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Arciv. Bertolone su Concilio Trento

Edizione del: 14 dicembre 2013

L’Arcivescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, Postulatore della Causa di Beatificazione del Martire anti-mafia don Pino Puglisi, analizza l’eredità consegnata “alla Chiesa futura e, in particolare, a noi Cristiani del terzo millennio” grazie al Concilio di Trento.

“A 450 anni dalla sua chiusura, il Concilio di Trento è ancora un riferimento fondamentale per la Chiesa”.

Spiega il Presule della Congregazione Missionari Servi dei Poveri “Boccone del Povero”, S.d.P, ed ex vice-Ministro Vaticano degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di vita apostolica: “Di acqua sotto i ponti della storia n’è passata tanta, i contesti socioculturali sono mutati e continuano a farlo sempre più rapidamente. La Chiesa da allora ha celebrato altri due importanti Concili Ecumenici”.

Eppure una rilettura del Concilio di Trento consente di ripensare  “allo scisma occidentale, al problema dell’accaparramento incontrollato dei benefici ecclesiastici, a quello della residenza dei Vescovi, fino a quello della diffusa ignoranza e della bassa moralità nel Clero e nel popolo Cristiano”.

Da questo punto di vista, “la protesta di Lutero e degli altri Riformatori mise a nudo il nucleo di problemi che tramite voci sempre meno timide e isolate nel mondo Cattolico già da tempo erano stati almeno indicati”.

Tra i fattori che più hanno inciso sulla vitalità della riforma Cattolica, l’Arcivescovo indica la Santità.

“Una grande stagione di Santità ha nutrito la stagione tridentina del proprio sacrificio, della propria spiritualità, del proprio impegno missionario: in una parola, di quella novità che lo Spirito Santo infonde nella Chiesa e nel mondo attraverso quanti lasciano che la propria vita sia modellata sulla Parola di Cristo- evidenzia Monsignor Bertolone-. La vera natura della Chiesa si manifesta nella Santità dei suoi figli e a sua volta fa risplendere nella Chiesa Cristo. Così la Santità diventa il vero motore di riforma Ecclesiale”.

Si tratta dell’insegnamento storico che il Concilio Vaticano II ha esplicitato “parlando dell’universale vocazione dei battezzati alla Santità e della corresponsabilità di tutto il popolo di Dio alla missione evangelizzatrice”.

Secondo Monsignor Bertolone, “la riflessione su questa peculiare eredità è quanto mai sintomatica se la si proietta sull’attuale momento storico mondiale ed Ecclesiale”.

Sul primo versante “diversi episodi rendono sempre più evidente il grande desiderio del mondo di oggi di vedere credenti che vivano la radicalità evangelica, in una società in cui la ricerca esagerata dei valori terreni ha prodotto indifferentismo religioso, ateismo, secolarismo, relativismo”.

Sul secondo, “è sufficiente pensare alla pressante e diffusa attesa di riforma e rinnovamento connessa alla rinuncia al Ministero Petrino da parte di Benedetto XVI e alla successiva elezione a Vescovo di Roma e a Successore di Pietro di Papa Francesco”.

Del resto “i revival in tempi di stanca sono stati provocati da personaggi, San Bernardo, San Francesco, Sant’Ignazio, che proponevano un agere contra saeculum: un’austerità spinta fino all’inedia, un impegno fino al Martirio, un sacrificio fino al sangue”.

Insomma, il vecchio, evangelico “chi odia se stesso e la propria vita” impone l’abbraccio, non il ripudio della Croce.

La storia del Concilio di Trento fu molto complessa a causa delle implicazioni politiche che esso comportava, del permanente stato di guerra tra Francia e Impero e delle forti resistenze curiali.

La convocazione del Concilio, fortemente voluta dall’Imperatore al fine di cercare un accordo con i Protestanti, era avversata dalla Santa Sede che temeva di non potervi esercitare il proprio diretto controllo.

L’assemblea fu convocata la prima volta nel 1537 a Mantova e una seconda volta a Trento nel 1542, dove i Padri Conciliari riuscirono finalmente a riunirsi solo nel dicembre 1545.

Questa sede fu scelta al confine tra l’Italia e l’Impero proprio per sottolineare la volontà di trovare un compromesso con il mondo riformato.

Tuttavia i contrasti tra il Papa e l’Imperatore bloccarono i lavori dell’assemblea, che fu spostata da Trento a Bologna nel 1547 per volere di Paolo III e infine sospesa nel 1549 in seguito alle proteste imperiali.

Nel 1551 il Concilio fu riconvocato a Trento da Giulio III, ma l’anno dopo fu nuovamente interrotto a causa di altre guerre.

Durante il Pontificato di Paolo IV Carafa, 1555-59, esso subì una battuta d’arresto e si assistette a una svolta autoritaria della Chiesa di Roma con l’intensificarsi dei processi inquisitoriali e del controllo sulla circolazione dei libri.

Il Concilio concluse i lavori solo nel 1562-63 con l’elezione al Soglio Pontificio di Pio IV, 1559-65.

Nel corso di queste sessioni vi fu sempre una preminenza di Vescovi italiani su quelli spagnoli, imperiali e francesi, i quali ultimi parteciparono solo all’ultima convocazione. Nessun rappresentante del mondo riformato vi prese parte.

Il Concilio approvò nelle prime riunioni i decreti riguardanti le dottrine controverse e, in seguito, alcuni importanti provvedimenti di riforma volti a riorganizzare e rafforzare le strutture Ecclesiastiche.


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