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Arciv. Fontana su Immigrazione

Edizione del: 13 novembre 2013

L’Arcivescovo Riccardo Fontana, 66 anni, dal 2009 Vescovo di Arezzo, è Vice Presidente della Caritas Nazionale e Delegato Caritas della Conferenza Episcopale Toscana. Ha lavorato, prima di diventare Vescovo, nel Servizio Diplomatico della Santa Sede, prima come Addetto e poi Segretario della Nunziatura Apostolica in Indonesia. Nel 1981 ritorna a Roma presso il Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, dove collabora nella Segreteria dell’allora Arcivescovo Mons. Achille Silvestrini.  E’ stato responsabile in Segreteria di Stato per l’area del Sud-Est Asiatico, l’Australia e l’Oceania, quindi, per quattro anni, capo della segreteria del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Giovanni Paolo II. Nel 1995 la nomina ad Arcivescovo di Spoleto-Norcia.

A lui News Cattoliche ha chiesto alcune considerazioni sul fenomeno Immigrazione in Italia alla luce dei rapporti Caritas.

Cosa emerge dai rapporti della Caritas sull’immigrazione?

“La grande opportunità che la gente che è nata altrove porta in Italia, 11,1% del prodotto lordo, è elaborato dagli stranieri, sarà bene tenerceli cari, quanto meno perché sono utili. Poi ci sono delle ragioni di opportunità per quanti si dichiarano Cristiani come me, credo che sia chiaro avere attenzione verso gli altri, essere aperti, inclusivi, attenti. Poi ci sono delle buone ragioni di ordine civile, fa parte dell’identità nazionale dare spazio a tutti coloro che nel rispetto della Legge, hanno voglia di lavorare”.

Come la sua regione, la Toscana, risponde a questo fenomeno?

“Bene. La toscana è una regione civile. Noi abbiamo avuto il gran pregio di non aver avuto a casa, non abbiamo voluto campi di concentramento, ci siamo volentieri messi ad accogliere la gente che arrivava senza guardare proprio ad altro che non al dovere umanitario di far la parte nostra, tutti”.

Quali sono secondo le prospettive per il futuro?

“Sono difficili. La Divina Provvidenza non manca, però ci interpella e ci chiede di fare la parte nostra. Ora io credo che con le Istituzioni ci sia un bel dialogo, si può far molto. Vediamo cosa si può fare di concreto, certo non sono fenomeni da sottovalutare. Qui stiamo parlando di cose importanti perché ne va anche dell’identità del nostro territorio, anche se la nostra è un’identità forte”.

Secondo lei questa crisi finanziaria avrà ripercussioni sul rapporto italiani-immigrati?

“E certo! Non semplifica perché nella sensibilità della gente, si scatenano gli egoismi. Veramente non è che ci sia bisogno di molti altruismi perché chi viene a lavorare, chi fa i lavori che gli italiani non fanno, mi pare che merita soltanto rispetto e considerazione, ma ci sono i fantasmi che vengono sempre evocati della sicurezza, come è vero perché ci sono i rischi e anche del posto di lavoro, gli stranieri non rubano a nessuno il posto di lavoro perché quello che fanno, questa povera gente che viene da lontano i nostri non lo vogliono fare, quindi insomma, credo che ci sia spazio per tutti”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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