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Beato grazie al ns Direttore

Edizione del: 12 ottobre 2013

Oggi vi diamo una notizia curiosa che riguarda il nostro Direttore, Franco Mariani, e che prende spunto da quanto comunicato ieri dalla Sala Stampa della Santa Sede, ovvero della firma, da parte del Papa, del Decreto sulle Virtù Eroiche del Servo di Dio Pio Alberto Del Corona, Arcivescovo titolare di Sardica, già Vescovo di San Miniato, Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo, nato a Livorno (Italia) il 5 luglio 1837 e morto a Firenze (Italia) il 15 agosto 1912.

Un Arcivescovo e Fondatore di Congregazione Religiosa Femminile Fiorentina, Mons. Del Corona, che si appresta a diventare il prossimo Beato dell’Ordine Domenicano  e il prossimo Beato fiorentino, in quanto è stato Priore del Convento di San Marco, “spodestando” il Prof. Giorgio La Pira, ex Sindaco di Firenze, di cui l’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori, vorrebbe presto la Beatificazione, così come del Cardinale Dalla Costa, suo predecessore, e del sacerdote diocesano don Giulio Facibeni.

E invece no, il prossimo Beato sarà l’Arcivescovo Del Corona, anche perché ci sono vari miracoli, uno dei quali già processato e in attesa del riconoscimento da parte della Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi, mentre per gli altri candidati beati fiorentini, al momento, non si hanno notizie di miracoli, anche se recentemente don Facibeni sembra si sia dato “da fare” in tal senso.

Giustamente vi chiederete cosa c’entra il nostro Direttore, Franco Mariani, con tale beatificazione.

Se oggi si è arrivati, da parte di Papa Francesco, della firma del Decreto, anticamera della beatificazione, questo lo si deve esclusivamente all’operato del nostro Direttore che nel 2000 fu chiamato a portare a termine il processo diocesano dell’Arcivescovo Del Corona, aperto dalla diocesi di San Miniato – diocesi di cui fu Vescovo per 32 anni-  fin dal 1942 e rimasto nel limbo per decenni, complice poi anche la riforma di tali processi, voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 1983.   

Su mandato delle Suore Domenicane dello Spirito Santo, le Suore fondate da Mons. Del Corona, l’allora Giornalista Vaticanista Franco Mariani  curò, non solo la ripresa del Processo, trovando vari documenti, spesso anche inediti – tra cui il miracolo e relativa documentazione medica, all’epoca non presentata al Tribunale – più altri miracoli, ma curando anche tutti gli aspetti organizzativi per arrivare alla chiusura del Processo Diocesano, e mettendo in atto anche numerose iniziative pubbliche, con testimonial d’eccezione, quali l’allora Assessore alla Cultura della Regione Toscana, Mariella Zoppi, l’On. Rosy Bindi e il Sen. Lamberto Dini, all’epoca ai vertici del Parlamento come Vice Presidenti dei due rami, oltre  a tutti i Sindaci della diocesi di San Miniato.

L’attività svolta dal nostro Direttore portò:

1) A febbraio 2001 alla Ricognizione Canonica dei Resti Mortali di Mons. Del Corona, conservati nella tomba sotto la cappella del Monastero delle Suore in via Bolognese, da sempre meta di pellegrinaggi di fedeli della diocesi di San Miniato. Ricognizione annunciata personalmente da Papa Giovanni Paolo II durante un Udienza Generale del Mercoledì, ed effettuata dall’allora Vescovo di Fiesole e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Toscana, Mons. Luciano Giovannetti, e alla ricollocazione dei resti nella nuova bara, dopo la Ricognizione, ricollocazione presieduta dell’allora Cardinale Prefetto della Congregazione Vaticana delle Cause dei Santi, l’Arcivescovo José Saraiva Martins, alla presenza di 4 Vescovi, 15 sacerdoti e 15 Gonfaloni Comunali con i rispettivi Sindaci.

2) Alla Chiusura Definitiva del Processo Diocesano,  avvenuta nell’Episcopio di San Miniato, da parte dell’allora Vescovo Edoardo Ricci, il 28 agosto 2002, che dette esplicito mandato canonico al Giornalista Vaticanista Franco Mariani di consegnare tutti gli atti del Processo Diocesano alla Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi,  che ricevette tutta la documentazione il successivo 4 settembre.

