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Arciv. Pelvi lascia Ordinariato

Edizione del: 20 agosto 2013

In conformità alla Legge italiana che regola il servizio di Assistenza Spirituale alle Forze Armate, Mons. Vincenzo Pelvi, Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, il giorno 11 agosto scorso, al compimento del 65mo anno di età, lascia l’incarico di Ordinario Militare per l’Italia.

Papa Francesco, accettando la rinuncia di Pelvi, non ha ancora nominato un Successore.

Per Mons. Pelvi si preannuncia nei prossimi mesi la guida di una diocesi italiana o la nomina ad un incarico curiale.

Nato a Napoli l’11 agosto 1948, ordinato sacerdote a 22 anni, Mons. Pelvi era stato nominato da Giovanni Paolo II Vescovo Ausiliare della diocesi partenopea nel 1999.

Benedetto XVI, poi, nel 2006 lo aveva chiamato alla guida dell’Ordinariato Militare per l’Italia incarico di guida della diocesi castrense per l’Italia che comporta automaticamente anche il grado di Generale.

Papa Francesco dovrà ora procedere alla designazione di un nuovo Ordinario Militare, la cui nomina sarà poi ufficializzata dal Governo Italiano in base agli accordi concordatari.

Al momento di lasciare l’Ordinariato, in genere, l’Arcivescovo castrense riceve contestualmente un nuovo incarico Ecclesiastico, anche se questo automatismo non è stabilito da nessuna Norma Canonica.

Mentre Monsignor Gaetano Bonicelli nel 1989 fu nominato lo stesso giorno Arcivescovo di Siena, Monsignor Giuseppe Mani nel 2003 fu trasferito alla guida dell’Arcidiocesi di Cagliari e l’allora Monsignor Angelo Bagnasco passò nel 2006 direttamente all’Arcidiocesi di Genova.

Tuttavia un precedente c’è:  Monsignor Giovanni Marra, andato in pensione il 31 gennaio 1996, attese la nomina papale ad Arcivescovo di Messina per ben un anno e mezzo: essa giunse infatti solo il 17 maggio 1997.

Nel momento dell’addio l’Arcivescovo Pelvi ha indirizzato una lettera a tutti i Cappellani Militari, ai fedeli e ai Militari dell’Ordinariato, che vi proponiamo integralmente:

Carissimi,

nel momento in cui termino il mandato di Ordinario militare per raggiunti limiti di età, in conformità alla Legge italiana che regola il servizio di Assistenza Spirituale alle Forze Armate, vi saluto con le parole dell’Apostolo Paolo: “vi porto nel cuore… Dio mi è testimone del profondo affetto che ho per voi nell’amore di Cristo Gesù!” (Fil 1,7). Sono trascorsi sette anni alla guida della bella Chiesa Ordinariato militare dove nel ministero quotidiano ho preferito il contatto da persona a persona, fissando sguardi di bontà, ascoltando voci di speranza, stringendo mani di amici riflessivi e mendicanti di bene, seminando parole di fiducia.

 Il cuore parla al cuore: è stato il filo rosso che ha segnato la mia presenza tra voi con uno stile pastorale più creativo e meno abitudinario, ricordando a me e a voi che il più grande deve farsi come il più piccolo e colui che governa come chi serve.

 Ciò che motiva il ministero episcopale è l’annuncio dell’amicizia con Gesù Cristo e il desiderio di trasmettere ad altri questo amore, da non trascurare mai in vista di un successo o di una carriere personale. L’assistenza spirituale dei militari è vicinanza continua, instancabile accompagnamento, comunicazione interiore che non ha nulla di paragonabile ad un certo stile impiegatizio che misura le ore e i minuti o esige riconoscimenti, benefici e retribuzioni.

 Forse proprio per tale prospettiva, posso essere stato in qualche momento causa di delusione. Una vita segnata dall’attenzione del cuore che parla al cuore porta a chiedere scusa e apre vincoli di simpatia verso tutti. La santità non consiste nel non avere mai sbagliato, ma nella capacità di conversione, riconciliazione e perdono.

 Quando le relazioni sono da persona a persona, vi è più gioia nel dare che nel ricevere. Voi avete dato tanto a me, io ho cercato di dare tanto a voi, anche se è molto meno di quanto ho ricevuto; ma abbiamo tutti ricevuto una gioia interiore che non sarà mai tolta.

 Anche se non avrò più alcuna responsabilità amministrativa e decisionale nella Chiesa castrense, continuerò a rafforzare quello strettissimo legame di amore verso le famiglie e i giovani militari che mi sono stati affidati, a cui ho donato la mia vita e dai quali non potrò mai più staccarmi spiritualmente. Continuerò ad accompagnarvi con la preghiera nelle vostre gioie, preoccupazioni e sofferenze fisiche e morali. Tutti affido al Signore e alla sua grazia, particolarmente i bambini, gli anziani, i malati, coloro che sono senza affetto, gli amici, i fratelli, i genitori che portate nel cuore. Soprattutto ricordo di prendervi cura dei feriti e delle famiglie dei nostri giovani che hanno dato la vita in missione umanitaria all’estero come nel servizio della sicurezza in Patria. Non vi nascondo che da questo dolore sono stato educato a crescere nella verità della carità.

 Ogni segmento della vita ha le sue sfide. Questi anni da Ordinario militare mi hanno rafforzato nell’amore alla verità, mostrandomi come sono, senza compromessi, finzioni e paura. Ho compreso che tutti desideriamo conoscere la verità, ma quando essa rivela i difetti o le fragilità, allora viene odiata e perseguitata. Ho fatto, così, esperienza di quella che definirei “persecuzione della menzogna” con accuse false, che mi hanno causato un dolore immenso. Ma la parola di Gesù: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno , e, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,11), è diventata balsamo per umiliarsi davanti a Dio e agli altri e rinnovata forza nel cercare il regno di Dio e la sua giustizia. “Se la verità ti costa la persecuzione, tu accettala; e se il tormento, tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, tu sii parte del Sacrificio” (S. Giuseppe Moscati).

 Invito la famiglia militare a pregare per il mio successore, che accoglieremo con fede, consapevoli che la Chiesa si edifica in continuità. I Vescovi passano, resta la Chiesa di Cristo. Amiamo, perciò, la Chiesa Ordinariato, restiamo saldi in questa Chiesa, diventiamo questa Chiesa. La Chiesa castrense è aperta a Dio. Una madre gioiosa e laboriosa, cosciente di appartenere a Cristo, ma sempre desiderosa di santificazione. Come affermava Bernanos: “L’unico modo per riformare la Chiesa è soffrire in essa e per essa”. Madre e Croce stanno insieme: Madre che dà la vita e Croce che purifica e anima la nostra apologia della speranza e della pace.

 Nel ringraziare il Signore per aver conosciuto un mondo, quello militare, ricco di valori umani e testimonianza concreta di carità, mi auguro di incontrarvi presto per accogliere il Pastore che il Signore nella sua benevolenza vorrà donarvi.

+ Vincenzo Pelvi
     Arcivescovo

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