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Arciv. Morosini scrive a Napolitano

Edizione del: 17 settembre 2013

L’Arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera che ha preceduto di qualche giorno il suo trasferimento dalla diocesi di Locri-Gerace a quella di Reggio Calabria-Bova.

“Lascio la Locride in una situazione peggiore di come l’ho trovata sia dal punto di vista economico che sociale”.

Il Presule ha ricordato l’incontro avuto col Capo dello Stato quando, 5 anni fa, lasciò Roma per prendere possesso della diocesi di Locri e in quella occasione Morosini e Napolitano parlarono dei temi della crescita e della legalità.

“La crisi economica, che ha piegato l’Italia – prosegue Morosini – ha distrutto completamente ogni velleità di rinascita economica della Locride. In questi anni abbiamo solo perso: scuole, presidi sanitari, treni, uffici postali e di altra natura, ospedali. Agli abitanti dei piccoli centri, emarginati già per l’impraticabilità delle strade, non resta che chiudere casa e bottega e aumentare la povertà dei centri costieri, ove ormai neanche le Caritas parrocchiali e diocesana riescono più a tenere dietro alle richieste di cibi, medicine, viaggi e di altri aiuti sociali”.

L’Arcivescovo esprime “tutto il mio rammarico per la politica che viene adottata nei confronti della Locride: non è una politica di liberazione e di riscatto, perché incentrata prevalentemente sulla repressione. Nulla da eccepire sull’azione di repressione della delinquenza, ma è necessaria un’azione di prevenzione, che non può essere svolta solo a livello di educazione teorica e morale”.

“Lo Stato – insiste Morosini – deve svolgere un’azione di promozione a favore della collettività. Si tratta anzitutto del lavoro che manca, poi dei servizi necessari allo sviluppo e ad una conduzione dignitosa della vita. Il cittadino ha il diritto di vedere il volto amorevole dello Stato, che si prende cura di lui, e non guardare ad esso solo come ad una forza repressiva. Se il cittadino non è servito, non ama le Istituzioni, dalle quali prenderà le distanze, ponendosi in una situazione di odio e di conflittualità”.

Morosini chiede che i problemi del territorio vengano affrontati “con coraggio e lungimiranza a livello legislativo; mi riferisco in modo particolare – scrive – alla legge sullo scioglimento dei Comuni, a quella sulla carcerazione preventiva, ai certificati antimafia per lavorare. Sono in gioco i diritti della persona. Un Comune sotto inchiesta, prima di essere sciolto, ha diritto ad una legittima difesa; così, per finire in carcere bisogna avere una elevata certezza che un cittadino abbia commesso il reato: non basta una semplice illazione”.

L’Arcivescovo interviene anche sul mondo delle imprese: “Quando una ditta o piccola impresa è riconosciuta fuori dei giri mafiosi, ad essa va restituito subito il certificato antimafia tolto, perché è in gioco il lavoro di operai”.

L’Arcivescovo inserisce nella lettera il problema delle carceri e del reinserimento del carcerato nella vita sociale.

“Non possiamo enfatizzare la confisca di beni alla malavita organizzata, e dimenticarci che non c’è lavoro, mancano strutture aggregative e sportive per i giovani, specialmente nei piccoli centri – conclude – Il Ministero degli Interni ha concesso nel 2010 circa 20 progetti Pon; sono passati 3 anni e non ne è partito ancora uno, a causa della lunga burocrazia”.


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