Nei successivi 11 anni i due Postulatori delle Cause dei Santi dell’Ordine Domenicano hanno provveduto agli atti finali della Causa presso la Congregazione Vaticana, fino ad arrivare alla data odierna con la firma, da parte di Papa Francesco, del Decreto sulle Virtù Eroiche-Venerabilità del Servo di Dio Mons. Pio Alberto Del Corona, di cui ieri ha dato notizia ufficialmente la Sala Stampa della Santa Sede.

Una notizia avvenuta con molto anticipo sui tempi, in quanto Mariani aveva ricevuto indiscrezioni dal Vaticano della possibile firma del Decreto a fine anno – è consuetudine del Papa firmare questi atti verso la fine del mese di Dicembre – invece l’ha fatto a sorpresa, con quasi tre mesi di anticipo.

Era da tempo che si aspettava tale Decreto, perché già 7 anni fa, il Postulatore Domenicano, intervenendo a Firenze ad una cerimonia in memoria di don Facibeni, disse al Maestro fiorentino Galezzo Auzzi, ritrattista ufficiale di Mons. Del Corona,  che si era quasi vicino alla firma del Decreto da parte del Pontefice, precisando anche che comunque che il primo Beato Domenicano non sarebbe mai stato La Pira ma Mons. Del Corona.

“Sicuramente saranno molti, oggi – ha commentato ieri il nostro Direttore parlando con alcuni giornalisti – a rivendicare tale risultato, in quanto sono sempre tante le persone a salire sul carro del vincitore, tuttavia se nel 2000 non fossi stato chiamato a curare la chiusura del processo diocesano questi sarebbe sicuramente ancora aperto. Per me quelli sono stati due anni impegnativi, lavorando tutti i giorni, domenica compresa, senza un giorno di riposo, per oltre 12 ore al giorno. Un lavoro duro ed impegnativo, ma che già all’epoca mi dette molte soddisfazioni, avendo la possibilità, non solo di recuperare tanti documenti storici importanti, e spesso inediti, ma anche di reperire molta documentazione medica, non cercata e raccolta all’epoca, di vari miracoli attributi all’intercessione del Servo di Dio Mons. Del Corona, riuscendo, in alcuni casi, ad incontrare anche alcuni miracolati, all’epoca ancora in vita, o loro familiari diretti.  Non solo, visionando alcuni documenti scoprii che uno di questi miracoli era già stato oggetto di esame da parte del Tribunale diocesano, anticipando quello che generalmente è un passo successivo. Certo è da 7 anni che si aspettava la firma papale apposta ieri, ma tuttavia imperscrutabili sono i disegni di Dio. L’impegno profuso allora oggi sarà importante per riscoprire, ma anche per far scoprire alle nuove generazioni, questa importante figura, non solo di religioso domenicano e vescovo, ma anche di importante scrittore e lettorato della fine dell’Ottocento, come è considerato l’Arcivescovo Pio Alberto Del Corona, un vescovo tanto stimato da Papa Pio IX”. 

Questo il commento alla notizia dell’attuale Vescovo di San Miniato, Mons. Fausto Tardelli, Segretario della Conferenza Episcopale Toscana:”Una grande gioia per tutta la diocesi di San Miniato. Con grande gioia ho appreso che il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio Pio Alberto Del Corona, Arcivescovo. Un mio predecessore sulla cattedra vescovile di San Miniato è stato riconosciuto dalla Chiesa come persona che ha vissuto in modo eroico le virtù evangeliche: è qualcosa che davvero rallegra il cuore. Questo riconoscimento porterà a breve, se Dio lo vorrà, alla gloria degli altari il Servo di Dio Mons. Del Corona con la sua beatificazione. Oggi si è compiuto un passo molto importante su questa strada e la testimonianza evangelica di un grande Vescovo diocesano e religioso domenicano, brilla già di una luce di gloria. E’ un fatto straordinario per la nostra Diocesi, che tra il 1875 e il 1907, in un frangente particolare e complicato della storia nazionale ed ecclesiale, ha visto correre da una parte all’altra del suo territorio quest’uomo di Dio. Come buon Pastore si è fatto tutto a tutti per predicare, amministrare i sacramenti, sostenere, animare ed essere vicino al popolo, specie i più poveri e bisognosi, portando a tutti la consolazione della Misericordia di Dio. Senza risparmiarsi, notte e giorno ha faticato per il regno di Dio, recando sulle spalle le pecore del gregge a lui affidato, pregando e immolandosi per loro nell’umiltà della croce. Siamo riconoscenti al Signore per questo grande Pastore che Egli ha donato alla nostra Chiesa e siamo anche riconoscenti al Santo Padre Francesco per averne riconosciuto l’eroicità delle virtù”.

