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Benedetto tra le spie: Vatileaks del 1900

Edizione del: 16 agosto 2013

Una Vatileaks agli inizi del Ventesimo secolo, è quello racconato da Annibale Paloscia nel libro “Benedetto tra le spie. 1914: l’anno fatale della Grande Guerra”.

Il 23 maggio 1915 l’Italia entra nel mattatoio della Prima Guerra Mondiale, un’informativa avverte il Viminale che la Capitale è la Sede Centrale dello Spionaggio austro-ungarico.

Mentre Papa Benedetto XV protesta contro “l’inutile strage”, il suo Cameriere segreto, Monsignor Rudolph Gerlach, dirige dal Vaticano una potente rete di spionaggio al servizio dei Paesi in guerra contro l’Italia.

Per la sua posizione, è in grado di carpire i più importanti segreti militari italiani.

“Racconto dice Paloscia –  una delle più grandi spie del 1900: Monsignor Rudolph Gerlach, Cameriere segreto di Benedetto XV. Approfittando dell’affetto del Papa, passò informazioni ai servizi di Intelligence austrici e tedechi”.

Una nuova edizione, corretta e aggiornata, rispetto alla prima, del 2007, pubblicata ora da Mursia, per raccontare una storia avvincente e ancora sconosciuta sulle trame contro l’Italia.

“Per Benedetto XV e Papa Ratzinger c’è un Cameriere che tradisce i segreti papali”, sottolinea l’autore.

“Gerlach era il prediletto del Papa,  un giovane Barone figlio di famiglia nobiliare austriaca. Nella Corte del Papa aveva i suoi canali, tutto passava per lui. Sulla stampa americana e francese, il Monsignore compare come artefice dei sabotaggi con cui furono affondate le due più grandi corazzate italiane”.

Quando l’intrigo sarà scoperto, il Monsignore sarà fatto fuggire e riceverà trionfali accoglienze alle Corti tedesca e austriaca.

“Da Roma – spiega ancora Paloscia – Mons. Gerlach dirigeva la Centrale delle spie tedesche in Italia. Aveva un’Organizzazione capeggiata da Archita Valente, poi condannato all’ergastolo. Secondo alcuni, l’uomo si ucciderà gettandosi da una finestra del carcere di Avellino, ma la sua fine non si è mai capita”.

“La struttura di Gerlach – prosegue l’autore – riusciva a passare notizie ai Servizi Segreti tedeschi e austriaci attraverso i corrieri postali della Chiesa”.

Ma comunicavano anche attraverso i principali giornali romani, con messaggi del tipo “Zingara ti ama” o “Zingara farà tardi”.

Un linguaggio cifrato, che veniva decodificato oltre le Alpi.

A Roma, quando arrestarono Archita, trovarono anche il cifrario.

Gerlach fu fatto fuggire alla vigilia della sentenza.

“Per la prima volta – sottolinea Paloscia – il Papa e lo Stato italiano ebbero bisogno di parlarsi. Fu il primo tentativo di una riconciliazione. Il Monsignore spione, accompagnato in Svizzera da un poliziotto, ricevette grandi onori dalle Corti europee in guerra contro l’Italia”.

Con il 1918, la fine della guerra, sparisce.

Riappare a metà degli anni Trenta, perché “c’è la richiesta di un certo Gerlach di tornare in Italia, passando dall’Austria. La polizia fascista – ricostruisce Paloscia – si rende conto che era proprio quel Gerlach condannato all’ergastolo, ma è già troppo tardi. Il Monsignore, informato, sparisce di nuovo”.

Aveva fama di essere “un rubacuori, la leggenda parla di molte storie con donne sposate. Forse, nella sua azione di spionaggio, agì in buona fede. Si era conquistato effimeri onori servendo la vecchia Germania Imperiale. Era spregiudicato, amava il denaro, temeva i pericoli. La decisione di vivere in Inghilterra gli ultimi anni della sua vita presupponeva la scelta di intendersi con i Servizi Segreti britannici. Forse quella scelta la fece. Di lui resta il mistero”.

Quanto a Benedetto XV, “fu tormentato da questa vicenda di spionaggio. Morì e nessuno ne parlò più. Un Papa sconosciuto si portò nella tomba gli sguardi del suo Cameriere segreto, che aveva tradito il Successore di Pietro”.

Annibale Paloscia è stato capocronista all’Ansa durante gli anni di piombo e successivamente capo della redazione cultura.

Dal 1996 al 2000 è stato vicedirettore del settimanale “Avvenimenti”.

Studioso dei problemi della sicurezza e dell’Intelligence, ha scritto importanti saggi sulla storia dell’ordine pubblico in Italia raccontando storie sconosciute.

Contemporaneamente a “Benedetto tra le spie”, Paloscia è in libreria anche con un altro titolo, il giallo d’azione “Noir per il Monsignore”, Stampa Alternativa.

Nel quartiere delle Torri ai limiti della città, i Pipistrelli, una banda di giovani teppisti, organizzano pestaggi di rom, extracomunitari e travestiti.

Ma i Pipistrelli sono soprattutto il braccio armato di faccendieri senza scrupoli, politici corrotti e preti pedofili che, nello scenario di una periferia degradata, condividono le stesse perversioni sessuali.

Sparizioni inspiegabili e morti sospette condurranno l’Ispettrice Sara Scacchi a indagare su questo gruppo di “intoccabili”, scoprendo che dietro l’ignobile commercio di bambini si nasconde un insospettabile Monsignore.


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