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Ag. laica affianchi Consulta Cardinali

Edizione del: 30 settembre 2013

Perché non “integrare” il lavoro della Commissione degli 8 Cardinali incaricati dal Papa di studiare la Riforma della Curia – che si riuniranno da domani 1 ottobre in Vaticano - con l’opera di una “agenzia laica del tutto al di fuori dell’orbita della Chiesa?”.

La proposta è dell’autorevole rivista “Il Regno”, attraverso un articolo del Gesuita e Storico del Cristianesimo John O’Malley, che ritiene “più probabile che sia una agenzia del genere a porre determinate domande, che ai Membri della Chiesa non verrebbero neppure in mente”.

Al tema “Riforma della Curia-Collegialità” – su cui sono puntate molte delle attese dei primi mesi del Pontificato di Jorge Mario Bergoglio – il prossimo numero del “Regno” dedica oltre a quello di O’Malley un articolo del Canonista, anch’egli Gesuita, Ladislas Orsy, sul fondamento Teologico della collegialità.

O’Malley segnala in particolare due problemi da tenere presenti in una Riforma della Curia: il fatto che “oggi gli uomini e le donne non accettano facilmente l’idea che un corpo elitario distante e senza volto si arroghi il diritto di dire loro che cosa pensare e come comportarsi”, e che oggi è difficile “trovare un legame teologicamente credibile fra Pietro e il semplice pescatore di Galilea e Pietro Principe degli apostoli alla testa di un grande ufficio burocratico centrale”.

Tra i punti pratici cui porre “rimedio”, il Gesuita americano, che è Docente alla Georgetown University di Washington, indica la “mancanza di comunicazione fra Congregazioni, Segretariati e altri uffici della Curia”; le “procedure di reclutamento del personale di Curia, che a volte sembrano rispondere a un sistema clientelare più che a criteri meritocratici”; la necessità di un meccanismo che assicuri che “i Capi dei vari uffici siano ritenuti responsabili dell’adempimento dei loro doveri e non sia consentito loro di operare senza una stretta sorveglianza”.

O’Malley ricorda che la Dottrina sulla Collegialità divenne il “parafulmine” del Concilio, e che nessun’altra incontrò una “opposizione più inflessibile”, visto che “i suoi nemici si resero conto del carattere radicale che aveva e delle sue implicazioni”.

Finì che “il Concilio ratificò la Dottrina, ma non fu in grado di darle la forma necessaria per renderla operativa nella Chiesa”.

La Collegialità, osserva lo Storico del Cristianesimo, ha “implicazioni enormi per la Curia” giacché significa che essa agisce non su mandato della Chiesa, ma come soggetto che serve altri soggetti a un livello più basso per aiutarli a fare quello che debbono fare.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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