BIOGRAFIA DEL SERVO DI DIO ARCIVESCOVO PIO ALBERTO DEL CORONA

Alberto Del Corona nacque il 5 luglio 1837 a Livorno, nel quartiere popolare detto “Venezia”, da Giuseppe Del Corona ed Ester Bucalossi, agiati commercianti in generi di calzoleria.
Fu battezzato il giorno 8 luglio 1837 nella Cattedrale di Livorno coi nomi di Alberto, Francesco, Filomeno.

Alberto fu il quarto ed ultimo figlio, la madre gli morì nel 1839, quando egli non aveva ancora due anni. Poco o nulla si sa della sua infanzia; soltanto da una lettera si rileva che aveva passato qualche tempo a Tremoleto (diocesi di S. Miniato) presso certi vecchi calzolai; la sorella Teresa gli face­va da mamma.

Fin da giovinetto fu inclinato alla musica che poi sempre amò e gustò, ma non riuscì ad adattarsi a studiarla; come pure non lo attirava lo studio delle matematiche.

All’età di dieci anni ebbe a maestri, come alunno esterno, i Barnabiti nel Collegio di S.Sebastiano, che “alle lettere e alla pietà lo educarono” per cinque anni e mezzo. Per lo studio ebbe una vera passione, e proibirgli di studiare era come togliergli la vita.

Il 16 aprile 1851, nella Chiesa dei Barnabiti, fece la sua Prima Comunione con grande devozione, manifestando subito quell’amore all’Eucarestia che sempre caratterizzò la sua spiritualità.

A quattordici anni si iscrisse come aspirante alle Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli; destinato alla distribuzione dei sussidi alle famiglie povere e all’insegnamento del catechismo durante lezioni serali nella Chiesa dei Domenicani, nell’adempimento di questi compiti si meritò le lodi del Beato Federico Ozanam, venuto a Livorno nel 1853.

Fu associato al Terz’Ordine Domenicano fra l’anno 1851 e 1854, quando nel Convento di S. Caterina era Priore il P. Domenico Verda e Curato il P. Costanzo Mori.

Vivacissimo d’indole, d’ingegno versatile, inclinato fin da piccolo alla pietà e alle cose di chiesa, metteva sottosopra tutta la casa per far pulpiti e palchi e montava perfino sugli armadi per predicare.

Suo massimo diletto era ascoltare nelle Chiese la parola di Dio: assisteva alle prediche come una statua, fisso nel predicatore, e ripeteva poi per filo e per segno le prediche udite.

Sentita la vocazione alla vita religiosa, Alberto prese l’ultima decisione a Montenero, nel Santuario mariano vicino a Livorno.

Perplesso sulla scelta fra i Barnabiti e i Domenicani, si decise per questi ultimi spinto dalla sua devozione a S. Caterina da Siena e dall’attrazione per la vita domenicana, monastica ed apostolica allo stesso tempo, divisa fra la preghiera, lo studio e la predicazione.

La partenza da Livorno dell’amico Ugo Becherini, che prese l’abito religioso in S. Marco col nome di Lodovico il 27 maggio 1854, fu stimolo alla sua decisione e a 17 anni (negli ultimi di novembre di quello stesso anno) entrò postulante nel convento di S. Marco a Firenze.

Lasciò festoso la casa paterna, ma poi la natura si fece sentire potente ed egli passò in lacrime i primi otto giorni di convento.

Il primo febbraio 1855, vigilia della Purificazione, dopo il Vespro, vestì l’abito domenicano prendendo i nomi di Pio Tommaso; il 3 novembre 1859 fece la sua professione religiosa, con 21 mesi di dispensa dall’età richiesta in Toscana dalle leggi leopoldine, dispensa veramente straordinaria “per essere fr. Pio Del Corona un giovane di non comune capacità intellettuale e di condotta esemplare”.

Avendo già terminato gli studi letterari presso i Padri Barnabiti, fra Pio compì gli studi seguendo tutto il corso filosofico e teologico, e il 20 novembre 1859 fu laureato lettore; il 12 febbraio 1860, a soli 23 anni, celebrò la sua prima Messa nella chiesa di S. Marco in Firenze

Il Padre Pio Alberto fu subito desti­nato all’insegnamento della filosofia, della teologia e delle lingue, ed ebbe in S. Marco oltre gli interni, anche ottimi allievi esterni; basti ricordare, fra i primi, il P. Ambrogio Luddi, poi Vescovo di Assisi, e, fra i secondi, Mons. Donato Velluti-Zati, poi Arcivescovo titolare di Patrasso.

