturito, suo malgrado, dagli sviluppi delle indagini, ovvero la particolare attenzione da parte della Procura fiorentina.

Infatti la porpora cardinalizia ipso facto attribuisce all’Arcivescovo una sorta di speciale immunità diplomatica in base al Concordato.

Non a caso l’articolo 105 delle disposizioni attuative del Codice di Procedura Civile recita: “La disposizione dell’art. 255, secondo comma, del Codice, relativa all’esenzione della comparizione dei testimoni davanti al giudice, si applica in ogni caso ai Cardinali”.

Norma che praticamente, se Betori volesse, in forza di questo, potrebbe non fargli rendere più nessuna testimonianza.

Lo stesso, volendo,  anche se per altri versi, potrebbe accadere per il suo segretario don Paolo Brogi, in quanto l’ articolo 4, al punto 4, del Concordato del 1984 recita: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o su materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.

Ed è evidente che in quel “ragione del loro ministero” ci si può inserire di tutto.

Inoltre l’articolo 200 del Codice Penale prevede che “i ministri dei culti non sono obbligati a deporre su quanto conosciuto sempre in ragione del loro ministero”.

Tutto ciò per dire che d’ora in avanti la Procura, per ogni atto formale nei confronti di Betori, deve procedere rivolgendosi direttamente alla Santa Sede, la quale però non gradisce che i suoi Cardinali, come i Vescovi, anche se solo come testimoni, debbano presentarsi davanti ai giudici in un aula di tribunale.

Grattacapi dunque in più per investigatori e Procura perché ogni atto che riguardasse Betori e don Brogi, deve essere comunicato prima, ed obbligatoriamente, per via diplomatica, ovvero tramite il Governo Italiano,  Ministero della Giustizia e Affari Esteri direttamente alla Segreteria di Stato Vaticana, alla terza loggia del Palazzo Apostolico, in Vaticano, passando dall’Ambasciata italiana presso la Santa Sede.

Panorama infine anticipa anche un’altra indiscrezione in merito alle indagini: secondo il settimanale emerge anche che “poco dopo l’attentato, da una cabina vicina alla curia, sarebbe partita una chiamata diretta al cellulare del rettore della Basilica di Santa Croce, Antonio Di Marcantonio. Ma il religioso dice di non essere mai stato interrogato e di non ricordare quella telefonata che forse avrebbe potuto esser d’aiuto per d’aiuto per l’inchiesta”.

Franco Mariani © STAMPTOSCANA

Da http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana/procura-diocesi-betori-reticente-e-si-lamenta-con-il-papa


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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