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12 anni per agguato Card. Betori

Edizione del: 14 novembre 2013

Ci sono voluti due anni per arrivare, secondo il Tribunale di Firenze –  presidente il giudice Maria Teresa Scinicariello – alla condanna di colui che la sera del 4 novembre 2011 entrò nel cortile interno della curia fiorentina approfittando del cancello automatico aperto per far entrare l’auto dell’Arcivescovo Giuseppe Betori che era accompagnato dal suo segretario.

Secondo l’accusa, e i collegio giudicante, quell’uomo che sparò a don Paolo, minacciando di farlo anche all’Arcivescovo, ma sembra che la pistola s’inceppò, era Elso Baschini,75 anni, di cui 55 passati interamente in carcere per vari reati, originario di Udine, ma da tempo residente a Firenze, che ieri alle 18,15 è stato condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione, di cui quasi 2 anni già scontati in quanto fu arrestato quasi un mese dopo l’agguato e da allora è sempre rimasto in carcere.

Il pm Giuseppina Mione, dopo una requisitoria di 4 ore, aveva chiesto 9 anni di carcere.

Baschini, difeso dall’avvocato Cristiano Iuliano, si è sempre dichiarato innocente, e ieri, durante una dichiarazione spontanea, ha definito “uno spergiuro” Mohamed Kahoul Toufik, l’ex amico marocchino le cui affermazioni permisero alla polizia di indirizzare le indagini proprio su Baschini, fermato la notte del 17 dicembre 2011.

Il pm ha ribadito che non è chiaro, anche a distanza di 2 anni, il movente, “solo lui potrebbe spiegarcelo”, così come tutto sarebbe stato più facile se fosse stata trovata la pistola, una 7,65, che per l’accusa l’uomo avrebbe nascosto.

Gli inquirenti, per diversi giorni dopo l’attentato, brancolarono nel buio: Betori e don Paolo – a cui i medici non hanno potuto estrarre il proiettile fermatosi a pochi millimetri dalla spina dorsale, se fosse andato avanti avrebbe provocato la morte o la perdita definitiva delle gambe, rimanendo per sempre immobilizzato – hanno sempre detto di non aver mai ricevuto minacce prima del 4 novembre 2011.

Così come in aula i due non riuscirono a fare un riconoscimento certo dell’uomo che, quando fu fermato si era tinto i capelli e tagliato la barba, ma che era molto somigliante all’identikit fatto grazie alla ricostruzione del cardinale nonostante il buio in cui tutto si svolse in pochi secondi.

Qualche giorno dopo l’attentato si presentò una testimone, un’avvocatessa – che ora potrebbe essere processata per falsa testimonianza – dichiarando che dal cancello della curia, dopo lo sparo, non aveva visto uscire nessuno. Circostanza, come ha ricordato la Mione che ha smontato quella testimonianza, e che spinse gli inquirenti a indirizzarsi verso persone che potessero avere un movente preciso.

Vennero così messe sotto la lente d’ingrandimento tutte le persone vicine all’Arcivescovo.

In particolare furono messi sotto intercettazioni tutti i telefoni, fissi e mobili, dell’Arcivescovo, del Vescovo Ausiliare Mons. Claudio Maniago e di altri collaboratori, e alcune di queste telefonate sono finite negli atti del processo.

Secondo l’Arcivescovo Betori, che dopo qualche mese poi fu creato Cardinale da Papa Benedetto XVI, a seguito di queste intercettazioni alcuni giornali lanciarono una campagna diffamatoria contro l’Arcidiocesi fiorentina.

“Oggi – ha detto ieri sera dopo la sentenza l’avvocato Paolo Ghetti che rappresentava la Curia fiorentina – viene riconosciuta la correttezza e la linearità di Betori e di don Brogi”.

Come ha detto Ghetti ai Giudici durante la sua requisitoria finale per il Cardinale Betori, riferendosi alla campagna di stampa diffamatoria, “la morale non si può pesare”.

Ghetti a nome dell’Arcivescovo aveva chiesto il risarcimento per danni morali di 1 euro, mentre per don Paolo aveva richiesto 60mila euro.

I giudici ha riconosciuto invece una provvisionale di 20 mila euro, subito eseguibile, per don Paolo, rimandando ad altro processo civile l’eventuale riconoscimento finale.

L’avvocato Cristiano Iuliano, che nonostante la sua requisitoria finale di due ore non è riuscito a convincere il collegio giudicante dell’innocenza del Baschini, ha annunciato che ricorrerà in appello contro la condanna inflitta a un uomo che ha un passato per essere sospettato “ma che invece è innocente”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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