Si rivelarono in lui, fin dai primi anni di sacerdozio, spiccate qualità di oratore e di scrittore, predicò infatti l’Avvento nel Duomo di Firenze e pubblicò le Elevazioni sull’Eucaristia e I quattro cardini della felicità.

Dal 1872 al 1874 esercitò l’ufficio di Priore in S. Marco, e molto si adoperò, dopo l’espulsione dei religiosi, per recuperare il convento di S. Domenico di Fiesole, che fu poi ricomprato e riaperto il 10 novembre del 1879.

L’incontro con la Signora Elena Bonaguidi, nel 1869, lo indusse a realizzare un’ispirazione ricevuta nella lettura della vita di Santa Paola romana (347-404), di fondare cioè una Comunità che rispecchiasse quella fondata dalla Santa sull’Aventino.

Questa ispirazione si concretizzò il 12 novembre 1872, quando con l’approvazione del P. Vincenzo Jandel, Generale dell’Ordine fu aperta la nuova piccola Comunità a Villa Nuti, in Via S. Marta (Firenze).

Fra il 1875 e il 1878 fu fabbricato in via Bolognese un più grande Monastero intitolato allo Spirito Santo, e il 28 ottobre del 1878 vi furono accolte le prime dieci terziarie che furono vestite dell’abito religioso dallo stesso Fondatore.

Fino dai primi anni il Beato Pio IX approvava la fondazione del nuovo Monastero (che si cominciò a chiamare l’Asilo) e ne affidava la direzione spirituale a Mons. Pio Del Corona (già Vescovo dal 1875), permettendogli di visitarlo ogni due mesi.

Il 21 giugno 1881 fu terminata e benedetta la nuova Cappella del Monastero che fu consacrata più tardi solennemente dallo stesso Mons. Pio, il 7 giugno 1906.

Il 5 settembre 1912, la Comunità dell’Asilo, rimasta fino allora sotto la giurisdizione dell’Ordinario di Firenze, venne trasferita sotto la giurisdizione dell’Ordine Domenicano.

Come già accennato, nel novembre 1874 Padre Pio Alberto era stato nominato dal Papa Pio IX Vescovo titolare di Draso e dato a coadiutore, in circostanze particolarmente delicate, al Vescovo di S. Miniato, Mons. Annibale Barabesi: quest’ultimo , trovandosi in grave contrasto con alcuni sacerdoti della diocesi, era stato invitato dalla Santa Sede, inutilmente, a rassegnare le dimissioni.

Al rifiuto di Barabesi la Santa Sede aveva reagito nominando un Vescovo ausiliare (Mons. Pio) con il compito di curare il governo spirituale della diocesi e lasciando a Barabesi le mansioni amministrative ed economiche. Consacrato il 3 gennaio 1875 nella Chiesa di S. Apollinare in Roma, il novello Vescovo, il 18 gennaio 1875, fece il suo ingresso in S. Miniato, meritandosi ben presto la stima di tutti, tanto che il 3 febbraio 1875 Pio IX, in un Breve, si compiaceva lodando la sua prudenza e la sua carità.

La convivenza tra i due vescovi, all’inizio, fu difficile e problematica, in seguito però diventarono amici.

Mons. Barabesi continuò, fino alla morte, a risiedere nel Palazzo Vescovile e a percepire lo stipendio che il Regno d’Italia elargiva ad ogni vescovo.

Mons. Pio fu costretto a vivere delle offerte dei fedeli e a dimorare fuori dell’episcopio, come si può vedere, in questo sito, nella pagina dedicata alla presenza di Mons. Pio a San Miniato.

Durante il suo episcopato le visite pastorali si sono succedute quasi senza interruzione, con grande frutto nelle cento parrocchie della diocesi. Attento alla formazione del clero Mons. Del Corona riaprì il Seminario e vi insegnò personalmente alcune discipline.

In questo stesso tempo dette alle stampe la Piccola Somma Teologica, La Catena d’oro, I Misteri di Gesù Cristo, le Storie e Dottrine Evangeliche: opere ricche di grande dottrina e sincera pietà.

