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Associazione a Papa su gay suicida

Edizione del: 24 agosto 2013

L’Associazione Cattolica di base Noi Siamo Chiesa ha scritto una lettera aperta a Papa Francesco dopo il suicidio del quattordicenne omosessuale romano domandando al Pontefice “un segno forte, evangelico, di amore e accoglienza” verso le persone gay e “a tutta la Chiesa di Roma di chiedere perdono nelle prossime celebrazioni comunitarie domenicale per questa morte, per il silenzio e la solitudine di Roberto perché tutti siamo responsabili di questa morte”.

“Un nostro giovane fratello Roberto si è ucciso travolto dal silenzio, dalla emarginazione, dalla non comprensione e accettazione, dalla solitudine, dalla mancanza di qualcuno che ascoltasse e comprendesse la sua vita più grande e problematica della sua adolescenza, e la sua modalità di amore”, scrive Noi Siamo Chiesa.

“Non possiamo più tacere, non possiamo più essere complici di questa violenza che testimoniano solo la sconfitta del messaggio di accoglienza e di attenzione agli ‘ultimi’ della nostra città – prosegue -. Ogni vita persa, ogni suicidio è una sconfitta per noi tutti. La solitudine di Roberto è una solitudine che uccide, uccide il tessuto umano della nostra città, uccide il tessuto di amore della nostra comunità di fede. E’ una sconfitta. Sconfitta per non esserci presi cura del fratello. Sconfitta perché non siamo riusciti a vederlo, a capirlo, ad aiutarlo, ad accoglierlo. Ad essere suo compagno di strada”.

“Non possiamo più solo piangere, solo confortare, solo dare l’ultimo saluto a chi ha vissuto, anche per colpa nostra, l’emarginazione, la derisione, l’umiliazione per un orientamento sessuale differente. Non possiamo sempre arrivare dopo!”, avverte ancora Noi Siamo Chiesa.

Per l’Associazione Cattolica “è ora di dire basta”.

“E’ giunto il momento – spiega – di aprire un dialogo vero nelle nostre chiese, nelle nostre comunità. Aprirsi a un dialogo profondo perché il suicidio di Roberto sia davvero l’ultimo. O almeno sia ultimo con il nostro silenzio complice”.

Noi Siamo Chiesa chiede quindi al Papa “di iniziare questo cammino di ascolto, dialogo, accoglienza verso i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali che vivono e soffrono l’emarginazione proprio nella comunità dei figli e delle figlie di Dio quotidianamente, perché la morte di Roberto non si vana”.

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