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1 anno fa condanna a Gabriele

Edizione del: 8 ottobre 2013

Oggi, Paolo Gabriele, l’ex Maggiordomo di Benedetto XVI, noto a tutti come il “corvo” che ha trafugato i documenti riservati di Papa Ratzinger – lo stesso Papa che gli ha poi concesso la grazia sotto le festività di Natale – conduce una vita al riparo il più possibile da riflettori e media.

Un anno fa, il 6 ottobre del 2012, il suo volto apparentemente impassibile mentre ascoltava la sentenza nella piccola aula del Tribunale Vaticano che lo condannava, “invocata la Santissima Trinità”, a 1 anno e 6 mesi per furto aggravato, aveva fatto il giro del mondo, rilanciata dai tg e dai notiziari che nei 5 continenti davano conto di un processo storico.

Nell’ultimo anno, in particolare da quando è tornato un uomo libero, Gabriele, che ha vissuto accanto a 2 Papi avendo cominciato il suo servizio nell’Appartamento Apostolico già con Giovanni Paolo II, ha ricevuto decine di proposte di ogni tipo, tutte sostanziose, provenienti da ogni parte del mondo.

Interviste esclusive, offerte di libri, inviti in programmi televisivi.

Tutte, finora, declinate dall’ex Cameriere Papale che sottraendo dalla scrivania del Pontefice carte riservatissime, finite in gran parte nel libro “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi, ha attirato gli occhi del mondo sulla vita interna ai Sacri Palazzi, attraversata in quel periodo da lotte di potere derubricate ormai alla storia come la bollente stagione di Vatileaks.

Gabriele continua il suo lavoro di Archivista a Roma, in una Cooperativa Sociale dell’Ospedale Bambin Gesù a San Paolo fuori le Mura, struttura esterna alla Città Leonina ma comunque collegata col Vaticano, dove ha preso servizio l’11 febbraio scorso, una data – la stessa della storica rinuncia di Benedetto XVI – che qualcuno ha voluto mettere in connessione con la tempistica del gesto rivoluzionario del Papa Emerito.

Come che sia, concedendogli la grazia, Ratzinger aveva voluto dare disposizioni affinché, per il bene dei figli e il mantenimento di un certo equilibrio familiare, a Gabriele non venisse a mancare un lavoro e la possibilità di accedere all’affitto di un appartamento di proprietà del Vaticano, anche se, ovviamente, esterno al perimetro della Cittadella Vaticana.

Appartamento che poi Gabriele ha rifiutato, preferendo prenderne uno per conto proprio.

Non manca tuttavia, a un anno dal processo-choc, chi spinge perché Gabriele venga licenziato dall’incarico nella Cooperativa di San Paolo per voltare definitivamente pagina rispetto a quella vicenda.

Dall’altra parte c’è anche chi ha fatto presente che vanno rispettate le disposizioni lasciate da Benedetto XVI.

Inoltre, nessuna decisione sul destino di “Paoletto” potrebbe essere presa senza consultare a riguardo Papa Francesco.

Finora tra Bergoglio e Gabriele non ci sono stati contatti anche se il Pontefice argentino è informato fin nei dettagli di tutti gli aspetti di quella stagione.

A lui, del resto, come da volontà di Benedetto XVI, è andato anche il Dossier dei 3 Cardinali-detective incaricati da Ratzinger di compiere indagini parallele a quelle dei Magistrati, destinate, appunto, al suo Successore.

Della vicenda Vatileaks, Francesco ha parlato sull’aereo di ritorno dal Brasile definendola “un problema grosso” che però non lo ha spaventato.

Da quando è salito al Soglio di Pietro non ha comunque dato ulteriore impulso alle inchieste dei Magistrati Vaticani aperte con la sottrazione dei documenti: sulle ipotesi di delitti contro lo Stato e i suoi poteri, contro l’inviolabilità dei segreti, di vilipendio delle Istituzioni, calunnia, diffamazione, i fascicoli giacciono ancora nel Tribunale Vaticano, non sono stati né archiviati, né vi sono stati ulteriori rinvii a giudizio.

Se pur non formalmente chiuse, le inchieste, almeno ufficialmente, non hanno avuto sviluppi.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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