Nel 1887 predicò la Quaresima in S. Miniato e consacrò la diocesi al S. Cuore, ricavandone frutti consolanti.

Indirizzava periodicamente Lettere Pastorali al Clero e al Popolo, ricche di santi ammaestramenti, e predicava da sé stesso le Missioni nella diocesi, suscitando dovunque entusiasmo.

Visitava personalmente le carceri e gli ospedali; e più di una volta predicò ai carcerati corsi di Esercizi spirituali.

Nel Collegio S. Tommaso d’Aquino, a S. Miniato, fondato nel 1885 dal P. V. Bandecchi, teneva da sé stesso lezioni di religione e si interessava al profitto spirituale ed intellettuale dei giovani allievi laici (non seminaristi o frati).

E quando il Collegio viene chiuso, Mons. Pio ne portò il peso continuando ad estinguerne i debiti, quantunque non obbligato, fin quasi alla sua morte.

Nel 1897, morto il Vescovo Mons. Barabesi, venne, nonostante il suo rifiuto e circondato dalla gioia di tutta la diocesi, elevato dalla sede titolare di Draso a quella di S. Miniato (finalmente riconosciuto anche dal Regno come diciottesimo Vescovo di S. Miniato).

Nel 1899 fu nominato assistente al Soglio Pontificio, e il 18 gennaio 1900, fra l’esultanza della Diocesi celebrò le Nozze d’argento episcopali.

Il 4 agosto 1906, recatosi all’Asilo per la festa di S. Domenico, si manifestarono in lui, fierissimi, i sintomi della malattia di fegato da cui più non si riebbe.

Aggiungendosi a questa una quasi totale cecità, tornò a chiedere di essere esonerato dal peso del governo della sua diocesi e domandò, come suo convento di riposo, S. Domenico di Fiesole, desiderando di prepararsi alla morte nella quiete del chiostro.

Il Papa S. Pio X accettò la rinunzia, sciogliendolo da ogni responsabilità, e il 14 settembre 1906 nominò Mons. Pietro Maffi, Arcivescovo di Pisa (poi Cardinale), amministratore della diocesi di S. Miniato.

Più tardi, nel 1908, eletto il nuovo Vescovo nella persona di Mons. Carlo Falcini, Mons. Pio venne promosso all’Arcivescovado titolare di Sardica.

Dal 1906 fino al 1912 Mons. Pio del Corona alternò la sua dimora fra il convento di S. Domenico di Fiesole e il Monastero dell’Asilo.

Privo per la sua cecità, del conforto di leggere e scrivere, raddoppiò il pregare e il meditare.

Nel 1908 si sottopose all’operazione delle cateratte e così poté riprendere la pubblicazione di altre sue opere.

La sua vita nel chiostro di S. Domenico spiccava per la esatta osser­vanza di ogni regola e il grande esempio che dava a tutti. Il 3 novembre 1909 ebbero luogo le nozze d’oro della sua Professione religiosa, e il 12 febbraio dell’anno successivo si compirono cinquanta anni di sacerdozio; in queste due solenni circostan­ze da ogni parte gli vennero auguri e felicitazioni, insieme ad un prezioso autografo del S. Padre.

I conventi di S. Domenico e dell’Asilo si disputarono la gioia della Messa d’oro e fecero grandi preparativi, ma Mons. Pio si sottrasse nascostamente ad ogni festa e si ritirò per tre giorni nel Convento dei Passionisti presso il Galluzzo.

Nonostante il peggioramento della salute, il 18 febbraio 1912 Mons. Del Corona volle iniziare la predicazione degli Esercizi alle Suore dell’Asilo; la febbre crescente però lo costrinse a desistere dopo il sesto giorno.

Sperando un miglioramento dall’aria più salubre, tornò a S. Domenico, rivelatosi inutile quest’ultimo tentativo di recuperare vigore, il continuo aggravarsi della malattia indusse Mons. Pio, il 29 luglio, a ritornare all’Asilo, luogo che aveva scelto per morire.

Il 15 agosto del 1912, giorno in cui la Chiesa celebra l’Assunzione della Madonna in cielo, nella data che lui stesso aveva profetizzata, Mons. Del Corona abbandonò questa vita per un’altra e migliore Vita.

Fu sepolto nel cimitero di Soffiano a Firenze, in seguito la salma venne traslata nella cripta sottostante la chiesa dell’Asilo, dove tuttora riposa.


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