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Arciv. Tomasi: élite dietro commercio armi

Edizione del: 13 settembre 2013

L’Arcivescovo Silvano Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu a Ginevra, in cui riflette sulle considerazioni fatte domenica 8 settembre dal Papa all’Angelus, spiega che “l’esperienza è che, dove non ci sono democrazie affermate, l’accumulo di armi – comprate con tutti i mezzi legali ed illegali – serve a mantenere piccole élite al potere, che poi non rispondono certamente al bene comune della loro gente”.

“Mi sembra quanto mai opportuno – afferma il Presule, che non ha mai perso occasione nel suo ruolo in sede Onu di denunciare il traffico di armi e intervenire sul problema degli armamenti – che il Santo Padre richiami l’attenzione del mondo sul traffico illegale di armi. I conflitti violenti, ne vediamo tanti in questi giorni, e le armi vanno insieme. La pace non si persegue però provvedendo ai mezzi di distruzione, ma la Comunità Internazionale investe risorse sproporzionate in spese militari. Nel 2012 sono stati investiti 1.750 miliardi di dollari in spese militari; l’8% della cifra globale va nel Medio Oriente. E’ proprio olio sul fuoco”.

“Interessi commerciali, come dice il Papa, – commenta l’Arcivescovo Tomasi – giocano un ruolo importante nel trasferimento di armi, ma c’è di mezzo il guadagno dei trafficanti e addirittura interessi economici di Stati che producono e vendono armi, come gli Stati Uniti, la Russia, il Regno Unito, la Francia, la Germania, Israele, Cina ed altri. Sono Stati dove l’industria della produzione di armi è una componente significativa dell’economia”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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