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70 anni fa bombe sul Vaticano

Edizione del: 5 novembre 2013

Pochi lo sanno, ma la storia del Piccolo Stato del Vaticano annovera anche una serie di bombardamenti.

Il primo bombardamento del Vaticano avvenne 70 anni fa, il 5 novembre 1943, alle ore 20,10, come racconta anche un apposito libro uscito nel 2010, “1943 Bombe sul Vaticano” a cura di Augusto Ferrara, edito da Lev e Augusto Ferrara Editore.

La notizia si trova ancora oggi scritto su un appunto di Monsignor Domenico Tardini, Segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, pubblicato nel volume 7 degli “Actes et documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale”, pubblicato nel 1973.

Un evento drammatico che solo per puro caso non fece vittime.

Tuttavia quello non fu l’unico bombardamento che prese di mira il Vaticano.

L’appunto – come si evince dal documento pubblicato dal volume francese – di Tardini fu scritto nel 1944 senza indicazione di data, ma certamente dopo il 1 marzo, poiché quel giorno, a poco meno di tre mesi dal precedente attacco, un secondo velivolo gettò ben 6 bombe di piccolo calibro nelle immediate adiacenze del Vaticano uccidendo un operaio in piazza del Sant’Uffizio e ferendo un religioso agostiniano olandese ospite del collegio di Santa Monica.

Le bombe causarono diversi danni al palazzo del Sant’Uffizio, alla sede dell’Oratorio di San Pietro e al Collegio Urbano di Propaganda Fide sul vicinissimo Gianicolo.

Mons Tardini“Era una serata molto chiara e serena. Si sentì, per più di mezz’ora – scrive Tardini – un aeroplano girare insistentemente su Roma e, in specie, sul Vaticano. Verso le 8,10, mentre una squadriglia alleata sorpassava il Vaticano, l’aeroplano che aveva fino allora girato su Roma, gettò quattro (in realtà furono cinque ma una rimase inesplosa ndr) bombe e si dileguò. Le bombe caddero nei giardini vaticani:  la prima presso la Radio ricevente, un’altra presso il palazzo del Governatorato, una terza sopra il laboratorio dei mosaici (che riportò danni gravissimi e perdite incalcolabili dal punto di vista artistico e culturale ndr), la quarta presso il palazzo del Cardinale Arciprete. Se fossero cadute pochi metri più in là, avrebbero colpito la Radio, il Governatorato, il palazzo dei Tribunali e quello dell’Arciprete. I danni furono notevoli perché tutti i vetri andarono in frantumi. Nessuna vittima umana. L’unica sarei forse stato io stesso se mi fossi trovato nel mio studio, ma  invece ero, nel corridoio, avviato verso lo studio”.

Si dice che Tardini, la cui residenza privata era all’ultimo piano del palazzo del Governatorato, in questa occasione, di fronte a porte e finestre divelte e ai soffitti semidistrutti, avrebbe detto “Città aperta!”.

Come risulta dal volume di Ferrara i responsabili del raid aereo del 5 novembre non furono mai del tutto accertati.

bombe in vaticano 2Gli anglo-americani venivano apertamente accusati sulla stampa italiana dai tedeschi e dai fascisti, ma in Vaticano circolava la voce che l’attacco fosse stato perpetrato da un Savoia Marchetti repubblichino pilotato dal sergente Parmeggiani partito da Viterbo su incarico del gerarca e squadrista Roberto Farinacci.

Scopo della missione distruggere la stazione radio vaticana che trasmetteva notizie militari agli anglo-americani.

Ad avvalorare la tesi ci sarebbe addirittura una intercettazione telefonica – già in voga nel 1943 -  tra due religiosi, un certo Padre Giuseppe e il Gesuita Pietro Tacchi Venturi, mediatore tra le autorità germaniche e fasciste che governavano la capitale e i vertici della Segreteria di Stato Vaticana.

Conferme storiche però non ne sono trovate, anzi, lo stesso Tardini, nell’appunto del 1944, registra pure una testimonianza ancora diversa dei fatti che attribuiva l’attacco del 5 novembre 1943 all’iniziativa individuale di un pilota americano.

Meno dubbi ci sono invece su l’attacco del 1 marzo 1944 ad opera di un repubblichino

bombe in vaticano 3Di questo secondo bombardamento c’è una testimonianza in un libro del 1966 di Monsignor Giulio Barbetta,  Canonico di San Pietro e in seguito Vescovo, “Un cardinale tra li regazzini”: “A un tratto due o tre fortissimi scoppi ci fecero balzare da tavola, e ci sembrò che una bomba fosse scoppiata nel cortile. Passato il primo momento di paura, scendemmo giù:  buio e silenzio. Fuori della porta d’ingresso, invece, si percepiva un certo brusio. Aprimmo il portone  e scorgemmo a pochi passi, disteso a terra, un povero viandante, colpito a morte da una scheggia di bomba. Mi affrettai a dargli l’assoluzione e corsi a prendere l’olio santo. Chi aveva lanciato quella bomba? Un misterioso ma non troppo aeroplano, che già aveva fatto alcune sere prima le prove, in prossimità della radio vaticana”.

bombe in vaticano 1“Ma ciò che stupì tutti – osserva Monsignor Barbetta – fu il fatto veramente singolare, che il vetro che proteggeva la Madonnina collocata tra il Palazzo del Sant’Uffizio e la porta dell’Oratorio, rimase intatto benché parecchie schegge colpissero il muro intorno intorno, e quasi tutti i vetri del Palazzo andassero in frantumi. Da tutti si gridò allora all’evidente protezione di Maria, che non solo aveva salvato l’Oratorio dalla distruzione e dalla morte, ma aveva voluto dare una prova tangibile del suo patrocinio”.

E infatti è un miracolo se il Vaticano, 70 anni fa, non fu mai distrutto dalle bombe aeree durante la seconda guerra mondiale.

 Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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